Gli Usa scettici sulla proposta dell’Iran per la riapertura dello stretto di Hormuz
Marco Guerra – Città del Vaticano
La riapertura dello Stretto di Hormuz in cambio della revoca del blocco americano dei porti iraniani e della fine della guerra. Solo in una fase successiva i colloqui sul programma nucleare. La proposta dell’Iran non convince Trump e suoi consiglieri per la sicurezza, la richiesta chiave degli Usa a Teheran resta quella di porre fine all'arricchimento nucleare e non produrre mai un'arma atomica.
Hormuz ancora paralizzato
Dal canto loro, anche le autorità iraniane riferiscono di essere impegnate a esaminare una richiesta degli Stati Uniti per riavviare i negoziati. Una conferma in tal senso è giunta anche dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, in visita ufficiale in Russia, dove ieri ha incontrato Vladimir Putin che si dice pronto a mediare per la pace. Lo Stretto resta paralizzato, oltre 30 sono le levi bloccate dagli Usa, mentre 105 petroliere sono ferme nel Golfo Persico con circa 2.400 marittimi a bordo. La situazione continua a condizionare i prezzi del petrolio che hanno ripreso a salire. Sui mercati asiatici il greggio avanza quasi dell'1%, con il Brent sopra 109 dollari, il livello più alto da prima dell'accordo di cessate-il-fuoco.
Tregua fragile in Libano
Intanto la tregua in Libano è sempre più fragile. Quattro persone, tra cui una donna, sono morte, e altre 51, compresi tre bambini, sono rimaste ferite nei raid israeliani ieri nel sud del Paese dei cedri. Due soldati israeliani sono rimasti feriti, uno "seriamente" e uno più lievemente, in un attacco con drone. Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha affermato che la duplice minaccia di razzi e droni di Hezbollah impone la continuazione dell'azione militare dell'Idf. Secondo la stampa libanese il governo di Beirut vuole evitare un incontro diretto tra il presidente, Joseph Aoun, e Netanyahu a Washington per evitare proteste e disordini nel Paese.
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