Rom e sinti, verso il superamento dei campi in Italia

Presentato a Roma il rapporto annuale dell'associaizone "21 luglio" dal titolo Cento Campi, che illustra la condizione delle comunità rom e sinte in Italia. Per il presidente Carlo Stasolla "sempre più amministrazioni si stanno muovendo verso il superamento dei campi, comprendendo l’insensatezza di questo dispositivo monoetnico"

Stefano Leszczynski - Città del Vaticano

I dati illustrati nel rapporto intitolato "Cento Campi" mostrano la significativa trasformazione avvenuta negli ultimi dieci anni. Gli insediamenti formali monoetnici per rom e sinti sono diminuiti del 34%, passando da 149 a 98, mentre la popolazione residente nei cosiddetti “campi” si è ridotta del 63%, da 28mila a circa 10.200 persone. Solo nel 2025 sono stati chiusi cinque insediamenti e altri 13 risultano attualmente coinvolti in percorsi di superamento. Un trend che suggerisce come la stagione dei campi rom stia progressivamente avviandosi verso la conclusione.

Maggiore impegno delle amministrazioni

«Il trend è positivo perché sempre più amministrazioni, di qualsiasi colore politico, si stanno muovendo verso il superamento dei campi, comprendendo l’insensatezza di questo dispositivo monoetnico», ha spiegato il presidente dell’Associazione 21 luglio Carlo Stasolla. «All’interno dei campi c’è una spinta molto forte da parte dei giovani a uscirne e il contesto si mostra più favorevole, anche per la riduzione di discorsi e crimini d’odio. Si stanno creando le condizioni per abbattere definitivamente questo modello».

Ascolta l'intervista a Carlo Stasolla

Le diseguaglianze resistono

Nonostante i segnali incoraggianti, il rapporto evidenzia criticità ancora profonde. In Italia si stimano circa 12.200 rom e sinti che vivono in condizioni di emergenza abitativa tra baraccopoli, macroaree e centri monoetnici. Persistono forti disuguaglianze, a partire dall’aspettativa di vita, inferiore di oltre 12 anni rispetto alla media nazionale, e da un’età media molto più bassa, segno di una popolazione giovane ma esposta a gravi vulnerabilità sociali e sanitarie. Particolarmente allarmante è la condizione dei minori: più della metà dei residenti negli insediamenti è composta da bambini e adolescenti, spesso privati di reali opportunità educative. Le probabilità di completare il ciclo scolastico restano molto basse e il contesto abitativo incide negativamente sul futuro delle nuove generazioni. Il superamento dei campi, sottolinea l’associazione, rappresenta quindi non solo una questione abitativa ma anche un passaggio cruciale per contrastare la marginalità e favorire inclusione e diritti.

Ascolta l'intervista a Michele Ippolito

Ancora criticità in Campania

Tra le aree più critiche emerge la Campania, e in particolare l’area metropolitana di Napoli, dove si concentra circa un quarto della popolazione rom in emergenza abitativa. Qui le condizioni risultano particolarmente complesse, con insediamenti caratterizzati da gravi carenze igienico-sanitarie e da una forte pressione sociale. «Nella città metropolitana di Napoli ci sono ben 14 insediamenti e un tasso di presenza molto più alto rispetto al resto d’Italia», ha dichiarato Michele Ippolito, responsabile per la Campania dell’Associazione 21 luglio. «Questo è dovuto all’inazione della pubblica amministrazione ma anche alla presenza di strutture criminali che si alimentano della povertà delle famiglie rom. Siamo pronti a portare il nostro modello di superamento anche qui, ma sarà molto complicato». Ippolito ha sottolineato come il problema non possa ricadere esclusivamente sui Comuni: «Parliamo di amministrazioni spesso in difficoltà economica e con poco personale. Il superamento dei campi rom è un problema dello Stato, è una questione di dignità. Non è pensabile che migliaia di persone continuino a vivere in condizioni disumane».

Ascolta l'intervista a Arianna e Leopoldo del gruppo scout Agesci Roma 8

La sfida culturale

Accanto agli interventi strutturali, resta centrale il tema del contrasto alla discriminazione. Il rapporto evidenzia una diminuzione dell’antiziganismo più esplicito, ma stereotipi e pregiudizi continuano a persistere in modo radicato. Secondo l’associazione, il campo rom non è solo uno spazio fisico ma anche un dispositivo culturale che alimenta separazione e stigmatizzazione. Il Rapporto “Cento campi” restituisce dunque un quadro in chiaroscuro: da un lato progressi concreti e una direzione ormai tracciata, dall’altro criticità territoriali e culturali che richiedono interventi coordinati e strutturali. La fine dei campi rom appare oggi più vicina, ma il percorso verso una piena inclusione resta ancora lungo.

Gli scout presentano il documentario realizzato con l'associazione 21 luglio
Gli scout presentano il documentario realizzato con l'associazione 21 luglio

Un progetto degli scout romani

In questo contesto si inserisce anche il contributo del mondo giovanile e dell’impegno civico. Nasce “Via da Salone 323”, documentario collettivo promosso dal Clan “Il Nomade” del Gruppo Scout Agesci Roma 8°, realizzato in collaborazione con l’Associazione 21 luglio. L’opera affronta in modo diretto e plurale la realtà del campo rom di Salone, uno degli insediamenti più isolati della Capitale, oggi incluso nel Piano di superamento di Roma Capitale che ne prevede la chiusura entro il prossimo biennio. Il documentario restituisce uno sguardo crudo e privo di filtri sulla vita all’interno degli insediamenti, evitando letture ideologiche e offrendo una fotografia contemporanea delle condizioni di vita delle comunità rom, contribuendo così ad alimentare consapevolezza e dibattito pubblico.

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09 aprile 2026, 14:06