L'evento alla Camera de Deputati nella Sala della Regina L'evento alla Camera de Deputati nella Sala della Regina

Disabilità in Italia, alla Camera la prima relazione del Garante

Nell'intervento di Ieri in Parlamento oltre 1.300 segnalazioni che mostrano difficoltà nell’applicazione concreta dei diritti. Le principali criticità riguardano scuola, sanità e servizi, dove le tutele spesso non si traducono in una reale inclusione

Sara Costantini - Città del Vaticano

Non è solo una relazione, ma un passaggio dalla dichiarazione dei diritti alla loro concreta attuazione. È il cuore dell’incontro alla Camera dei Deputati, nella Sala della Regina, dove, mercoledì 15 aprile, è stata presentata la prima relazione dell’Autorità garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità. Un momento che ha riunito istituzioni e testimonianze, ribadendo che i diritti, se non diventano esperienza quotidiana, restano incompiuti.

La mattinata si è aperta con l’esecuzione dell’Inno di Mameli affidata al tenore Francesco Grillo, accompagnato al pianoforte dal maestro Antonio Camponogara, e con il coro in lingua dei segni italiana dell’Istituto Statale d’Istruzione Specializzata per Sordi “A. Magarotto” di Roma.

Richiamo alla responsabilità

Nel messaggio istituzionale – letto dal moderatore dell’incontro, il giornalista Massimo Caputi – il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha richiamato un principio essenziale: non basta riconoscere i diritti, bisogna renderli effettivi. “Rimuovere ogni ostacolo all’eguaglianza sostanziale è un dovere morale”, ha ricordato. Parole chiare: una società è davvero tale solo quando nessuno resta indietro.

L’Alfiere della Repubblica Aniello Capuano durante la sua testimonianza
L’Alfiere della Repubblica Aniello Capuano durante la sua testimonianza

Storie che interrogano

Ma più delle parole istituzionali, sono state le esperienze concrete a dare profondità all’incontro. L’Alfiere della Repubblica Aniello Capuano, affetto da una malattia rara, progressiva e invalidante, ha raccontato con semplicità e forza ciò che spesso resta invisibile. “Ancora oggi affrontiamo sfide nel quotidiano”, ha detto. Attese, ostacoli ed esclusioni: “In alcune realtà l’inclusione è più una formalità che un dato di fatto”. E poi un episodio, apparentemente piccolo ma rivelatore: “Un giorno sono andato a seguire gli allenamenti di calcio della mia squadra del cuore. Non sono potuto entrare, perché potevano accedere solo sei persone con disabilità e solo se in carrozzina”. È in questi dettagli che si misura la distanza tra ciò che è scritto e ciò che realmente accade.

Numeri che diventano volti

Nella relazione del presidente del collegio dell’Autorità garante Maurizio Borgo, i numeri si trasformano in storie: sono state oltre 1300 le segnalazioni urgenti arrivate in un solo anno. Segnalazioni che non sono state interpretate come pratiche amministrative, ma come squarci di vite, “testimonianze dirette di disfunzioni e possibili discriminazioni”, nelle parole di Borgo. Espressioni di un sistema che ancora fatica a garantire ciò che pure riconosce. Il 2025 è stato l’anno di inizio delle attività dell’Autorità (istituita nel 2024), ma anche di presa di coscienza: il problema, infatti, non è l’assenza di diritti, ma la loro difficoltà a diventare esperienza concreta.

Quando un diritto dipende da un ostacolo

Terapie e terapisti che non possono entrare nelle scuole per un’interpretazione rigida della privacy; insegnanti di sostegno che cambiano continuamente, interrompendo fondamentali relazioni educative costruite con pazienza; situazioni in cui ciò che dovrebbe essere garantito, perché previsto espressamente dalla legge, diventa invece oggetto di negoziazione. “Abbiamo lavorato – ha spiegato Borgo – per trasformare la discrezionalità in diritto esigibile”.

Un sistema che non dialoga

Dietro molte difficoltà c’è una realtà però più ampia: la frammentazione. Sanità, scuola, servizi sociali continuano spesso a procedere separati, come mondi che non si incontrano. E quando il sistema non dialoga, a farne le spese sono le persone con disabilità e le loro famiglie, chiamate a colmare vuoti e a costruire da sole percorsi che invece dovrebbero essere garantiti.

La Ministra per le disabilità Alessandra Locatelli durante il suo intervento
La Ministra per le disabilità Alessandra Locatelli durante il suo intervento

“Non bastano le leggi”

Nel suo intervento, la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli ha richiamato l’attenzione su un punto cruciale: “Non bastano solo le leggi, non bastano nemmeno le risorse”, serve qualcosa di più profondo. “Dobbiamo vedere nelle persone le potenzialità e non i limiti”, una prospettiva che sposta il centro: dalla mancanza alla possibilità, dall’assistenza alla partecipazione.

Questione che riguarda tutti

La disabilità – lo si è ribadito con forza – non è un tema marginale, secondario. Riguarda piuttosto la qualità stessa della convivenza. È il modo in cui una società guarda alla persona nella sua fragilità a rivelare la sua verità più profonda. Non si tratta di “fare spazio” a qualcuno, ma di riconoscere che quel qualcuno è già parte della comunità.

La sfida dello sguardo

Guardando al futuro, il 2026 è stato indicato come un anno di consolidamento per i lavori dell’Autorità e per la sua azione, nella certezza che la sfida decisiva resti quella culturale. “L’autorità garante non può essere un organismo simbolico”, ha ricordato Borgo. E tuttavia, nessuna riforma potrà dirsi compiuta senza un cambiamento più radicale, quello dello sguardo. Perché il vero passaggio non è solo dalle norme ai diritti, ma da una visione che vede il limite a una che riconosce la persona.

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

16 aprile 2026, 08:00