Libano, missione di soccorso di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa
Federico Piana - Città del Vaticano
«In Libano il numero degli sfollati interni è enorme: 1,2 milioni di persone, il 20 per cento della popolazione, 1 libanese su 5». Da Beirut, dove è in missione per conto della Federazione internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa per la quale ricopre il ruolo di portavoce globale, Tommaso Della Longa racconta che quelle persone lui ha avuto modo di incontrarle. Guardarle dritto negli occhi. «Vivono in mezzo alla strada, hanno perso tutto. Ci sono dei bisogni umanitari immensi che crescono giorno dopo giorno».
Sostegno a chi soffre e a chi aiuta
Con lui, nella delegazione che fino a domani porterà sostegno alla popolazione e manforte alla Croce Rossa libanese visitando alcuni villaggi e sobborghi della capitale del Paese dei Cedri colpito dalle incursione aeree israeliane e che si spingerà fino alla città di Tiro, c’è anche Xavier Castellanos, sottosegretario della Federazione. Insieme hanno potuto toccare con mano quello che la stessa organizzazione aveva scritto in un rapporto di qualche mese fa: l’impatto umanitario dell’ escalation militare di quest’anno, che aveva già avuto le prime, tragiche, avvisaglie nel 2024, «è particolarmente complesso a causa della concentrazione degli incidenti in aree densamente popolate e delle vulnerabilità esistenti nei sistemi infrastrutturali nazionali. I danni alle reti elettriche, ai sistemi di approvvigionamento idrico e alle strutture sanitarie hanno aumentato la pressione sui servizi pubblici già sovraccarichi».
Ascoltare per comprendere
In tutto il Libano, ci tiene a precisare Della Longa, le autoambulanze per i soccorsi, che in questo frangente di crisi possono fare la differenza tra la vita e la morte, «sono gestite dai nostri volontari della Croce Rossa libanese 24 ore su 24, 7 giorni su 7. E questo penso che sia un dato fonte di speranza. Ecco perché, in questa missione, noi abbiamo l’obiettivo di ascoltare questi uomini e queste donne che fanno di tutto per aiutare le persone colpite»
Strutture precarie
Molti degli sfollati che la delegazione sta incontrando sono ospitati in strutture precarie e temporanee come lo stadio “Città dello sport Camille Chamoun”, il più grande complesso sportivo di Beirut che può contenere fino a 49.500 persone. «È stato adibito a centro per accogliere chi non ha più nulla ed è gestito proprio dalla Croce Rossa libanese grazie anche al supporto della nostra Federazione. Ma chi non ha avuto modo di essere accolto in strutture come questa vive per strada, in condizioni igienico-sanitarie assolutamente preoccupanti».
Dignità cancellata
In strada, a Beirut, Della Longa ne ha visti tanti. «Una famiglia di uno dei quartieri più colpiti dal conflitto mi ha confidato che non ha più un’abitazione nella quale tornare. E quando potrà rimettere piede nella sua zona troverà solo macerie. Alcuni di loro mi hanno detto: questa guerra non ci ha tolto solo un tetto sopra la testa ma soprattutto la dignità. Per questo credo che sia importante aiutare proprio ora, nel pieno dell’emergenza».
Cure sanitarie, prima priorità
La Croce Rossa libanese, con le sue 32 filiali sparse in tutta la nazione, sta mobilitando oltre 400 membri effettivi e 12.000 volontari mentre, contemporaneamente, continua a rendere operativi 13 centri di trasfusione di sangue, 36 centri di assistenza sanitaria primaria, 8 unità mediche mobili e 21 centri di gestione dei disastri. Adesso più che mai, spiega il portavoce della Federazione, «si deve dare una risposta dignitosa alle necessità della gente. E la prima priorità sono le cure sanitarie compreso il supporto psicologico perché in Libano si sopravvive in una sorta di limbo del terrore in cui non si sa quello che potrà capitare domani».
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