"Alice attraverso lo schermo" un progetto salesiano per educare all'immagine

Al Cinema Don Bosco di Roma l'evento finale del progetto del Centro Culturale Salesiano dedicato alle scuole. Nel corso dell'incontro proiettati i cortometraggi realizzati dagli studenti sotto la guida di professionisti del settore. Un percorso che ha favorito la consapevolezza della visione attraverso formazione, laboratori, riflessioni. Madrina dell'evento l'attrice Pilar Fogliati:"Il cinema ci aiuta a capire i nostri confini e a trovare un vocabolario d'immagini per esprimerci"

Eugenio Murrali - Città del Vaticano

In tanti modi si può guardare il mondo, in tanti modi rivolgere la propria attenzione all’altro. Con un programma che forma alla visione cinematografica, la seconda edizione di Alice attraverso lo schermo ha dato prova di quell’educazione preventiva dello sguardo, così necessaria alle cosiddette Screen Generation, le generazioni cresciute sempre a contatto con gli "schermi". Il progetto del Centro Culturale Salesiano ha coinvolto oltre tremila studenti, tra i 3 e i 10 anni, e 22 plessi scolastici. Nello spirito dei laboratori e dei momenti di formazione il desiderio di fornire strumenti ai nativi digitali, continuamente sottoposti alle immagini, spesso senza intermediazioni. Nell’evento conclusivo di oggi, 20 maggio, al Cinema Teatro Don Bosco di Roma, sono stati proiettati i cortometraggi realizzati dei bambini – con la forza delle loro piccole voci entusiaste – e hanno preso forma quegli obiettivi perseguiti dallo spirito salesiano: sviluppare, attraverso l’educazione emotiva e l’uso consapevole dei media, l’identità personale dei giovanissimi, la loro sensibilità verso gli altri, la socializzazione.

L'evento finale di "Alice attraverso lo schermo"
L'evento finale di "Alice attraverso lo schermo"

Nel solco di una grande tradizione

“Il sistema di Don Bosco – ha spiegato Fabio Zenadocchio, direttore del Centro Culturale Salesiano – è il sistema educativo preventivo. Il mezzo cinematografico si inserisce perfettamente nel solco della nostra grande tradizione”. Il direttore, che ha guidato il momento di restituzione finale, ha parlato di un percorso che rende i bambini protagonisti. “Per molti è la prima esperienza in sala”, ha aggiunto. “È una strada che iniziano a percorrere inizialmente con titubanza, ma poi esplodono nella piena meraviglia”. Un’allegria gioiosa e viva che si è espressa più volte nel corso della mattinata.

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Nella visione guidata, nel confronto, nei laboratori, i bambini hanno la possibilità di crescere insieme, di sviluppare, con la tutela sapiente di esperti, la loro relazione con le immagini. “Una volta la fruizione cinematografica – ha chiarito Zenadocchio – era un evento da fare in famiglia: da bambini si andava in sala con la mamma e con il papà a vedere i primi film, e questo aiutava il ragazzo nel percorso”. Oggi che le immagini raggiungono continuamente i ragazzi, un progetto come quello del Centro Culturale Salesiano – promosso dai Ministeri italiani della Cultura e dell’Istruzione e del Merito – cerca di fornire gli strumenti per poter leggere al meglio le immagini, per difendersi dai pericoli del flusso interminabile proveniente da ogni tipo di schermo.

L'evento finale di "Alice attraverso lo schermo"
L'evento finale di "Alice attraverso lo schermo"

Un simposio di umanità

L’evento ha avuto una madrina d’eccezione nell’attrice, regista e doppiatrice Pilar Fogliati, amatissima dai bambini anche per aver dato voce al personaggio “Ansia” del film d’animazione Disney Inside Out 2. La popolare interprete ha dialogato con i ragazzi, ha raccontato loro la bellezza e la complessità del lavoro di doppiare il proprio personaggio.  “Insegnare ai bambini cos’è il racconto per immagini – ha detto l’interprete ai media vaticani – che sia sfogliare un libro di fotografie o iniziare a vedere un film, significa capire quali immagini escludo per raccontare una storia”. Per Fogliati di tratta di un processo fondamentale, che “sviluppa l’immaginazione e dà la possibilità di aprire un dialogo”. La visione di un film può diventare una scuola di pensiero e socialità: “La cosa bella del cinema – ha affermato – è quando poi, in gruppo, parli di quello che hai visto e quindi si crea un piccolo simposio sulle questioni umane che emergono dai film”. Per l’attrice, omaggiata con alcuni disegni dai bambini, il pubblico dei ragazzi è quello "più prezioso, più onesto e più sincero”.

