Una donna libanese cammina tra le macerie di un edificio colpito da un attacco israeliano a Zrarieh, Libano Una donna libanese cammina tra le macerie di un edificio colpito da un attacco israeliano a Zrarieh, Libano 

Medio Oriente, proseguono i raid israeliani in Libano nonostante la tregua

Attesi invece oggi a Islamabad i rappresentanti di Stati Uniti e Iran per un nuovo ciclo di colloqui che, secondo fonti pakistane, dovrebbe tenersi come previsto nonostante l’incertezza che ancora circonda il cessate il fuoco. Nel frattempo l'Idf ha colpito diverse località nel sud del Libano, tra cui Shamaa e Taybeh, mentre esplosioni sono state segnalate anche tra Al Qusayr e Al Qantara

Guglielmo Gallone - Città del Vaticano

Stenta a reggere la tregua in Libano, dove il cessate il fuoco entrato in vigore nei giorni scorsi continua a essere messo alla prova da nuovi episodi di violenza. Raid aerei israeliani hanno colpito diverse località nel sud del Paese, tra cui Shamaa e Taybeh, mentre esplosioni sono state segnalate anche tra Al Qusayr e Al Qantara, a conferma di una situazione ancora instabile lungo la linea di contatto.

La situazione sul terreno

Così il bilancio umano continua ad aggravarsi. Secondo il ministero della Sanità libanese, dal 2 marzo si contano almeno 2.387 morti e 7.602 feriti a causa degli attacchi israeliani. Nelle aree colpite, i soccorritori sono ancora impegnati nel recupero dei corpi sotto le macerie, anche dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco, segno della profondità della distruzione subita. Testimoniata dagli attacchi sul terreno, che proseguono con intensità variabile. Ieri le forze di difesa israeliane hanno dichiarato di aver colpito e ucciso presunti miliziani nel sud del Libano, accusati di aver violato il cessate il fuoco avvicinandosi alle truppe e costituendo una minaccia immediata. In parallelo, attacchi con droni hanno provocato almeno tre feriti nell’area di Qaaqaait al-Jisr, nei pressi del fiume Litani. Continuano inoltre le operazioni mirate contro quelle che Israele definisce cellule ostili. L’obiettivo strategico, ha ribadito il ministro della Difesa Israel Katz, resta il disarmo di Hezbollah, perseguito attraverso una combinazione di strumenti militari e diplomatici. Dalla leadership israeliana arrivano inoltre toni sempre più duri nei confronti del gruppo sciita, segnale di una tensione che resta elevata nonostante la tregua formale.

Il supporto internazionale a Beirut

Sul piano internazionale, la crisi mantiene alta l’attenzione delle principali istituzioni. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha condannato l’uccisione di un soldato francese appartenente alla missione di pace, ribadendo che i caschi blu non devono mai essere bersaglio di attacchi e chiedendo che i responsabili siano assicurati alla giustizia. Parallelamente, la Russia ha inviato a Beirut oltre 27 tonnellate di aiuti umanitari destinati alla popolazione colpita dai bombardamenti, includendo generatori elettrici, beni di prima necessità e materiali per l’accoglienza degli sfollati. Un intervento che evidenzia come la crisi libanese continui a inserirsi in un quadro geopolitico più ampio, segnato da interessi e presenze internazionali.

Attesa per i colloqui tra Iran e Usa in Pakistan

Sono invece attesi oggi a Islamabad i rappresentanti di Stati Uniti e Iran per un nuovo ciclo di colloqui che, secondo fonti pakistane, dovrebbe tenersi come previsto nonostante l’incertezza che ancora circonda la tenuta del cessate il fuoco, in scadenza mercoledì. Le delegazioni sarebbero in arrivo contemporaneamente nella capitale pachistana, dove proprio domani è previsto l’incontro alla presenza del vicepresidente americano, JD Vance, e del presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf. Resta però forte la tensione: Teheran ha denunciato il sequestro da parte degli Stati Uniti di una nave mercantile iraniana come un atto di “pirateria marittima” e una violazione della tregua, mentre il presidente Usa Donald Trump nella notte ha avvertito che l’Iran dovrà negoziare o andrà incontro a “problemi mai visti prima”. Sullo sfondo pesa anche l’allarme energetico internazionale: secondo il direttore dell’Agenzia internazionale dell’energia, il conflitto starebbe provocando la più grave crisi energetica della storia. Da Bruxelles l'Ue ribadisce il rischio di possibili carenze di carburante nel breve periodo anche per l’Europa.

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21 aprile 2026, 09:31