Il Mali e la crescente instabilità nel Sahel
Andrea Walton - Città del Vaticano
Considerato un nodo strategico negli equilibri geopolitici dell’Africa occidentale, il Mali — Paese del Sahel centrale — sta attraversando una fase di forte instabilità a causa dell’intensificarsi degli attacchi condotti da gruppi jihadisti e milizie tuareg contro le forze governative. Le offensive, spesso coordinate o concomitanti in diverse aree del nord e del centro del Paese, mettono in evidenza la persistente fragilità dello Stato maliano, già indebolito da anni di conflitti interni, colpi di Stato e difficoltà nel controllo del territorio. Secondo gli esperti, si tratta dei più gravi e significativi assalti da oltre un decennio e gli episodi di violenza hanno coinvolto sia la capitale, Bamako, che le importanti città di Kidal e Mopti. Il ministro della Difesa, Sadio Camara, è stato ucciso nella città di Kati e anche il capo dei servizi segreti, Modibo Koné, è morto durante i raid, segno della portata e della precisione delle offensive. Kidal è caduta sotto il controllo delle forze jihadiste, che hanno conquistato insediamenti e basi militari.
L'instabilità regionale
Le forze jihadiste sono attive da anni nella regione del Sahel, in nazioni come Mali, Burkina Faso e Niger e le violenze commesse hanno provocato migliaia di vittime e costretto altri centinaia di migliaia di persone ad abbandonare le proprie case. I Paesi del Sahel sono tra i più poveri al mondo e gli scontri incidono sul potenziale economico delle economie locali. L’insurrezione ha, inoltre, minato le basi democratiche delle nazioni coinvolte e tra il 2020 ed il 2024 si sono verificati colpi di Stato che hanno portato al potere giunte militari in Mali, Niger e Burkina Faso. Gli esecutivi militari non sono, però, riusciti a contenere le forze jihadiste che sfruttando la porosità dei confini regionali e gli ampi spazi desertici difficili da controllare si spostano tra una nazione e l’altra rendendo difficili le attività di contro insurrezione.
La vicinanza della Russia
Il Mali è considerato l’epicentro della crisi del Sahel perché proprio qui i gruppi jihadisti hanno iniziato a consolidare la propria presenza nel 2012, approfittando dell’insurrezione indipendentista dei tuareg, popolazione che vive nel nord del Paese. In un primo momento la Francia, ex potenza coloniale dei Paesi del Sahel prima della loro indipendenza, ha fornito supporto militare al Mali; tuttavia, con l’instaurazione dei governi militari a seguito dei colpi di Stato, le giunte al potere hanno progressivamente orientato la propria politica estera verso una più stretta collaborazione con la Federazione Russa.
Povertà diffusa nonostante le ricchezze naturali
La crisi di sicurezza del Sahel amplifica le tante vulnerabilità a cui è esposta la popolazione locale. Il segretario delle Nazioni Unite, António Guterres, ha espresso preoccupazione per i 5 milioni di cittadini maliani che necessitano di aiuti umanitari. Nel 2022 oltre il 19 per cento dei cittadini guadagnava meno di 2 dollari e mezzo al giorno, la soglia sotto la quale si vive in condizioni di povertà assoluta e nello stesso anno solamente il 45 per cento della popolazione aveva accesso ai servizi sanitari di base ed il 48 per cento disponeva di corrente elettrica. L’agricoltura è l’attività più importante per l’economia del Paese ma il mutamento climatico e la crescita della desertificazione ostacolano le attività. Il conflitto ha costretto molte persone ad abbandonare le proprie case privandole di un reddito stabile e di un’abitazione in cui vivere. La condizioni di povertà della popolazione non beneficiano delle ricchezze minerali locali. I giacimenti di petrolio, gas, oro e le miniere di litio contribuiscono a rendere il Mali strategico nella geoeconomia del continente. Lo stesso vale per il Niger, ricco di uranio, fosfati ed oro e per il Burkina Faso, uno dei maggiori produttori di oro del continente ma dove sono presenti anche manganese, zinco e fosfati.
Il pericolo terrorista
L’evoluzione della guerriglia jihadista nel Sahel ha risvolti umanitari, economici e strategici che riguardano l’Africa Occidentale. La presenza di formazioni terroristiche in diverse nazioni della regione e la diffusa vulnerabilità delle democrazie locali, spesso minate dal malgoverno e dalla presenza di forze autoritarie, potrebbero provocare un’ulteriore espansione del terrorismo nel corso dei prossimi anni qualora la crisi del Sahel non venga risolta in tempi brevi.
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