Migranti, l'arcivescovo Perego: vergognoso far morire le persone in mare
Alessandro Guarasci - Città del Vaticano
È dedicato alle donne l’edizione 2026 del Festival della Migrazione, in programma dal 5 al 15 novembre 2026 in diverse città italiane, dal titolo “Donne migranti – Vite in movimento tra diritti, cittadinanza, lavoro e culture”, presentato oggi nella sede della Radio Vaticana. Promosso da Fondazione Migrantes della Conferenza episcopale italiana, da Porta Aperta di Modena e da una rete ampia e qualificata di Atenei universitari e di altri enti e organizzazioni, il Festival è uno degli appuntamenti di riferimento a livello nazionale sul tema delle migrazioni, affrontato attraverso linguaggi e prospettive: tavoli di confronto, incontri nelle scuole, workshop, presentazioni, mostre e spettacoli.
In Italia 2,6 milioni di donne migranti
L’edizione 2026 sarà dedicata in particolare al tema delle donne nei percorsi migratori, con l’obiettivo di approfondirne il ruolo, le sfide, i diritti e le forme di resilienza e protagonismo che caratterizzano le esperienze migratorie femminili. Solo in Italia le donne migranti regolarmente presenti sono 2,6 milioni, il 50,9% degli stranieri, e il titolo scelto per il Festival, dicono gli organizzatori, è un modo per rendere onore al ruolo delle donne migranti, che svolgono un fondamentale ruolo, sia nella cura che in molti altri ambiti.
Il cardinale Baggio: le chiese locali collaborano a tutela dei migranti
Per il cardinale Fabio Baggio, sotto-segretario del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, “il mondo non si è certamente dimenticato del tema delle migrazioni, come dimostrano i numeri che spiegano sempre di un fenomeno in continuo movimento. Le migrazioni di massa sono frequenti e popolano il nostro terzo millennio. L'unica cosa è cominciare a lavorare bene per un governo delle migrazioni, che sia su un tavolo multilaterale in cui ci siano tutti seduti, in cui si possa prevedere un governo delle migrazioni a favore di tutti, sia di coloro che accolgono sia di coloro che si spostano. Noi come di Dicastero abbiamo cercato di mettere in moto dall'inizio, con la creazione della sezione migranti e rifugiati, una serie di attività di lavoro sinergiche tra tutte le realtà ecclesiali che stanno lavorando sul territorio. Ci accorgiamo che la risposta delle Chiese locali è stata davvero meravigliosa ed è per questo che vogliamo continuare a rafforzare questo schema di alleanze che vengono a crearsi proprio a livello di popolazioni locali, Chiese locali, agenti pastorali locali”.
Perego, vergognoso far morire le persone in mare
Il presidente della Fondazione Migrantes, monsignor Giancarlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e Abate di Pomposa, indica la necessità di rivedere le politiche europee. “L'azione di Frontex – sottolinea - che doveva essere un'azione di supporto al soccorso, in realtà sta diventando di supporto a quegli accordi con la Libia e con la Tunisia e quindi ai respingimenti, mentre stiamo vedendo come il soccorso sia ancora un'emergenza grave. Così come emergenza grave sono mille morti in tre mesi che non si sono mai avuti dal 2017, quando erano 36.000 le persone che attraversavano il Mediterraneo. Lasciar morire la gente, come abbiamo visto in questo triduo pasquale, in mare è certamente un fatto vergognoso per la politica europea, ma anche per l'Italia”.
Il Festival un evento diffuso sul territorio
Edoardo Patriarca, presidente dell’associazione Festival della Migrazione, aggiunge che “il Festival è un’esperienza che continua e un progetto culturale, sociale e politico diffuso sul territorio. Culturale perché tratta i temi del diritto alla mobilità, un’esperienza che è parte integrante della natura umana; sociale perché guarda alla realtà del nostro Paese così come è: multiculturale, multireligioso, multietnico, per costruire una convivialità delle differenze senza dimenticare le tradizioni. Politico, in quanto i flussi migratori sono un fenomeno strutturale che non deve essere affrontato con emergenza, barriere e paure, ma con politiche lungimiranti e orientate al futuro”.
Ancora sbarchi a Lampedusa
Nel frattempo proseguono gli sbarchi. Nelle ultime ore 163 migranti sono giunti a Lampedusa dopo una serie di interventi di salvataggio in mare coordinati da guardia costiera, guardia di finanza e da un'unita' danese impegnata con Frontex. In totale sono stati individuati e assistiti sei barchini diretti verso l'isola, partiti in gran parte dalla Libia, mentre uno avrebbe lasciato le coste tunisine di Zarzis. A bordo si trovavano gruppi composti da 7 a 45 persone, originarie di Sudan, Afghanistan, Etiopia, Bangladesh, Egitto, Eritrea, Somalia, Ciad, Gambia e Pakistan. Dopo lo sbarco, i migranti sono stati condotti al molo Favarolo per le verifiche sanitarie e successivamente trasferiti all'hotspot di contrada Imbriacola, dove al momento si trovano circa 180 ospiti. Pe l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), oltre 180 migranti sono morti o dispersi negli ultimi naufragi nel Mediterraneo, mentre il bilancio complessivo dall'inizio del 2026 sfiora quota mille vittime.
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