Bolivia, circa 50 feriti e 100 arresti nelle proteste antigovernative
Vatican News
Le autorità boliviane hanno arrestato almeno cento persone e registrato diversi feriti durante una vasta operazione congiunta di polizia ed esercito per sgomberare i blocchi stradali organizzati dai manifestanti contro il governo tra La Paz ed El Alto. Secondo la Defensoría del Pueblo, negli scontri avvenuti durante l’intervento delle forze di sicurezza si contano almeno 47 feriti, mentre il governo ha mobilitato circa 3.500 tra agenti e militari per tentare di riaprire le principali arterie del Paese, paralizzate da oltre dieci giorni di proteste.
Gli episodi più violenti
L’operazione, denominata “Corredor Humanitario”, aveva l’obiettivo di consentire il passaggio di cisterne, camion e beni essenziali verso la capitale amministrativa e la vicina città di El Alto. In molte aree, però, i manifestanti hanno ripreso il controllo delle barricate poche ore dopo gli sgomberi. Gli episodi più violenti si sono verificati proprio a El Alto, dove gruppi di dimostranti hanno lanciato candelotti di dinamite contro le forze dell’ordine. Tra i feriti figurano anche due giornalisti di televisioni locali aggrediti durante le proteste. Secondo il governo, almeno tre persone sarebbero inoltre morte indirettamente a causa dei blocchi, che avrebbero impedito il tempestivo accesso agli ospedali. Le proteste coinvolgono minatori, gruppi indigeni, lavoratori e studenti, uniti dalla crescente insofferenza per il deterioramento della situazione economica e per la scarsità di carburante e beni essenziali.
Tensioni interne alla Bolivia
La Bolivia attraversa una delle crisi economiche e politiche più delicate degli ultimi decenni. Alla base delle proteste ci sono soprattutto la carenza di carburante, la scarsità di dollari e l’aumento del costo della vita, aggravati dal progressivo calo delle esportazioni di gas naturale, storicamente principale fonte di entrate per il Paese. La produzione boliviana di gas è diminuita costantemente dal 2017 per il progressivo esaurimento di alcuni grandi giacimenti, la riduzione degli investimenti nel settore energetico e il rallentamento delle esportazioni verso Brasile e Argentina. Negli ultimi due anni l’inflazione è invece cresciuta rapidamente, arrivando a superare il 20% annuo secondo le stime del Fondo monetario internazionale. La situazione è peggiorata dopo la decisione di eliminare progressivamente i sussidi ai carburanti, in vigore da decenni. La misura è stata presentata però come necessaria per ridurre il deficit pubblico. Sul piano politico, il Paese vive inoltre una fase di forte polarizzazione dopo la fine dei quasi vent’anni di dominio del Movimiento al Socialismo (Mas), il partito fondato da Evo Morales. Le elezioni generali del 17 agosto scorso hanno segnato una svolta storica: nessun candidato ha ottenuto la maggioranza assoluta e, per la prima volta dalla transizione democratica del 1982, la Bolivia è andata a un ballottaggio presidenziale, poi vinto il 19 ottobre dal centrista Rodrigo Paz.
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