Persone camminano a piazza Bolívar, nella capitale colombiana di Bogotà Persone camminano a piazza Bolívar, nella capitale colombiana di Bogotà  (AFP or licensors)

Colombia al voto, sfida aperta per le presidenziali

La campagna elettorale si è volta in un clima sempre più teso, caratterizzato dall’aumento delle polemiche e da diversi episodi di violenza politica e intimidazione. Elementi che hanno contribuito ad alimentare un contesto di forte instabilità, con difficoltà nello svolgimento di comizi pubblici e attività di propaganda in alcune aree considerate sensibili o ad alto rischio

Francesco Citterich - Città del Vaticano

Le elezioni presidenziali in Colombia si collocano in un momento politico particolarmente delicato per il Paese sudamericano, segnato da una forte polarizzazione ideologica, da una competizione serrata tra i principali schieramenti e da un contesto di sicurezza ancora fragile in diverse regioni. L’esito dell’attesa consultazione non rappresenta soltanto una normale alternanza democratica, ma un vero e proprio snodo per il futuro assetto politico e sociale, dopo la presidenza di Gustavo Petro, primo capo di Stato di sinistra della Colombia promotore della cosiddetta “pace totale”, la politica con cui il governo ha tentato, senza pieno successo, di negoziare con i gruppi armati.

Gli ultimi sondaggi

Secondo gli ultimi sondaggi, in vista di un eventuale ballottaggio si sarebbe ridotto il divario tra il candidato di sinistra Iván Cepeda, senatore, filosofo e difensore dei diritti umani, e l’esponente della destra più radicale Abelardo de la Espriella, avvocato favorevole a una linea dura contro la criminalità. Perde invece terreno la candidata conservatrice del Centro democratico, la senatrice Paloma Valencia. La campagna elettorale si è svolta in un clima sempre più teso, caratterizzato dall’aumento delle polemiche e da diversi episodi di violenza politica e intimidazione. Elementi che hanno contribuito ad alimentare un contesto di forte instabilità, con difficoltà nello svolgimento di comizi pubblici e attività di propaganda in alcune aree considerate sensibili o ad alto rischio.

La forte polarizzazione politica

Uno degli elementi centrali di questa tornata elettorale è la forte polarizzazione politica. Da un lato vi è la proposta di continuità del progetto del “pacto histórico”, rappresentato da Cepeda, che punta su riforme sociali, maggiore giustizia redistributiva e prosecuzione della strategia della “pace totale”. Dall’altro emerge una destra che trova in De la Espriella il suo interprete più radicale, grazie a una campagna incentrata sul rafforzamento della sicurezza interna, sul contrasto militare ai gruppi armati e su politiche economiche di impronta liberista.

Cresce la violenza

Il contesto è stato reso ancora più complesso da un clima di violenza politica diffusa. Negli ultimi mesi sono stati registrati diversi episodi di intimidazioni, aggressioni e omicidi ai danni di figure politiche locali e attivisti, soprattutto nelle aree rurali e nei territori storicamente contesi da gruppi armati e organizzazioni criminali. In alcuni casi sono stati colpiti anche esponenti indirettamente legati alle campagne presidenziali, alimentando il timore che la violenza possa influenzare la partecipazione elettorale e limitare la libertà di movimento dei candidati. Le autorità hanno rafforzato le misure di sicurezza, dispiegando ingenti forze di polizia e militari per garantire lo svolgimento del voto; tuttavia, la percezione di rischio resta elevata in varie zone del Paese. Un ulteriore elemento di tensione è stata la difficoltà nel garantire un confronto pubblico regolare tra i candidati. I dibattiti televisivi e gli incontri organizzati da media e università hanno spesso visto assenze importanti o partecipazioni limitate, contribuendo a una campagna comunicativa frammentata anche sul piano mediatico. Ciò ha favorito una comunicazione più diretta, basata sulla presenza sul territorio e sui social network, riducendo, però, gli spazi di confronto strutturato tra i principali contendenti.

Differenze sostanziali tra candidati

Sul piano programmatico, le differenze tra i candidati restano marcate. Cepeda propone il rafforzamento dello Stato sociale, politiche di redistribuzione delle terre, una più incisiva lotta alla corruzione e la continuità con gli accordi di pace e con la strategia negoziale verso i gruppi armati. De la Espriella, al contrario, sostiene una linea di rottura, con un approccio securitario più duro, la riattivazione di strumenti militari contro le organizzazioni criminali e una forte deregolamentazione economica. Valencia si colloca in una posizione intermedia all’interno del campo conservatore, puntando su sicurezza, rafforzamento istituzionale e revisione delle politiche economiche del governo uscente. In questo scenario, il rischio principale evidenziato da analisti e osservatori internazionali è quello di una crescente frammentazione politica, che potrebbe rendere necessario un ballottaggio altamente competitivo e di esito difficile da prevedere. La combinazione tra polarizzazione ideologica, insicurezza diffusa e sfiducia di parte dell’elettorato nei confronti delle istituzioni contribuisce a rendere queste elezioni uno dei passaggi più complessi della storia politica recente del Paese. Il risultato del voto del 31 maggio sarà quindi decisivo non solo per la scelta del nuovo presidente, ma anche per la direzione futura della Colombia: tra continuità del progetto politico attuale, svolta securitaria o ricerca di un compromesso tra le diverse componenti politiche che oggi si contendono la guida del Paese.

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30 maggio 2026, 12:19