La situazione a Odessa dopo i raid russi nella notte di Pasqua La situazione a Odessa dopo i raid russi nella notte di Pasqua  (ANSA)

Ucraina, non si fermano gli attacchi neppure nella notte di Pasqua

Droni russi hanno colpito nella notte la città portuale di Odessa. La reazione di Kyiv si è concentrata sulla raffineria Lukoil di Kstovo e su un oleodotto nella regione di Leningrado. Ma dagli Usa arriva la richiesta di limitare gli attacchi alle infrastrutture energetiche a causa della guerra in Iran

Guglielmo Gallone - Città del Vaticano

Non si fermano neppure nella notte di Pasqua gli attacchi sull'Ucraina. Dopo la mezzanotte, l'esercito russo ha colpito la città portuale di Odessa con una serie di droni shahed che hanno provocato danni a edifici residenziali e una serie di feriti.

La reazione ucraina

La risposta ucraina non si è fatta attendere. Sempre nella notte, secondo quanto riferito da media ucraini e canali russi su Telegram, droni di Kyiv avrebbero colpito la raffineria Lukoil di Kstovo, nella regione di Novgorod, già bersaglio in passato e situata a circa 800 chilometri dal confine. Video diffusi sui social mostrerebbero alte fiamme e una forte esplosione sull’impianto, anche se le autorità russe non hanno confermato ufficialmente l’attacco. Ancora in Russia, nella regione di Leningrado, i detriti di un drone ucraino abbattuto dalla difesa aerea hanno danneggiato un tratto di oleodotto nei pressi del porto di Primorsk. Secondo il governatore, Alexander Drozdenko, le forze russe avrebbero intercettato complessivamente 19 droni. Non si registrano feriti. Invece ieri, nella regione di Lugansk, sotto controllo russo, le autorità locali riferiscono che una coppia e il loro figlio di otto anni sono morti in un attacco di droni contro il villaggio di Mikhailovka, che secondo fonti filorusse sarebbe stato condotto dalle forze ucraine.

La questione energetica

Gli attacchi delle ultime ore confermano di nuovo la centralità della questione energetica. Ecco perché il dato più significativo non riguarda soltanto i raid in sé, bensì il contesto in cui essi arrivano. Il capo dell’ufficio presidenziale ucraino, Kyrylo Budanov, ha riconosciuto che alcuni alleati stranieri avrebbero chiesto a Kyiv di sospendere o limitare gli attacchi contro le raffinerie russe, in un momento in cui la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran sta facendo salire i prezzi dell’energia a livello globale. È su questo punto che si inseriscono anche le dichiarazioni del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, che oggi ha ammesso con franchezza il rischio di un ridimensionamento dell’attenzione internazionale verso l’Ucraina: “Dobbiamo riconoscere che oggi non siamo la priorità”, ha detto in un’intervista ad Associated Press, spiegando di temere che una guerra lunga con l’Iran possa tradursi in un minore sostegno militare e politico a Kiev. La preoccupazione più urgente riguarda in particolare i sistemi di difesa Patriot, considerati essenziali per intercettare i missili balistici russi e mai arrivati in quantità ritenute sufficienti. Secondo Zelensky, se il conflitto in Medio Oriente dovesse protrarsi, anche il pacchetto di assistenza destinato all’Ucraina rischierebbe di ridursi “giorno dopo giorno”.

Sul fronte diplomatico e sulla centralità di Ankara

Per questo Kyiv continua a muoversi anche sul piano diplomatico. Una delegazione statunitense guidata dall’inviato speciale della Casa Bianca Steve Witkoff e da Jared Kushner dovrebbe arrivare nella capitale ucraina dopo il 12 aprile, con la possibile partecipazione anche del senatore repubblicano, Lindsey Graham. Sul tavolo, sempre secondo Budanov, ci sarebbero soprattutto le garanzie di sicurezza che Washington potrebbe offrire all’Ucraina nel caso di una prosecuzione o riaccensione dell’offensiva russa. Intanto, Zelensky è stato ricevuto a Istanbul dal presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan: i due hanno parlato di sicurezza nel Mar Nero, infrastrutture energetiche e progetti comuni sul gas. Ankara ha così ribadito la volontà di continuare a sostenere i negoziati tra Kyiv e Mosca, confermandosi un interlocutore chiave nel conflitto in corso, ma anche un attore che continua a proporsi come mediatore regionale, forte del ruolo già esercitato in passato tra sicurezza del Mar Nero, corridoi del grano e tentativi di dialogo tra Ucraina e Russia.

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05 aprile 2026, 11:17