Luigi Stefanini: la profezia del Personalismo nell'era della tecnocrazia
Paolo Ondarza - Treviso
In un’epoca frammentata, in cui l’essere umano rischia di essere ridotto a puro ingranaggio di un sistema tecnocratico o a semplice consumatore di dati, la voce di Luigi Stefanini (1891-1956) torna a risuonare con una forza oggi profetica inaspettata. Non si tratta di una commemorazione nostalgica, ma di una necessità civile ed ecclesiale: rimettere la persona, con il suo corredo di diritti inviolabili e doveri imprescindibili, al centro del dibattito pubblico.
La città di Treviso ospita oggi, presso la prestigiosa sede di Casa dei Carraresi, un’importante giornata di studi per celebrare i settant’anni dalla scomparsa del filosofo trevigiano. Un evento che vuole sottrarre Stefanini all'oblio per restituirlo alla società e alla Chiesa come maestro di libertà di coscienza e cercatore instancabile di quella Verità che, sola, può rendere l'uomo autenticamente libero.
Come messo in luce dal vescovo di Treviso, monsignor Michele Tomasi, nel suo saluto introduttivo, occorre porsi in ascolto oggi di Luigi Stefanini perché il nostro oggi non si costruisce senza una riflessione cristiana sulla persona. Quella riflessione, ha ricordato il presule, è stata riproposta da Leone XIV ai vescovi italiani, guardando alle sfide attuali che interpellano il rispetto della dignità umana, anche in riferimento alle intelligenze artificiali o ai social media. «Persona non è un insieme di algoritmi, ma relazione e pensiero. È importante ascoltare chi, come Stefanini, ci ha preceduto offrendo un’esperienza di vita intensa», ha detto.
I motivi di una riscoperta: oltre l'accademia
Perché tornare a parlare di Stefanini oggi? «Ci sembra il momento adatto per riproporlo al grande pubblico e riscoprire l’attualità di un protagonista del ’900 italiano», spiega Lucia Stefanutti, presidente della Fondazione Luigi Stefanini. Il convegno non punta solo a celebrare l'accademico che insegnò per oltre trent'anni a Padova, ma a illuminare la sua figura dal punto di vista “esistenziale”. Stefanini fu un uomo di profonda fede, impegnato attivamente in politica e nel sociale, capace di incarnare i valori che insegnava nelle aule universitarie.
Nonostante a Treviso e Padova gli siano stati intitolati busti, aule e strade, la sua proposta filosofica è oggi paradossalmente poco conosciuta. Il convegno mira a colmare questo vuoto. Significativa, in tal senso, la partecipazione di studenti dei licei di Treviso, chiamati a leggere alcuni brani del pensiero di Luigi Stefanini sull’Europa.
Una vita tra dignità e testimonianza cristiana
La biografia di Stefanini è di per sé un messaggio. Nato nel 1891, lo stesso anno della Rerum Novarum, si ispirò fin da giovane all’enciclica sociale di Leone XIII, collaborando con il vescovo, il beato Andrea Giacinto Longhin, e il sindacalista Giuseppe Corazzin nelle "battaglie bianche" a favore dei contadini trevigiani, allora oppressi dalla piaga della mezzadria.
«Stefanini non propone scelte rivoluzionarie, ma riesce ad attraversare con dignità due guerre mondiali e la responsabilità di crescere tre figli dopo la morte precoce della moglie, dando sempre testimonianza di serenità e speranza cristiana», sottolinea la presidente Stefanutti. Anche quando il regime fascista lo costrinse ad abbandonare la politica attiva, egli non smise di studiare la libertà e fu «Testimone di serenità e speranza cristiana nelle avversità della vita e della storia contemporanea».
Nel dopoguerra, sulla scia di Maritain e Mounier, si batté per i diritti della persona e per la libertà di coscienza, anticipando di un decennio alcune grandi intuizioni del Concilio Vaticano II.
Il Convegno: tra attualità e rigore scientifico
Sotto la guida scientifica del presidente onorario Gregorio Piaia, la giornata di studi è stata concepita per parlare a pubblici diversi. La sessione mattutina, più rivolta ai giovani e alle sfide del presente, è stata caratterizzata dagli interventi di studiosi come Tommaso Valentini, Giuseppe Pintus e Flavia Silli, che hanno approfondito i nodi della libertà e della società. È qui che emerge con forza il tema della critica al materialismo politico e l'importanza del dialogo educativo.
La sessione pomeridiana, pur mantenendo un approccio divulgativo, è entrata nel cuore della speculazione stefaniniana con i contributi di Linda Napolitano, Giovanni Catapano e Markus Krienke. I relatori hanno esplorato le radici classiche e cristiane del suo pensiero — da Platone ad Agostino, fino a Rosmini e Gioberti — mostrando come Stefanini sia riuscito a conciliare la lezione dei greci con la fondazione cristiana dell'idea di persona. Un passaggio cruciale è stato dedicato alla sua critica delle strutture di potere e alla sua visione di un'Europa unita, tema oggi di evidente attualità.
La sfida della "Imago" e il futuro dell'Archivio
Un tema attuale è quello della visual culture. In un mondo dominato da immagini digitali spesso superficiali, Stefanini proponeva una "riforma dello sguardo". Per lui, l'immagine (imago) non è un simulacro vuoto, ma un tramite con l'essere delle cose, un luogo in cui bellezza e verità si incontrano. È un invito a riscoprire una comprensione autentica del reale, sottraendosi alla dittatura dell'apparenza.
Il cuore pulsante di questa riscoperta rimane la Fondazione Luigi Stefanini. Con sede presso il Seminario Diocesano, la Fondazione custodisce un patrimonio di tremila volumi e l'intero archivio del filosofo, recentemente riconosciuto di "eccezionale valore storico". «L’obiettivo è completare la catalogazione e la digitalizzazione per aprire questi studi alla fruizione internazionale», conclude Lucia Stefanutti. Il convegno non è stato dunque solo un omaggio, ma un cantiere di pensiero per un'Europa che cerca ancora la sua anima nel segno della dignità umana.
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