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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump  (REUTERS)

Medio Oriente, nuova proposta di pace da Teheran. Trump: stiamo vincendo

"Dire che gli Stati Uniti non stanno vincendo la guerra in Iran è tradimento". Lo ha detto il presidente americano a proposito della proposta di pace affidata da Teheran ai mediatori pakistani. Nonostante il cessate il fuoco tra Hezbollah e Israele, in vigore dal 17 aprile, è salito a 13 il bilancio delle vittime dei raid israeliani sul Libano meridionale

Francesco De Remigis - Città del Vaticano

Scaduto ieri, primo maggio, il termine dei 60 giorni per il via libera del Congresso degli Stati Uniti all’impiego delle forze militari contro Teheran, il presidente americano Trump guarda già oltre lo scenario iraniano: "Stiamo vincendo, sulla via del ritorno dall'Iran, avremo una delle nostre grandi navi, forse la portaerei USS Abraham Lincoln che si avvicinerà a Cuba, si fermerà a circa 100 metri dalla costa e loro diranno: 'Grazie mille. Ci arrendiamo'". Con tono scherzoso, evidenzia la Cnn, il presidente americano ha evocato anche la possibilità che gli Stati Uniti "prendano il controllo" dell'isola, dopo aver annunciato un inasprimento delle sanzioni economiche, già definite "illegali" dal governo cubano.

Tensioni tra Congresso e Casa Bianca

Sul fronte interno statunitense, i "congressisti" democratici si stanno facendo sentire dopo le comunicazioni del comandante in capo, che a proposito della crisi in Medio Oriente ha scritto al Congresso: le ostilità in Iran sono "terminate", sostiene Trump, quindi non serve autorizzazione per il conflitto. Un modo per aggirare l’iter costituzionale e continuare a dirigere la crisi dalla Casa Bianca; da ultimo, accogliendo con freddezza la “nuova proposta negoziale” consegnata da Teheran ai mediatori pakistani. "L'Iran vuole fare un accordo, ma non sono soddisfatto", risponde il presidente americano. Secondo il Wsj, sul tavolo ci sono l’apertura dello stretto di Hormuz, la fine degli attacchi, un confronto sul nucleare iraniano e l’allentamento delle sanzioni. "Non potete dare all'Iran un'arma nucleare, perché la userebbero contro Israele molto rapidamente, e la userebbero in Medio Oriente, e la userebbero in Europa, e noi saremmo i prossimi e questo non accadrà", sostiene il presidente Usa.

5mila soldati Usa via dalla Germania in 6-12 mesi

Nel frattempo Trump ha criticato nuovamente l’Europa, l’Italia e Spagna in particolare, per il mancato sostegno ai raid contro la Repubblica islamica. Il Pentagono ha confermato la volontà di ritirare 5 mila soldati di stanza in Germania nel contesto dell'Alleanza Atlantica. Secondo il ministro della Difesa tedesco, Boris Pistorius, il ritiro dei 5mila soldati americani annunciato da Washington era già previsto. Ed anzi, secondo il governo tedesco, è una circostanza che invita l'Europa a fare di più per assumere il controllo della propria sicurezza. Il Dipartimento di Stato americano ha inoltre condannato con fermezza la “Flotilla per Gaza”, definendola un'iniziativa “filo-Hamas” e “controproducente”. Gli attivisti intercettati dalle forze israeliane in acque internazionali sono sbarcati nel sud-est dell'isola di Creta. All'appello mancherebbero due di essi: Saif Abu Keshek e Thiago Ávila, che sarebbero stati portati in Israele per essere interrogati.

Tajani: Israele garantisca la libertà religiosa

In un quadro di crescente ostilità nei confronti della comunità cristiana in Israele, a Gaza, in Cisgiordania e nel Sud del Libano - dove nonostante il cessate il fuoco tra Hezbollah e Israele, in vigore dal 17 aprile, è salito a 13 il bilancio delle vittime dei raid israeliani sul sud del Paese dove le Forze di Difesa Israeliane hanno emesso avvisi di evacuazione per nove villaggi in vista di nuovi attacchi aerei - è intervenuto anche il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani chiedendo a Israele di garantire la libertà religiosa, a seguito dell'aggressione, a Gerusalemme, contro una suora francese della Scuola Biblica e Archeologica nei pressi dell'area della Tomba di Re Davide, sul Monte Sion. 

L'ipotesi di un nuovo round negoziale tra Libano e Israele

Secondo indiscrezioni mediatiche a Washington sarebbe in preparazione un nuovo round negoziale tra Beirut e Tel Aviv. Riferisce l'emittente "Al Mayadeen", molto vicina a Hezbollah, che la Casa Bianca vorrebbe ospitare il prossimo 11 maggio un incontro tra il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, e il presidente libanese,  Joseph Aoun l'11 maggio. Secondo la fonte, l'ambasciata Usa in Libano starebbe esercitando pressioni affinché l'incontro si concretizzi. Secondo sue dichiarazioni rilasciate ad Axios, Trump ha detto a Netanyahu che Israele dovrebbe limitarsi a operazioni militari "chirurgiche" in nel Paese dei cedri ed evitare una piena ripresa della guerra. Il premier israeliano, invece, avrebbe evidenziato nel corso degli ultimi colloqui la volontà di aumentare la risposta militare contro gli islamisti e il territorio libanese.

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02 maggio 2026, 08:59