I resti di un aereo distrutto nella zona centrale dell'Iran. Secondo il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, si tratterebbe del velivolo militare Usa I resti di un aereo distrutto nella zona centrale dell'Iran. Secondo il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, si tratterebbe del velivolo militare Usa 

Iran, recuperato il secondo pilota Usa. Teheran colpisce il Golfo e Israele

Nella provincia di Kohgiluyeh e Boyer-Ahmad, dove si sono concentrate parte delle operazioni di ricerca e soccorso del militare Usa, media iraniani riferiscono di almeno nove morti e otto feriti. A questi si aggiungono i cinque membri dei Pasdaran uccisi nella pianura di Moghan, nel nord-ovest del Paese

Guglielmo Gallone - Città del Vaticano

È stato recuperato anche il secondo membro dell’equipaggio dell’F-15 americano abbattuto venerdì in Iran, al termine di un’operazione di soccorso condotta dagli Stati Uniti nelle ultime ore. A confermare il successo della missione è stato il presidente, Donald Trump, che ha annunciato sui social il salvataggio del militare, rimasto per oltre 36 ore in territorio iraniano dopo l’abbattimento dell’F-15E Strike Eagle.

I costi dell'operazione

Secondo fonti americane, il recupero è avvenuto nel sud-ovest del Paese con un’operazione ad alto rischio, ma tutte le forze coinvolte nel salvataggio sono uscite in sicurezza dallo spazio aereo iraniano. L’aviatore, la cui identità non è stata ancora resa nota, era uno dei due membri dell’equipaggio a bordo di un F-15E Strike Eagle abbattuto venerdì dalle forze iraniane. L’altro membro dell’equipaggio era già stato tratto in salvo più tardi nello stesso giorno da una squadra militare americana. Secondo funzionari statunitensi, il recupero del secondo aviatore ha impedito all’Iran di ottenere una vittoria propagandistica, poiché a Washington si temeva che Teheran potesse catturare l’ufficiale e avanzare richieste pesanti per il suo rilascio. Gli MC-130J, che hanno avuto un ruolo nel riuscito salvataggio del pilota, sono velivoli avanzati che costano oltre 100 milioni di dollari ciascuno, secondo il comando delle operazioni speciali dell’Aeronautica statunitense. Gli Stati Uniti hanno tuttavia ammesso di aver dovuto distruggere sul terreno due propri velivoli delle forze speciali durante l’operazione di recupero. Questo ha scatenato la reazione iraniana. 

La risposta iraniana

Da Teheran, il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf ha ironizzato sulla distruzione del velivolo statunitense, sostenendo che “se gli Stati Uniti ottengono altre tre vittorie come questa, saranno completamente rovinati”. Anche la stampa iraniana ha insistito sui costi dell’operazione, sottolineando il bilancio umano e materiale provocato nell’area delle ricerche. Nella provincia di Kohgiluyeh e Boyer-Ahmad, cioè proprio dove si sono concentrate parte delle operazioni di ricerca e soccorso del pilota americano, media iraniani riferiscono di almeno nove morti e otto feriti in raid attribuiti agli Stati Uniti. A questi si aggiungono i cinque membri dei Pasdaran uccisi nella pianura di Moghan, nel nord-ovest del Paese, in attacchi israelo-statunitensi rivendicati indirettamente da Israele, che ha dichiarato di aver colpito oltre 120 obiettivi militari iraniani nelle ultime 24 ore, tra sistemi di difesa aerea, siti missilistici e installazioni per droni. Il bilancio si somma a quello già pesante registrato sabato nella zona petrolchimica di Mahshahr, nel sud-ovest, dove secondo Teheran i raid contro tre impianti industriali hanno provocato cinque morti e 170 feriti.

Nuovi raid contro Israele e il Golfo

Alla pressione militare sul territorio iraniano ha fatto seguito una nuova ondata di reazioni da parte della Repubblica islamica contro i Paesi del Golfo e Israele. Nella notte Teheran ha intensificato il lancio di missili e droni verso Israele, come riferito dall'Idf, mentre nuovi attacchi hanno colpito anche Bahrein, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti. In Bahrein, droni iraniani hanno provocato incendi in diversi impianti petrolchimici e in un serbatoio della raffineria nazionale, poi messi sotto controllo senza vittime. Ad Abu Dhabi, invece, detriti caduti dopo l’intercettazione di missili e droni hanno innescato fiamme nell’impianto petrolchimico di Borouge, costringendo alla sospensione delle attività. Il Kuwait ha denunciato gravi danni a due centrali elettriche, a un impianto di desalinizzazione e al complesso ministeriale della capitale. Sul fronte israeliano, l’Idf ha segnalato un nuovo attacco missilistico iraniano e ha attivato i sistemi di difesa aerea. Secondo media e fonti regionali, Teheran avrebbe motivato l’escalation come risposta agli attacchi contro i siti petrolchimici iraniani e come avvertimento diretto alle infrastrutture energetiche e idriche dei Paesi alleati di Washington.

Ancora stallo diplomatico

Sul piano diplomatico, resta alta la tensione alla vigilia della scadenza dell’ultimatum di 48 ore lanciato da Trump per ottenere un accordo o la riapertura dello Stretto di Hormuz. Teheran ha respinto la proposta americana di cessate il fuoco temporaneo e continua a escludere, almeno per ora, un incontro diretto con funzionari statunitensi, pur ringraziando Pakistan ed Egitto per i tentativi di mediazione. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha ribadito che Stati Uniti e Israele sono i principali responsabili dell’instabilità nel Golfo Persico e ha assicurato al collega pakistano Ishaq Dar che l’Iran continuerà a difendere “con ogni mezzo” la propria sovranità. Sullo sfondo restano i colloqui internazionali sulla sicurezza marittima: il Regno Unito guida i contatti tra decine di Paesi per cercare una coalizione in grado di riaprire Hormuz, mentre al Consiglio di sicurezza dell’Onu slitta alla prossima settimana il voto su una risoluzione per il ripristino del traffico nello Stretto.

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05 aprile 2026, 10:48