Gaza, oltre 71 miliardi di dollari per la ripresa e la ricostruzione
Roberto Paglialonga - Città del Vaticano
Occorreranno 71,4 miliardi di dollari (circa 60 miliardi di euro) nel prossimo decennio per la ricostruzione della Striscia di Gaza, dopo una guerra di due anni che ha provocato — secondo le autorità palestinesi controllate da Hamas — oltre 72.000 vittime. È la conclusione a cui arriva un rapporto congiunto di Nazioni Unite, Unione europea e Banca mondiale. La versione finale della “Valutazione rapida dei danni e dei bisogni a Gaza” (Rdna) è stata messa a punto in vista della 9ª ministeriale della Global Alliance per la soluzione dei due Stati e dell'Ad hoc liaison Committee, tenutisi a Bruxelles nei giorni scorsi.
Tra i settori più colpiti sanità, istruzione e agricoltura
Il testo specifica che nei primi 18 mesi saranno necessari "26,3 miliardi di dollari" per "ripristinare i servizi essenziali, ricostruire le infrastrutture chiave e sostenere la ripresa economica". "I danni materiali alle infrastrutture sono stimati in 35,2 miliardi di dollari, mentre le perdite economiche e sociali ammontano a 22,7 miliardi di dollari", si legge ulteriormente nel comunicato, che specifica come il rapporto abbia stabilito che "i settori più gravemente colpiti sono l’edilizia abitativa, la sanità, l’istruzione, il commercio e l’agricoltura".
Oltre 370 mila case distrutte o danneggiate, 50% degli ospedali fuori uso
Nel complesso, secondo lo studio, le abitazioni distrutte o danneggiate sono più di 371.888, mentre oltre il 50% degli ospedali è fuori servizio. Inoltre, quasi tutte le scuole sono state distrutte o danneggiate, con 650.000 bambini che nel corso del conflitto non hanno potuto avere accesso all’istruzione. L’economia del territorio è in una condizione di collasso pressoché totale, con una contrazione dell’84% e un Pil pro capite tra i più bassi del mondo.
Sviluppo umano regredito di 77 anni
Impressionante il numero di profughi e sfollati: circa 1,9 milioni di persone sono state costrette, spesso ripetutamente, ad abbandonare le proprie abitazioni. Oltre il 60% della popolazione non ha più una casa. "L’entità e la gravità delle privazioni in termini di condizioni di vita, mezzi di sussistenza e reddito, sicurezza alimentare, uguaglianza di genere e inclusione sociale hanno fatto regredire lo sviluppo umano nella Striscia di Gaza di 77 anni", quantifica lo studio.
L'immensità dei bisogni a Gaza e in Cisgiordania
Di fronte all’ "immensità dei bisogni", gli sforzi di ricostruzione devono essere condotti parallelamente all’azione umanitaria, affinché si possa garantire una "transizione efficace" da quest’ultima alla ricostruzione su larga scala, che comprenda "sia la Striscia di Gaza che la Cisgiordania", sono le parole delle tre istituzioni.
La ricostruzione guidata dai palestinesi
Il rapporto sottolinea, poi, come la ricostruzione "debba essere guidata dai palestinesi" e includere approcci in grado di supportare "attivamente il trasferimento della governance all’Autorità palestinese", in conformità con la risoluzione 2803 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Con tale risoluzione, a novembre 2025, è stato approvato il piano predisposto dalla Casa Bianca, stabilendo che il “Board of peace”, coordinato dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che sarà responsabile "della guida della ricostruzione di Gaza e del coordinamento del suo finanziamento".
Necesari cessate-il-fuoco duraturo e accesso umanitario
Ue, Onu e Banca mondiale individuano poi la necessità dell’adempimento di alcune "condizioni favorevoli" affinché la risoluzione e la ricostruzione possano essere attuate efficacemente. Tra queste, in particolare, "un cessate-il-fuoco duraturo e una sicurezza adeguata, l’accesso umanitario senza ostacoli, il ripristino immediato dei servizi essenziali", nonché "la libera circolazione di persone, merci e materiali" all’interno, e tra Gaza e la Cisgiordania. "Senza queste condizioni, né la ripresa né la ricostruzione potranno avere successo", si sottolinea.
Una multinazionale di Dubai per gestire i progetti infrastrutturali
Intanto, riferiscono fonti citate dal «Financial Times», rappresentanti dello stesso “Board of Peace”, avrebbero avuto colloqui con la multinazionale statale di Dubai “DP World” in merito alla gestione delle catene di approvvigionamento e ad altri progetti infrastrutturali nella Striscia. Secondo quanto riportato, gli incontri sarebbero serviti anche a valutare la possibilità che l’azienda possa stringere una partnership con il Board per gestire la logistica degli aiuti umanitari e di altri beni destinati a Gaza.
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