Massimo Ranieri torna al Sistina di Roma dal 16 al 19 aprile 2026 Massimo Ranieri torna al Sistina di Roma dal 16 al 19 aprile 2026

Massimo Ranieri: Non ho paura di volare, ringrazio Dio per le reti messe nella mia vita

Il grande artista italiano si racconta ai microfoni di Radio Vaticana: la gioventù, le speranze future, la fede e il desiderio di parlare "a cuore aperto" al pubblico. Da giovedì 16 aprile per quattro giorni Ranieri sarà in scena al teatro Sistina di Roma

Andrea De Angelis - Città del Vaticano

La tenuta vocale è come quella fisica, "in fondo - dice - mi sono allenato questa mattina". Quando inizia l'intervista si dice "molto, molto, molto felice" che sia stato scelto come primo brano Lettera al di là del mare, presentato a Sanremo 2022. Un brano che canta "il dolore devastante", un testo in grado di descrivere quel filo sottile, quasi fosse un orizzonte imperscrutabile, che unisce o separa la disperazione dalla speranza, l'ostinazione dalla resa. Eppure lui, 75 primavere - "tra un mese", precisa - alle spalle, non ha paura di sognare. "Neanche di volare", risponde a precisa domanda. Poi descrive la gratitudine mista a stupore di chi, in fondo, è stato un tempo migrante, partendo per l'America in cerca di fortuna. 

Il ritorno al Sistina

Massimo Ranieri è ospite di Radio Vaticana con Voi in occasione del suo ritorno al Sistina, che lo vedrà protagonista dal 16 al 19 aprile con Tutti i sogni ancora in volo... e continuano a volare. Nell'intervista rivela la sua canzone preferita, così come ciò di cui ha più nostalgia volgendo lo sguardo al passato, pur riconoscendo che nel presente c'è qualcosa che prima mancava: "La tecnologia. Io non amo il computer, ma riconosco che può aiutarci", spiega, cancellando in un attimo quell'arte di demonizzare ciò che è nuovo. Non cambia, invece, il suo amore per il pubblico. "Ho bisogno di parlare con le persone, dire tutto, sfatare anche cose non vere dette su di me", spiega, ponendo l'accento su un atteggiamento che lo porta ad essere "lì, a cuore aperto, perchè ho ancora qualche sogno da realizzare". "Grazie a Dio - racconta - posso dire che sulla mia strada mi ha sempre fatto trovare delle reti d'oro, di platino, che sono stati i miei maestri". Da un lato, dunque, sul sentiero della vita si trova ciò che la rende migliore, dall'altro è necessario "saper chiedere aiuto, ed è forse più facile farlo ad una certa età", ammette. 

Ascolta l'intervista a Massimo Ranieri

Aprirsi al prossimo

C'è un brano al quale Ranieri è più legato? "Sì, era il 1971, vincevo Canzonissima e festeggiavo i miei vent'anni". Vent'anni, appunto, che riporta l'artista indietro di oltre mezzo secolo. "La cosa che mi manca di più è quell'entusiasmo di vita che c'era per le strade e poi i grandi maestri, non parlo per me, ma per la cultura. Mi mancano Giorgio Strehler e Vittorio De Sica, mi mancano Anna Magnani e Giorgio De Lullo, tutti giganti con i quali ho avuto il privilegio di lavorare". Si parla poi della fatica, del faticare (che a Napoli è sinonimo di lavorare), della "costanza nella professione come negli allenamenti", dell'importanza di "uscire per conoscere se stessi e gli altri", evitando di essere "ripiegati sui telefonini". Quattro anni dopo quel 1971 una scelta totalizzante: abbandonare la canzone per dedicarsi al teatro. Cosa è contato a quel punto? "La passione, la dedizione, il darsi", dice Ranieri, con un'enfasi particolare, quasi fosse su quel palco che non abbandona da allora. "Darsi soprattutto - conclude - nei sentimenti, non aver paura di aprirsi al prossimo". Infine il grazie più sincero a chi è rivolto? "Ai miei genitori", risponde senza pensarci un attimo. 

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14 aprile 2026, 16:33