L'attentato sulla strada Panamericana L'attentato sulla strada Panamericana 

Colombia, dai vescovi un invito alla vigilanza per scongiurare scenari di guerra

Di fronte alle violenze nel sud-ovest del Paese latinoamericano alla vigilia delle presidenziali, monsignor Germán Medina Acosta, segretario generale della Conferenza episcopale della Colombia, in un'intervista ai media vaticani riferisce come si assista a "una grave crisi umanitaria caratterizzata dall’intensificarsi dei conflitti tra gruppi armati illegali". A pagarne le spese è la popolazione civile, "con confinamenti, sfollamenti e perdita di controllo istituzionale in diversi territori"

Giada Aquilino - Città del Vaticano

È una «preoccupazione reale» quella che l’attuale violenza in atto nel sud-ovest della Colombia possa degenerare in un’escalation più grave, riportando alla mente lo spettro di oltre cinquant’anni di guerra con le Farc, conclusisi nel 2016 con un accordo di pace tra guerriglieri e autorità di Bogotá. Di fronte all’ondata di attacchi che nelle ultime settimane ha scosso in particolare i dipartimenti di Cauca, Nariño e Valle del Cauca, monsignor Germán Medina Acosta, vescovo di Engativá e segretario generale della Conferenza episcopale della Colombia (Cec), osserva come il Paese latinoamericano non possa permettersi «di tornare a scenari come quelli vissuti nei decenni precedenti». In particolare alla vigilia del primo turno delle elezioni presidenziali del 31 maggio, quando si voterà per scegliere il successore di Gustavo Petro, primo presidente di sinistra della storia della Colombia, eletto nel 2022.

L'attentato sulla Panamericana

Nelle ultime settimane una serie di attacchi ha colpito civili e basi militari, il più grave dei quali a fine aprile ha provocato almeno 21 morti e decine di feriti sull’arteria stradale Panamericana, tra le città di Cali e Popayán. Da subito le autorità colombiane hanno attribuito le azioni ai gruppi armati attivi nella regione, in particolare alla fazione dissidente delle ex Farc, lo Stato maggiore centrale (Emc) guidata da Néstor Gregorio Vera Fernández, alias Iván Mordisco, che ha poi rivendicato l’attentato. Arrestato inoltre José Alex Vitonco Ándela, ritenuto uno dei leader di un movimento locale affiliato ai combattenti di Mordisco.

«Senza affermare che ci troviamo di fronte a uno scenario identico a quello del passato — riflette monsignor Medina Acosta — ci sono comunque segnali che invitano alla vigilanza: frammentazione degli attori armati, espansione territoriale e indebolimento dei meccanismi di controllo». Il Paese, sottolinea, «non può permettersi» di tornare al passato. 

Conflitti irrisolti e transizione incompleta verso la pace

Nella parte sud-occidentale della Colombia, spiega il vescovo di Engativá, «stiamo assistendo a una grave crisi umanitaria caratterizzata dall’intensificarsi dei conflitti tra gruppi armati illegali»: ciò provoca «un continuo deterioramento delle condizioni di sicurezza, che sta colpendo direttamente la popolazione civile, con confinamenti, sfollamenti e perdita di controllo istituzionale in diversi territori». Dinamiche, queste, che si concentrano in corridoi “strategici”, come il nord del Cauca, la costa pacifica del Nariño, la Cordigliera occidentale e le zone rurali della Valle del Cauca: lì «convergono attività illecite quali il narcotraffico — dalla coltivazione alla lavorazione e all’esportazione di droga, in particolare verso gli Stati Uniti, ndr — l’estrazione mineraria illegale, principalmente di oro, il traffico di armi». Si tratta di corridoi «contesi da diversi attori armati» che puntano a un «controllo territoriale, finanziario e logistico» nell’ambito dei traffici criminali, anche nel quadro di una «riconfigurazione» degli stessi gruppi armati dopo la smobilitazione delle Farc e di una «debolezza della presenza dello Stato nelle zone rurali». Non è «un fenomeno spontaneo», riflette il segretario generale della Cec, ma «l’espressione di conflitti irrisolti e di una transizione incompleta verso la pace».

Sul terreno, le conseguenze per le popolazioni locali sono «profondamente dolorose»: sfollamenti forzati di massa, confinamenti di intere comunità, reclutamento di minori a fini criminali, mancato accesso a cibo, sanità e istruzione, uccisioni di leader sociali. Una piaga quest’ultima che, secondo l’ong Indepaz, ha provocato lo scorso anno un triste bilancio di 187 morti. Ad essere colpite dagli ultimi attacchi, inoltre, le comunità indigene, afro-colombiane e contadine: «La loro dignità e i loro diritti fondamentali sono gravemente violati», denuncia il vescovo Medina Acosta.

L'appello del Papa e la nota dei vescovi

In tale contesto, la Conferenza episcopale della Colombia in una nota ha chiesto agli «attori armati» di cessare «immediatamente» ogni azione che «attenti alla vita», nel rispetto del diritto internazionale umanitario. Al contempo, la Chiesa colombiana ha chiamato alla «responsabilità» lo Stato e la società, insistendo sull’urgenza — mette in luce il segretario generale della Cec — di azioni «integrali e coordinate». Nelle stesse ore, Papa Leone XIV all’udienza generale del 29 aprile scorso ha lanciato un appello per la Colombia: quella del Pontefice, va avanti il presule, è «una voce profetica che invita a rifiutare ogni forma di violenza e a optare con decisione per la pace».

Gli appelli dei vescovi, riporta monsignor Medina Acosta, «sono stati accolti con rispetto in diversi settori, ma anche con la sfida di tradurre quelle parole in azioni concrete», perché «la pace non dipende soltanto dalle dichiarazioni, richiede impegni reali da parte degli attori armati, dello Stato e di tutta la società».

La corsa per le presidenziali

Soprattutto in un periodo come quello pre-elettorale per rinnovare la prima carica dello Stato. Secondo gli ultimi sondaggi, nella corsa alle presidenziali risulta in testa Iván Cepeda, candidato del Pacto Histórico e del governo del presidente uscente Gustavo Petro, con oltre il 35% delle intenzioni di voto, davanti a Abelardo de la Espriella, esponente della destra radicale, dato attorno al 25% — per il quale è peraltro in corso una verifica da parte del Consiglio nazionale elettorale circa presunte irregolarità delle firme presentate a sostegno della sua candidatura — e alla candidata del Centro Democrático, Paloma Valencia, con circa il 22%. In caso di ballottaggio, il secondo turno si svolgerebbe il 21 giugno.

Oggi, riferisce il segretario generale della Cec, il Paese vive un clima di «forte polarizzazione, ma anche di speranza». Dopo l’elezione di Gustavo Petro, «si sono aperti importanti dibattiti sulle riforme sociali e sulla direzione del Paese». La politica di Petro per una “pace totale” «ha aperto spazi di dialogo con diversi attori, il che è prezioso. Tuttavia, deve affrontare grandi sfide, come la mancanza di progressi omogenei in tutti i tavoli — ad esempio quello con l’Eln ha fatto registrare più volte fasi critiche e incerte, ndr —, la persistenza della violenza nei territori, le difficoltà nell’attuazione degli accordi».

Giustizia e pace

In vista delle elezioni, in un «momento decisivo per il Paese», è «fondamentale che prevalgano il rispetto, la libera partecipazione e la tutela della vita: la democrazia deve rafforzarsi, non essere messa ulteriormente sotto pressione». Ecco perché i vescovi esortano i colombiani ad «esercitare il proprio diritto di voto con responsabilità, libertà e coscienza etica», con un voto che «non sia guidato dalla paura o dall’odio», dando «priorità al bene comune rispetto agli interessi particolari» e scegliendo «vie di riconciliazione, giustizia e pace», perché la Colombia «ha bisogno di cittadini impegnati per la vita, la verità e la costruzione di un futuro condiviso».

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06 maggio 2026, 15:00