Sfollati libanesi tentano il rientro nelle loro città dopo la tregua (Reuters) Sfollati libanesi tentano il rientro nelle loro città dopo la tregua (Reuters) 

Libano, il ritorno dei primi gruppi di sfollati dopo la tregua con Israele

Migliaia di sfollati libanesi si sono messi in fila, a bordo delle loro auto, per cercare di rientrare nei loro villaggi dal sud, dopo l'entrata in vigore della tregua temporanea tra Beirut e Tel Aviv. Rimane la fragilità della situazione: si segnalano ancora raid dell'Idf e attacchi di Hezbollah. Morto un casco blu francese dell'Unifil

Roberto Paglialonga - Città del Vaticano

Dopo il parziale sospiro di sollievo per l’annuncio del cessate-il-fuoco di dieci giorni in Libano, che ha portato a festeggiamenti per le strade di Beirut, e innescato nelle cancellerie internazionali reazioni tra il cauto ottimismo e la preoccupazione circa la precarietà dell’intesa, rimane il dramma di chi è dovuto scappare dalle proprie case. I bisogni umanitari di oltre 1,3 milioni di sfollati si accrescono di giorno in giorno, e "non basta una tregua temporanea", denuncia il portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia, Paolo Pezzati. Lo stop al fuoco delle armi deve essere "totale, incondizionato e permanente", dice.

Il rientro dei primi gruppi di sfollati libanesi

In molti, tuttavia, tentano di rientrare. Lo confermano anche le Nazioni Unite. Nel tratto di costa tra Sidone e Tiro migliaia le auto in colonna. In attesa. Un fiume di persone che si è mosso non appena è filtrata la notizia dell’accordo tra Israele e Libano. Nei pressi del fiume Litani, si raccolgono le testimonianze di chi ha visto ammainare la bandiera israeliana dall’antico castello di Beaufort. Mentre i soldati provano a riaprire le strade bombardate, come quella sul ponte di Qasmiye, e nei pressi di Zefta. I passaggi non sono agevoli, in tutti c’è il terrore per una ripresa della guerra, ma troppo grande è il desiderio di rivedere i propri luoghi e rimettere ordine alla propria vita. E questo, nonostante Israele, lo aveva anticipato anche la Cnn in mattinata, abbia stabilito una sorta di “linea gialla” come a Gaza, vietando ai residenti il ritorno nelle aree occupate dall’Idf.

Tregua in bilico: ucciso un casco blu francese dell'Unifil

La paura degli sfollati non è infondata e la tregua rimane costantemente in bilico. Un raid israeliano nel sud, tra Kounine e Beit Yahoun, ha causato un morto. E l’Idf ha accusato Hezbollah del ferimento di sei suoi soldati. Dall’Eliseo, Emmanuel Macron, attribuendo la responsabilità ai miliziani islamisti, ha confermato la morte di un membro (e il ferimento di altre tre persone) del contingente francese dell’Unifil, attaccato a Ghandouriyeh, sebbene le circostanze al momento siano ancora da chiarire. Le tensioni rimangono evidenti. L’amministrazione Usa assicura che i negoziati "stanno procedendo bene" e il presidente libanese, Joseph Aoun, garantisce nel suo primo discorso alla nazione dopo la tregua, di escludere la cessione anche solo "di una virgola del territorio del Paese"; mentre il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, per parte sua, minaccia di "non aver ancora finito il lavoro" con Hezbollah. E, dicendosi "scioccato", chiede chiarimenti al capo della Casa Bianca per un post nel quale si afferma che a Israele sarebbe "proibito" condurre nuovi attacchi aerei.

Stop vendita di armi a Israele: cresce il favore fra i dem Usa

Ma è anche all’interno degli schieramenti politici statunitensi che si segnalano alcune novità. Mercoledì il Senato ha infatti bocciato due mozioni del «socialista democratico», Bernie Sanders, miranti a bloccare la vendita di armi e mezzi militari a Israele: 40 dei 47 senatori dem hanno votato a favore della risoluzione per stoppare la cessione di bulldozer; 36 su 47 hanno invece sostenuto un testo contro quella di bombe da 1.000 libbre. Numeri che per la prima volta evidenziano un cambiamento significativo nel Partito democratico, con un aumento del sostegno alla limitazione della vendita di armi a Israele.

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18 aprile 2026, 13:45