Il parco della Riserva nazionale di Khortytsia, vicino alla stazione idroelettrica di Dnipro a Zaporizhzhia, Ucraina Il parco della Riserva nazionale di Khortytsia, vicino alla stazione idroelettrica di Dnipro a Zaporizhzhia, Ucraina 

Ucraina, Zelensky propone a Mosca una tregua energetica

Ma solo nell’ultima settimana la Russia ha lanciato 2.800 droni, 1.350 bombe e oltre 40 missili. Sul piano diplomatico restano aperti i canali con Washington, come confermato oggi dal portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov.

Guglielmo Gallone - Città del Vaticano

"Se la Russia è pronta a cessare gli attacchi contro il nostro settore energetico, noi siamo pronti a fare lo stesso". È con queste parole che il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha rilanciato la proposta di una tregua limitata alle infrastrutture energetiche, riferendo che l’iniziativa sarebbe stata trasmessa a Mosca attraverso gli Stati Uniti. Nel suo discorso di ieri sera, il leader ucraino ha anche accusato il Cremlino di aver ignorato i precedenti appelli a una sospensione almeno temporanea delle ostilità, compresa l’ipotesi di un cessate-il-fuoco per Pasqua.

Aperti i canali con Washington

La proposta arriva dopo che, nei giorni scorsi, il conflitto è stato caratterizzato dagli attacchi ucraini alla raffineria Lukoil di Kstovo, nella regione di Novgorod, già bersaglio in passato e situata a circa 800 chilometri dal confine, e a un tratto di oleodotto nei pressi del porto di Primorsk, nella regione di Leningrado. Il capo dell’ufficio presidenziale ucraino, Kyrylo Budanov, ha riconosciuto che alcuni alleati stranieri avrebbero chiesto a Kyiv di sospendere o limitare gli attacchi contro le raffinerie russe, in un momento in cui la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran sta facendo salire i prezzi dell’energia a livello globale. È su questo punto che si inseriscono anche le dichiarazioni del presidente ucraino mentre, sul piano diplomatico, restano aperti i canali con Washington. A confermarlo è stato oggi il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, secondo cui sia Mosca sia Kyiv continuano a mantenere un dialogo con gli Stati Uniti attraverso i canali disponibili. Tuttavia, ha aggiunto Peskov parlando oggi coi media, i colloqui di pace sono al momento fermi perché "gli americani hanno molte altre cose di cui occuparsi". Il Cremlino ad oggi non sarebbe neanche al corrento di un viaggio programmato dagli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner a Kyiv: giorni fa si era parlato della possibilità che i due visitassero la capitale ucraina dopo il 12 aprile.

Nessuna tregua sul terreno

Sul terreno, però, la guerra continua senza tregua. Nella notte, secondo l’aeronautica ucraina, le difese di Kyiv hanno abbattuto 77 droni russi, anche se la caduta dei detriti ha causato danni materiali in diverse zone del Paese. Il bilancio più pesante è arrivato da Nikopol, nella regione di Dnipropetrovsk, dove un drone ha colpito un minibus, provocando almeno tre morti e dodici feriti. Le autorità locali hanno parlato di un attacco deliberato contro civili. Il giorno precedente, un altro raid russo aveva colpito Odessa, causando tre vittime, tra cui un bambino, e sedici feriti. Secondo Zelensky, migliaia di famiglie sono rimaste senza elettricità. Il presidente ucraino ha inoltre riferito che, solo nell’ultima settimana, la Russia avrebbe lanciato contro l’Ucraina oltre 2.800 droni, quasi 1.350 bombe aeree guidate e più di 40 missili di vario tipo, tornando a chiedere ai partner occidentali un rafforzamento della difesa aerea. Sul fronte opposto, anche il territorio russo continua a essere colpito. Nella regione di Vladimir, tre persone, tra cui un bambino di sette anni, sono morte in un attacco di droni contro un edificio residenziale nel distretto di Aleksandrovsky. Mosca ha inoltre accusato Kyiv di aver danneggiato il terminal del Consorzio del Petrolio del Caspio (CPC) a Novorossiysk, sul Mar Nero. Secondo il ministero della Difesa russo, l’attacco avrebbe provocato un incendio, coinvolgendo quattro serbatoi, un oleodotto e una banchina di carico. Kyiv ha rivendicato l’attacco al porto, ma non direttamente alla struttura del CPC.

Il supporto britannico a Kyiv

Ancora sul fronte militare, secondo il Telegraph, le forze ucraine avrebbero distrutto un ponte controllato dalla Russia sul Dnipro, nei pressi di Kherson, impiegando droni britannici Malloy T-150 modificati per trasportare esplosivi. Se confermata, l’operazione rappresenterebbe uno dei primi casi di distruzione di un’infrastruttura strategica condotta interamente con droni. Intanto, il comandante in capo delle forze armate ucraine, Oleksandr Syrskyi, ha affermato che Kyiv avrebbe ripreso il controllo di oltre 480 chilometri quadrati di territorio dalla fine di gennaio. Nella regione occupata di Luhansk, infine, le autorità filorusse hanno riferito di aver tratto in salvo i minatori rimasti intrappolati nella miniera Belorechenskaya dopo un’interruzione di corrente attribuita ai bombardamenti ucraini.

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07 aprile 2026, 10:17