Una scialuppa con migranti in mare - foto archivio (Reuters) Una scialuppa con migranti in mare - foto archivio (Reuters) 

Migranti, 250 dispersi nell'Oceano indiano. Tra questi anche rifugiati rohingya

L'allarme di Unchr e Oim relativamente al ribaltamento del perschereccio su cui viaggiavano circa 250 persone, partite dal Bangladesh e dirette in Malesia. Molte di loro identificate come rifugiati rohingya. "Intensificare gli sforzi per garantire gli aiuti umanitari per i profughi", chiedono le agenzie Onu alla comunità internazionale

Roberto Paglialonga - Città del Vaticano

Circa 250 persone risultano disperse dopo che un'imbarcazione con a bordo rifugiati rohingya e cittadini del Bangladesh si è capovolta nel Mar delle Andamane. La notizia arriva da un comunicato congiunto delle agenzie delle Nazioni Unite che si occupano di rifugiati e migrazioni (Unhcr e Oim).

Il peschereccio affondato nel Mar delle Andamane

Secondo queste ultime, il peschereccio, con a bordo uomini, donne e bambini, sarebbe affondato a causa del "forte vento, del mare agitato e del sovraffollamento". Era partito da Teknaf, nel distretto di Cox's Bazar, nel Bangladesh meridionale, ed era diretto in Malesia. I dettagli dell'accaduto rimangono ancora frammentari. Tuttavia, dalle prime ricostruzioni si evince come il 9 aprile una nave bengalese abbia avvistato diverse persone alla deriva al largo dell'arcipelago indiano delle Andamane e Nicobare, secondo quanto riferito dalla guardia costiera di Dacca. Nove persone sono state tratte in salvo, e sei di queste succesivamente arrestate con l'accusa di traffico di esseri umani, ha dichiarato all'Afp un funzionario della polizia di Teknaf.

Unhcr e Oim: intensificare gli sforzi per i rifugiati rohingya

"Questa tragedia mette in luce il devastante costo umano degli sfollamenti prolungati e la continua assenza di soluzioni durature per i rohingya", hanno affermato l'Alto commissariato Onu per i rifugiati e l'Organizzazione internazionale per le Migrazioni. L’assistenza umanitaria limitata, così come l’accesso ristretto all’istruzione e all’occupazione nei campi profughi, continuano a spingere rifugiati e gruppi di vulnerabili a scegliere viaggi via mare rischiosi, denunciano. Le agenzie hanno chiesto pertanto alla comunità internazionale di intensificare gli sforzi e di garantire il finanziamento degli aiuti salvavita per i rifugiati rohingya in Bangladesh, nonché il sostegno alle comunità ospitanti bengalesi.

 

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15 aprile 2026, 16:26