Medio Oriente, Trump invia in Pakistan gli emissari Kushner e Witkoff
Guglielmo Gallone - Città del Vaticano
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha inviato in Pakistan gli emissari della Casa Bianca, Steve Witkoff e Jared Kushner, per partecipare a un secondo round di negoziati sul cessate il fuoco con l’Iran. Lo ha dichiarato venerdì la Casa Bianca. Questa volta non è prevista la partecipazione del vicepresidente JD Vance, ha riferito sempre la Casa Bianca.
La risposta dal fronte diplomatico iraniano
Da Teheran sono intanto state consegnate oggi le «osservazioni» sulle proposte degli Stati Uniti da parte del ministro degli Affari esteri, Seyed Abbas Araghchi, al capo di Stato maggiore pakistano, Asem Munir, mediatore tra Teheran e Washington, secondo quanto riportato da Irib News. Proseguono dunque le trattative, nonostante ieri il il portavoce del ministero degli Afffari esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, abbia incontrato i vertici politici e militari pakistani per comunicare che non sono previsti colloqui diretti con la delegazione statunitense, ribadendo che eventuali messaggi saranno veicolati attraverso la mediazione pakistana. Il presidente pakistano Asif Ali Zardari dovrebbe recarsi sabato a Pechino per iniziare una visita di una settimana su invito del governo cinese. I colloqui riguarderanno la cooperazione economica e commerciale e il Corridoio economico Cina-Pakistan, ha dichiarato il ministero degli Esteri pakistano. La visita rientra in una lunga tradizione di scambi ad alto livello tra Pakistan e Cina, oltre ad assumere un significato particolare nel 75° anniversario delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi, come affermato dal ministero degli Esteri pakistano.
Continua il blocco statunitense
Parallelamente al tentativo diplomatico, Washington mantiene alta la pressione economica e militare. L’amministrazione Trump ha annunciato nuove sanzioni contro il settore petrolifero iraniano, colpendo una raffineria con sede in Cina e decine di società di trasporto marittimo coinvolte nell’export di greggio. Sul piano operativo, resta in vigore il blocco navale statunitense: sono almeno 29 le imbarcazioni fermate dall’inizio delle operazioni e decine le navi dirottate nello Stretto di Hormuz, nodo strategico per il commercio energetico globale. Teheran, dal canto suo, rivendica il controllo dello Stretto, definendolo una leva negoziale centrale e uno strumento di pressione nelle trattative. Sabato l'Iran ha giustiziato un altro uomo per presunti legami con il Mossad, l’intelligence israeliana, e per la sua partecipazione alle proteste antigovernative di gennaio. Erfan Kiani è l’ultimo di una serie di condannati a morte in Iran dopo la guerra e le proteste a livello nazionale. Si registrano allo stesso tempo piccoli segnali di parziale normalizzazione sul fronte interno iraniano, come la ripresa di alcuni voli internazionali dall’aeroporto di Teheran.
Gli sforzi di Germania e Italia
Nel frattempo la Marina militare tedesca sta inviando un dragamine nel Mediterraneo per prepararsi a un possibile dispiegamento nello Stretto di Hormuz. Lo ha dichiarato il ministro della Difesa tedesco, Boris Pistorius. Dopo le frizioni tra Trump e il primo ministro italiano, Giorgia Meloni, ieri il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, ha parlato con il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani. Lo riferisce il dipartimento di Stato Usa in una nota, sottolineando che i due hanno discusso una serie di questioni bilaterali e regionali di interesse comune, inclusi gli sforzi per raggiungere una pace duratura tra Israele e Libano.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui