Il Kenya verso la “Silicon Savannah”
Vincenzo Giardina - Konza (Kenya)
Sull’edificio grigio e bianco, appena oscurato dalle nuvole, risalta una scritta, in inglese: Kenya Advanced Institute for Science and Technology. L’università è deserta: come le strade di Konza, una città che sta sorgendo nella savana, per ora popolata quasi solo da semafori. Le cose potrebbero però cambiare presto. “All’università le iscrizioni sono già aperte”, sottolinea Anna Wafula, esperta in “sviluppo imprenditoriale” presso la Konza Technopolis Development Authority, l’ente governativo incaricato del progetto urbanistico. “Aspettiamo studenti della Corea del Sud, che è partner dell’ateneo, e poi da diversi Paesi dell’Africa”. Il via alle lezioni è previsto per settembre. I corsi spaziano dalle tecnologie digitali e dall’intelligenza artificiale fino alle scienze applicate all’ambiente e all’agricoltura. L’obiettivo è trasformare Konza in un polo di ricerca all’avanguardia: in altre parole una smart city, una città del futuro, intelligente e sostenibile. Secondo i piani del governo, accoglierà fino a 240mila abitanti nel cuore di una regione già ribattezzata “Silicon Savannah” in omaggio a un modello californiano.
La Silicon Savannah
Saliamo sulla terrazza di un centro direzionale, otto piani in vetro e cemento. Lo sguardo si distende verso l’orizzonte, dove la rotta delle migrazioni degli gnu incrocia un corridoio predisposto per il passaggio di droni. Konza si trova in una zona di parchi nazionali sulla strada che dal porto di Mombasa, in riva all’Oceano Indiano, conduce alla capitale Nairobi, distante circa 70 chilometri. Qui passa il confine tra le contee di Machakos, Makueni e Kajiado, fra le più vulnerabili del Paese, in una zona dove siccità prolungate rendono l’agricoltura più difficile e il lavoro un’opportunità ancora più preziosa. La “Silicon Savannah” è una promessa. Sulle porte del centro direzionale è rappresentato un albero di acacia, con i rami che diventano cerchi e connessioni: un’allegoria dello sviluppo tecnologico della smart city, che cresce come un ecosistema.
Una zona economica speciale
A investire è anche il gruppo cinese Soho. Tetti blu in lontananza indicano il corpo principale della sua fabbrica. “L’obiettivo è dare lavoro a 10mila operai entro l’anno prossimo”, spiega Wafula. “In almeno tre casi su quattro i nuovi assunti dovranno essere cittadini keniani, sempre che per la manodopera straniera siano fornite le motivazioni necessarie”. Nella fabbrica saranno prodotti jeans con l’etichetta “made in Kenya”: una chiave di accesso per il mercato europeo e la possibilità di ridurre almeno in parte l’impatto dei dazi degli Stati Uniti nei confronti della Cina. Il Paese subsahariano è in una posizione favorevole da più punti di vista: beneficia delle esenzioni doganali previste sia dall’Accordo di partenariato economico con l’Ue, entrato in vigore nel 2024, sia dall’Agoa, una legge americana prorogata nel dicembre scorso. La ricetta per convincere gli investitori è quella della “zona economica speciale”: un’area esentasse, dove alle aziende sono garantiti incentivi che consentono di ridurre i costi. “Nella valutazione dei singoli progetti”, avverte però Wafula, “risulta essenziale il valore sociale e tecnologico”.
Cooperazione e ricerca
La scommessa è sulla cooperazione e la ricerca. Ne è una conferma la nuova università realizzata con la Corea del Sud, già inaugurata dal presidente keniano William Ruto. E a Konza c’è anche l’Italia. Il gruppo vicentino Icm ha coordinato la “fase uno” del progetto, quella delle infrastrutture “orizzontali”, dalle reti di trasmissione dei dati agli impianti sotterranei per lo smaltimento dei rifiuti. Incontriamo anche Diego Rossi, il responsabile del gruppo a Konza. Dalla terrazza del centro direzionale indica un grattacielo. “Sono 1.100 appartamenti di ‘affordable housing’, un po’ come le nostre case popolari”, spiega. “Un’unità abitativa con due camere è in vendita a 25mila dollari, molto meno che a Nairobi: bisogna tenere conto che un operaio qui guadagna in media 200 o 250 dollari al mese”. Nella smart city le persone dovranno vivere meglio. Non servono dunque solo appartamenti, ma anche ospedali, scuole, negozi e cinema. Konza potrebbe ridurre almeno un po’ la pressione su Nairobi, una megalopoli sempre più congestionata, con una popolazione già superiore ai sei milioni di abitanti: destinati a diventare dieci in appena 20 anni.
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