Fabio Zenadocchio e Pilar Fogliati sul palco del Cinema Don Bosco
Fabio Zenadocchio e Pilar Fogliati sul palco del Cinema Don Bosco

Un vocabolario di immagini

Nell'esperienza di Pilar Fogliati le prime immagini dell’infanzia sono state quelle della campagna in cui viveva: “Da una parte avevo una vita molto attiva: le immagini per me erano quelle del giardino, degli animali, degli alberi da frutta”. Dall’altra, a questo primo orizzonte si aggiungevano i film visti in famiglia, spesso con i fratelli, con il dibattito che precedeva la scelta della pellicola e quello che seguiva la visione. “Penso che il cinema sia meraviglioso perché ti fa vedere esempi di vite e di vite degli altri. Anche in quel modo, riesci a capire meglio i tuoi confini, a trovare un vocabolario d’immagini per descrivere come stai”, ha osservato. “Sento sempre dire che i ragazzi oggi hanno meno parole per descrivere le emozioni, e farlo con le immagini è un modo bellissimo per avvicinarsi a quella conoscenza e riuscire poi a parlarne in modo più maturo e consapevole”.

L'attrice Pilar Fogliati abbraccia due bambine sul palco
L'attrice Pilar Fogliati abbraccia due bambine sul palco

La visione e l’empatia

Tra gli obiettivi del progetto, precisa Claudia Giuliano, responsabile di Alice attraverso lo schermo, c’è anche quello di abituare i ragazzi “a osservare le proprie reazioni davanti all’audiovisivo e a capire perché proviamo alcune emozioni, perché le provano gli altri e perché molto spesso le emozioni degli altri sono diverse dalle nostre”. Un modo per sviluppare “l’empatia, che – precisa Giuliano – probabilmente è la priorità per noi educatori e per tutto il Centro Culturale Salesiano». Nei corti realizzati dai ragazzi degli istituti “Rita Levi Montalcini” e “Maria Ausiliatrice” di Roma sono emersi con creatività temi come l’inclusione, l’amicizia, il coraggio, lo spirito di squadra, il rispetto per il creato e per il prossimo, il rifiuto del bullismo. “Il fine – aggiunge la responsabile – è di cambiare le abitudini e la maniera in cui bambini e ragazzi guardano in generale l’audiovisivo. Quindi sia a casa, con i dispositivi personali, sia soprattutto in sala, cercando di spingere la frequentazione della sala cinematografica non solo come luogo collettivo, ma come unico momento in cui la visione diventa emozione, diventa empatia”.

Il Cinema Teatro Don Bosco a Roma
Il Cinema Teatro Don Bosco a Roma

L’attesa, la pazienza, la consapevolezza

Alla luce della strada percorsa dai ragazzi non stupisce che qualcuno di loro spieghi con disinvoltura alla sala piena il numero di frame al secondo utilizzati per il video. Racconta la regista e animatrice Margherita Giusti, che ha lavorato con gli studenti: “Si è trattato di un laboratorio sul processo creativo che però partiva dal video, dall’immagine e da loro stessi, perché si sono ripresi. Poi abbiamo stampato i frame e loro hanno disegnato in maniera analogica sopra ogni frame, senza vedere subito il risultato”. Un grande esercizio che ha insegnato ai ragazzi anche l’attesa e la pazienza. “Ho visto come siano riusciti a capire il ragionamento logico dietro al cinema”. Questa consapevolezza è per la regista – vincitrice tra l’altro del David di Donatello e del Nastro d’Argento per il cortometraggio d’animazione The meatseller –, una chiave irrinunciabile per affrontare la crescita. “Quando siamo ignoranti rispetto alle cose - ha notato-, ne abbiamo paura o comunque non le comprendiamo. Nel momento in cui invece capiamo come funzionano e come sono fatte, riusciamo anche a dominarle”.

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20 maggio 2026, 19:00