Sud Sudan, oltre 7 milioni di persone assediate dalla fame
Federico Piana - Città del Vaticano
Questa volta a lanciare l’allarme sono state tre agenzie dell’Onu, tutte insieme: evento più unico che raro. L'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (Fao), il Programma alimentare mondiale (Wfp) e il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef) ieri sono tornate a gridare con forza che in Sud Sudan la crisi alimentare sta toccando livelli mai visti prima. «7,8 milioni di persone — il 56 per cento della popolazione — sono spinte verso gradi elevati di insicurezza alimentare acuta, uno dei livelli più alti al mondo.
Pessime previsioni
Una situazione nutrizionale drammatica che non risparmia neanche i bambini. «Attualmente, 2,2 milioni di fanciulli di età compresa tra i 6 mesi e i 5 anni soffrono di malnutrizione acuta, con un aumento di 100.000 casi rispetto a sei mesi fa». E le previsioni non sono tra le più ottimistiche: entro luglio di quest’anno si calcola che almeno 700.000 bambini saranno colpiti da malnutrizione acuta grave, la forma più letale. «Allo stesso modo — sostengono le tre agenzie dell’Onu — 1,2 milioni di donne in gravidanza e in allattamento sono affette da malnutrizione acuta, il che espone sia le madri che i neonati a un rischio maggiore».
Non solo la guerra
Le cause di questo dramma sono da ricercare non solo nell’escalation di violenze legate al conflitto che coinvolge gran parte della regione e ai conseguenti sfollamenti di massa ma anche al declino economico, agli shock climatici, alle inondazioni e alla produzione agricola al di sotto della capacità della nazione. Per questo Fao, Wfp ed Unicef chiedono alla comunità internazionale e ai governi di agire immediatamente: «Chiediamo un finanziamento costante per l'assistenza alimentare, per i programmi nutrizionali, per l'acqua potabile e i servizi igienico-sanitari. È fondamentale poter prevenire un ulteriore peggioramento della crisi».
In Sudan bambini mutilati e uccisi
Sempre ieri, con un dettagliato rapporto sulla guerra in Darfur, provincia del confinante Sudan, l’Unicef ha denunciato che dall’inizio del conflitto, scoppiato ormai venti anni fa, oltre 4.300 bambini sono stati uccisi e mutilati. E la tendenza non si è certamente invertita. Basti pensare, come rivelano i dati, che dall’aprile del 2024 fino ad oggi ad El Fasher — capitale del Darfur settentrionale nella quale le parti in conflitto si sono maggiormente scontrate — l’Unicef ha accertato «la morte e la mutilazione di 1.300 bambini e la grave violazione dei diritti fondamentali per altri 1.500».
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