Congo, a Brazzaville una scuola inclusiva
Vincenzo Giardina - Città del Vaticano
"Siamo felici di questo gioiello", sorride Roméo Epepe, direttore della scuola elementare "Saboukoulou". Un bagno può essere un "bijou", soprattutto se è accessibile davvero a tutti.Brazzaville, capitale della Repubblica del Congo: in classe ad alzare la mano e chiedere il permesso per andare in bagno sono ora anche gli alunni con disabilità. Spiega Virginie Bouanga, dell'ong locale Groupement des Intellectuels et Ouvriers Handicapés du Congo (Giohac): "Lavoriamo con le scuole e le comunità per facilitare una piena partecipazione alla vita scolastica e sociale". Un impegno a cui contribuisce Comunità promozione e sviluppo (Cps), organizzazione campana associata alla federazione Focsiv. Alla "Saboukoulou" e in altri 19 istituti scolastici è in corso il progetto "Une approche inclusive du handicap", un'iniziativa co-finanziata dall'Unione Europea e dalla Conferenza episcopale italiana attraverso l'8xmille. Secondo Bouanga, "l'obiettivo è migliorare l'inclusione, garantendo a tutti la possibilità di frequentare le lezioni e vivere la comunità".
Superare i pregiudizi
L'impegno è su più livelli. "La premessa sono gli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, in particolare il numero quattro sull'istruzione e il numero otto sul lavoro dignitoso", sottolinea Ermelinda Onda, responsabile dei progetti di Cps in Repubblica del Congo. "Da un lato, si lavora per superare i pregiudizi sensibilizzando le comunità; dall'altro, si punta sulla formazione professionale, con la trasmissione di competenze trasversali".
Cose semplici, ma importanti
Lo mostrano le foto e i video condivisi da Brazzaville. Ci sono bambini in festa nel cortile della scuola e poi in classe, a lezione: alcuni hanno la testa china mentre scrivono sul quaderno, altri aspettano che la maestra noti il braccio alzato e permetta loro di porre una domanda. Alla "Saboukoulou" il nuovo bagno è semplice, tra pareti in muratura: ha però una pedana che permette di salire senza difficoltà a chi è in sedia a rotelle. Arrivano scatti anche da altre zone della capitale congolese, in particolare dagli "arrondissement" di Ouenzé e Makélékélé. Vivono qui, con le loro famiglie, i circa 200 bambini e ragazzi con disabilità che sono coinvolti nel progetto. C'è poi anche il sostegno al lavoro. "Uno degli impegni è il rafforzamento del centro di formazione Espace de Promotion des Handicapés", sottolinea Onda. "Sono stati attivati corsi di informatica e tecnico-professionali, con focus differenti: dalla gestione economica di piccole attività commerciali alla sartoria e all'edilizia".
Includere, per una società più giusta
Il lavoro resta una sfida in Congo, nonostante il Paese sia ricco di idrocarburi e abbia un reddito pro capite tra i più elevati in Africa. A testimoniare attenzione per i temi della disabilità è stato un primo forum nazionale che si è tenuto a Brazzaville tra il 3 e il 6 dicembre 2024. Marie-Cécile Mboukou-Kimbatsa, ministra degli Affari sociali, della solidarietà e dell’azione umanitaria, aveva rivolto un appello: "La questione dell’inclusione non deve più essere percepita come un'idea astratta, ma come una necessità per costruire una società giusta ed equa". Sull'argomento è tornato di recente il quotidiano Les Echos du Congo Brazzaville. In un servizio firmato da Jean-Jacques Jarele Sika si parte da un presupposto che vale per il Congo e può valere anche per tanti altri Paesi, in Africa o in Europa. "Il primo ostacolo che le persone con disabilità incontrano a Brazzaville è spesso di natura fisica", annota il cronista: "Molti marciapiedi restano troppo stretti per consentire il passaggio di una sedia a rotelle e alcune strade dissestate complicano notevolmente la mobilità delle persone a mobilità ridotta". Una presa di coscienza da cui ripartire, non solo a Brazzaville.
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