Myanmar, Aung San Suu Kyi trasferita ai domiciliari
Vatican News
Dopo oltre 5 anni di detenzione, l’ex leader del Myanmar Aung San Suu Kyi è stata trasferita dal carcere agli arresti domiciliari. L’annuncio è stato dato dalla televisione di Stato che ha diramato una comunicazione ufficiale della giunta militare. La misura, secondo le autorità, sarebbe stata adottata per “motivi umanitari” e in occasione della festività buddhista del “Kason”, ma non sono stati forniti dettagli precisi sul luogo in cui Aung San Suu Kyi sconterà il resto della pena.
Una condanna controversa
La donna, oggi 80enne, è detenuta dal 1° febbraio 2021, giorno del colpo di Stato guidato dal generale Min Aung Hlaing, che ha rovesciato l’esecutivo da lei guidato e democraticamente eletto. Nel 2022 era stata condannata a 33 anni di carcere con diversi capi d’imputazione. Nonostante le siano già stati accordati in passato degli sconti di pena, le resterebbero comunque oltre 13 anni ancora in privazione di libertà.
Il provvedimento di clemenza
Il trasferimento ai domiciliari si inserisce in un più ampio provvedimento di clemenza annunciato dalla giunta militare, che ha liberato oltre 1.500 detenuti, inclusi alcuni stranieri, e ridotto le pene di molti altri. Tuttavia, non è chiaro quanti prigionieri politici siano stati effettivamente inclusi nell’amnistia che è stata varata in occasione della festa che celebra la nascita e la morte di Buddha.
Salute e isolamento
Le condizioni di salute di Aung San Suu Kyi restano avvolte nel mistero. Negli ultimi anni sono emerse indiscrezioni su problemi cardiaci, pressione bassa e vertigini, mai confermate ufficialmente. Il suo team legale non ha accesso diretto a lei dal dicembre 2022, e le informazioni sono rigidamente controllate dalle autorità.
Un Paese ancora in guerra
Il colpo di Stato del 2021 ha innescato una forte resistenza popolare, sfociata in una guerra civile che continua a provocare migliaia di vittime. Secondo associazioni per i diritti umani, oltre 22.000 persone sono state arrestate dall’inizio del regime militare. Figura simbolo della lotta non violenta e premio Nobel per la pace nel 1991, Suu Kyi aveva già trascorso quasi 15 anni agli arresti domiciliari tra il 1989 e il 2010.
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