Il momento di un incontro collaterale alla conferenza alla quale ha partecipato anche Iglesias y Minería Il momento di un incontro collaterale alla conferenza alla quale ha partecipato anche Iglesias y Minería

Colombia, a Santa Marta il primo summit internazionale per dire no a petrolio e gas

Nella cittadina colombiana di Santa Marta, delegazioni di 50 Paesi e rappresentanti di Ong, società civile e membri di diverse Chiese cristiane e confessioni religiose discuteranno fino al 29 aprile di come realizzare una transizione ecologica senza far più affidamento ai combustibili fossili. Alberto Franco Giraldo, religioso redentorista colombiano e responsabile della Iglesias y Minería in Colombia: "Le soluzioni non possono provenire dallo stesso sistema che genera le crisi"

Federico Piana - Città del Vaticano

Il futuro della transizione ecologica del mondo un p0’ si gioca anche a Santa Marta, in Colombia. Questa cittadina adagiata sul Mar dei Caraibi che alle spalle è protetta dalla Sierra Nevada de Santa Marta, massiccio montuoso esteso come il Veneto, sta ospitando la prima conferenza internazionale nella quale i delegati di 50 Paesi ed esponenti di organizzazioni della società civile, Ong, e rappresentanti di Chiese e fedi diverse stanno discutendo di un obiettivo ambizioso ma non più rinviabile: abbandonare definitivamente i combustibili fossili per imboccare strade diverse, non caratterizzate dall’uso di carbone, petrolio e gas, principali responsabili del disastroso cambiamento climatico.

Scelte mirate

L’evento, che si concluderà il prossimo 29 aprile dopo sei giorni di dibattiti, conferenze, seminari, è stato fortemente voluto dal governo olandese e da quello colombiano. Non è un caso che come sede di svolgimento dei lavori di questo  primo, storico, summit  si sia scelta proprio la Colombia, in particolare Santa Marta. La cittadina a nord della capitale, Bogotà, è diventata nel tempo il principale crocevia per l’esportazione di carbone destinato a tutta l’America del sud. Mentre la Colombia ha un’economia fortemente dipendente dai combustibili fossili. E sta cercando disperatamente un’alternativa.

Convinzioni condivise

«La convinzione del presidente colombiano, Gustavo Petro, è che proprio i combustibili fossili siano la causa principale della crisi ambientale che sta mettendo a rischio la vita sul nostro pianeta. Un punto di vista condiviso da molte nazioni anche se alcuni governanti non lo vogliono ammettere». Alberto Franco Giraldo, religioso redentorista colombiano e responsabile della Iglesias y Minería in Colombia — rete ecumenica che cerca di affrontate le sfide poste dagli impatti e dalle violazioni dei diritti socio-ambientali causati dalle attività minerarie — risponde ai media vaticani mentre è impegnato a seguire l’evento.

Concetti-chiave

I dibattiti che si sono svolti finora, racconta, hanno ruotato intorno ad alcuni concetti-chiave: «Prima di tutto, il fatto che le soluzioni non possono provenire dallo stesso sistema che genera le crisi. In secondo luogo, che le soluzioni non si trovano nei “business verdi” che cercano solo di modificare attività senza toccare le cause della crisi e senza assumersi le responsabilità delle proprie azioni e decisioni. E poi che non può esserci transizione energetica senza giustizia climatica e senza giustizia sociale, senza ascoltare il grido della Terra e il grido dei poveri. Infine, che il modello e la logica estrattivista, che hanno creato il problema, non possono essere parte della soluzione. Il cambiamento necessario per risolvere la crisi non sarà possibile senza trasformazioni sociali, culturali e spirituali».

Pericoli imminenti

Recentemente, in vista della conferenza di Santa Marta, la rete Iglesias y Minería, con un documento, aveva avvertito che la corsa agli armamenti, l’aumento delle guerre — quelle in Ucraina ed in Medio Oriente in testa — così come l’estrazione sfrenata di minerali critici e terre rare «generano un maggiore consumo di combustibili fossili, emissioni di gas serra e una distruzione accelerata della natura. Il genocidio e l'ecocidio non sono causati solo dai conflitti ma anche dal sistema estrattivista che li sostiene». E padre Alberto Franco Giraldo non si tira indietro,   dei responsabili fa nomi e cognomi: «Il capitale finanziario, le multinazionali, i governi del Nord del mondo, le piccole élite del Sud del mondo. Che vogliono conservare i capitali e i privilegi accumulati nel corso della storia attraverso guerre, violenze, ricatti».

Alternativa possibile

Ma un’alternativa è davvero possibile? Pare di sì, ad ascoltare il religioso redentorista. «Le comunità indigene locali stanno dimostrando che una vera transizione ecologica si basa sulla  produzione alimentare diversificata ed ecologica; su energie autonome, cura dell'acqua, delle foreste, bassa impronta di carbonio. È necessario rendere visibili queste alternative, sostenerle economicamente e tecnicamente, creare reti di scambio equo. Ma bisogna soprattutto riconoscere e valorizzare le spiritualità delle comunità indigene in relazione alla nostra madre Terra».

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

27 aprile 2026, 14:48