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Almeno 20 morti nell'attacco sull'autostrada Panamericana Almeno 20 morti nell'attacco sull'autostrada Panamericana  (ANSA)

Colombia, 20 morti per un attentato contro un bus nel Cauca

L’esercito colombiano sostiene che il sanguinoso attacco avvenuto sabato nel sud-ovest sia opera dello Stato maggiore centrale (Emc), la principale fazione dissidente delle Farc. La questione sicurezza infiamma il dibattito politico in vista delle elezioni presidenziali del 31 maggio

Davide Dionisi - Città del Vaticano

È di venti morti, tutti civili, il bilancio definitivo della strage avvenuta sabato scorso sulla Via Panamericana, nel dipartimento colombiano del Cauca, nel sud-ovest del Paese. Presunti dissidenti delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) hanno lanciato un cilindro carico di esplosivo verso un autobus nel tratto noto come El Túnel, nel comune di Cajibío, distruggendo anche altri quindici veicoli in transito e un tratto della carreggiata. I dettagli del massacro sono stati resi noti dall’Istituto di medicina legale della Colombia in un comunicato ufficiale, secondo cui i corpi apparterrebbero a quindici donne e cinque uomini, tutti maggiorenni. Quindici vittime sono state identificate e i resti consegnati ai familiari. Per le restanti cinque è ancora in corso il processo tecnico di identificazione. 

I gruppi dissidenti delle Farc

L’esercito colombiano non ha dubbi: gli attentatori appartengono allo Stato maggiore centrale (Emc), la principale fazione dissidente delle Farc, guidata da Néstor Gregorio Vera, alias Iván Mordisco, l’uomo più ricercato della Colombia. Segnali inquietanti erano arrivati nei giorni precedenti l’attentato di El Túnel. Con le stesse modalità erano state colpite unità militari a Cali e Palmira, nel vicino dipartimento di Valle del Cauca. L’obiettivo principale era il radar dell’Aeronautica Civile a Cerro Santana, nel comune di El Tambo. 

Verso le elezioni di fine maggio

La strage di Cajibío avviene a poco più di un mese dalle elezioni presidenziali del 31 maggio. Il presidente Gustavo Petro ha condannato l’attacco definendo «terroristi» gli attentatori che, a suo dire, cercano di «generare paura di massa nella popolazione attraverso la violenza».  L’attentato è avvenuto a poche ore dalla visita del presidente Petro in Venezuela, nel corso della quale è stato annunciato un accordo di cooperazione militare con Caracas per liberare le zone di confine dai gruppi paramilitari coinvolti in attività illegali, come il traffico di droga e di minerali preziosi.  La questione sicurezza è subito finita al centro degli scontri verbali tra i candidati in corsa per le presidenziali. Iván Cepeda, del Pacto Histórico, ha condannato l’attacco ma ha anche sollevato la questione di una possibile strumentalizzazione: «È profondamente preoccupante che queste azioni terroristiche si verifichino nelle regioni del sud dove esiste un ampio sostegno al nostro progetto politico». A stretto giro la risposta della candidata di Centro Democrático, Paloma Valencia: «Il Paese non merita che si distolga l’attenzione insinuando che ciò miri a favorire determinati settori politici. È giunto il momento di ammettere che la pace totale è fallita». Sergio Fajardo, del partito centrista Dignidad y Compromiso, ha espresso solidarietà alle vittime e chiesto una revisione urgente della politica di sicurezza, mentre l’ex presidente, Iván Duque, ha parlato di «conseguenze di una politica di appeasement» che avrebbe indebolito le capacità offensive dello Stato. 

Violenze e diritti umani

La questione della sicurezza è destinata a rimanere al centro della campagna elettorale in vista delle presidenziali, in un contesto delicato in cui i negoziati con l’Esercito di liberazione nazionale (Eln) sono bloccati, mentre quelli con le fazioni dissidenti delle Farc procedono a singhiozzo, e la violenza nel Cauca e nella Valle del Cauca non accenna a diminuire. Il 26 febbraio scorso erano scese in campo le Nazioni Unite, chiedendo al governo colombiano di rafforzare le garanzie di partecipazione democratica e di accelerare l’attuazione dell’accordo di pace del 2016, ancora largamente incompiuto. Il rapporto annuale dell’Ufficio dell’Alto Commissario per i diritti umani è eloquente: nel 2025 sono stati uccisi 99 difensori dei diritti umani e si sono verificati 53 massacri. E il quadro più allarmante è proprio quello di Cauca e Valle del Cauca, dove nel 2025 si sono registrati 44 attacchi con esplosivi: 21 civili e otto membri delle forze dell’ordine uccisi, 206 feriti. Nella città di Cali quattro attentati hanno causato 12 morti tra i civili, tra cui un minore, e circa 150 feriti.

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27 aprile 2026, 13:58