Washington, attesa per i colloqui tra Israele e Libano
Vatican News
È atteso oggi a Washington, presso il dipartimento di Stato, il secondo round di colloqui tra Israele e Libano, dopo quello del 14 aprile scorso. Secondo quanto riferito alla Cnn da un funzionario del dipartimento di Stato in condizioni di anonimato, l’ambasciatore degli Stati Uniti in Israele, Mike Huckabee, farà parte della delegazione che parteciperà ai colloqui, così come il segretario di Stato Marco Rubio, insieme all’ambasciatore statunitense in Libano Michel Issa, e al consigliere del dipartimento di Stato Michael Needham. Israele e Libano saranno rappresentati dai rispettivi ambasciatori negli Stati Uniti, Yechiel Leiter e Nada Hamadeh Moawad.
Un fragile cessate-il-fuoco
Le trattative si svolgono nel contesto di un fragile cessate-il-fuoco di 10 giorni in Libano, che scade domenica, nel tentativo di porre fine a oltre sei settimane di scontri tra Israele e Hezbollah, iniziati il 2 marzo scorso. Il Libano chiederà una proroga di un mese del cessate il fuoco durante l’incontro con Israele, ha dichiarato un funzionario libanese all’Afp. Lo stesso presidente libanese Joseph Aoun ha affermato che «sono in corso contatti per estendere il periodo di cessate il fuoco». Intanto ieri il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar ha dichiarato che Israele non ha «gravi divergenze» con il Libano, ma che il problema resta Hezbollah. Un parlamentare di Hezbollah, tuttavia, ha affermato che il gruppo potrebbe accettare colloqui indiretti mediati dagli Stati Uniti. Fonti ufficiali di Beirut hanno rivelato, inoltre, al quotidiano Al-Joumhouria che «il destino della tregua è indissolubilmente legato ai negoziati di Islamabad» tra Usa e Iran, storico sostenitore di Hezbollah, e «potrebbe essere necessario un terzo incontro preparatorio prima dell’avvio dei negoziati diretti tra Libano e Israele».
L'uccisione di una giornalista libanese
Nel frattempo è scontro tra Beirut e Tel Aviv per l’uccisione della giornalista libanese Amal Khalil. La donna è morta ieri, insieme ad altre quattro persone, mentre un’altra giornalista, Zeinab Faraj, è rimasta ferita, a causa di attacchi israeliani nel sud del Libano. Khalil aveva raggiunto assieme alla collega il sito di un primo bombardamento israeliano che aveva colpito veicoli partiti da una «presunta struttura militare legata a Hezbollah» nella città di Tiri. Dopo l’arrivo dei giornalisti, l’Idf avrebbe sferrato un secondo attacco e Khalil è rimasta sepolta sotto le macerie di un edificio, dove aveva cercato riparo assieme all’altra donna, che è stata ricoverata in gravissime condizioni. L’agenzia Nna ha accusato le forze israeliane di aver colpito anche la strada principale verso Tiri, ostacolando i soccorsi.
"Crimini contro l'umanità"
L’Idf ha riferito, invece, di non aver impedito alle squadre di intervento di raggiungere la zona e di aver precedentemente avviato un’indagine a seguito del ferimento delle due giornaliste. Appelli per permettere alla donna di ricevere l’assistenza di operatori sanitari erano arrivati da più parti, come Reporters Sans Frontières (Rsf), che aveva avvertito: «La sua vita è in pericolo! I continui raid aerei israeliani impediscono ai soccorritori di raggiungerla». Il presidente libanese Joseph Aoun ha espresso le sue condoglianze per la morte della giornalista e in un post su X ha affermato che «prendere di mira in modo deliberato e sistematico i giornalisti» da parte di Israele mira a «nascondere la verità dei suoi atti aggressivi contro il Libano», che costituiscono «crimini contro l’umanità punibili ai sensi delle leggi e delle convenzioni internazionali». Dello stesso avviso il primo ministro del Libano, Nawaf Salam che sui social media ha aggiunto che quelli in cui sono stati colpiti gli operatori dell’informazione non sono più episodi isolati ma sono diventati una prassi.
Sosituita la statua distrutta del crocifisso a Debel
Intanto l’Idf ha affermato di aver arrestato ieri sera nel sud del Libano un membro della Forza Radwan, l’unità d’élite di Hezbollah, mentre stava pianificando di compiere attacchi «imminenti» contro le forze israeliane di stanza nel Libano meridionale. Sempre nel sud del Libano, secondo quanto scrive il «Times of Israel», la statua di Gesù che era stata distrutta da un soldato israeliano nel villaggio di Debel, è stata sostituita da una nuova statua donata dai soldati del contingente italiano dell’Unifil, alla presenza del nunzio apostolico, monsignor Paolo Borgia.
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