Colloqui sospesi fra Stati Uniti e Iran, ma Trump proroga la tregua
Paola Simonetti – Città del Vaticano
Tutto congelato fra Stati Uniti e Iran. Almeno fino a quando Teheran non presenterà una sua proposta per un’intesa di pace. Questa la posizione del presidente americano, Donald Trump, che fa saltare i colloqui che erano previsti per oggi in Pakistan, decidendo però di dare seguito alla richiesta di prorogare il cessate-il-fuoco.
La posizione dell’Iran
Una mossa che l’Iran giudica strategica, un modo per “guadagnare tempo in vista di un attacco a sorpresa", secondo Teheran che ha già chiarito di non essere intenzionata a trattare sui programmi nucleare e missilistico, anche fosse tolto il blocco navale a Hormuz. "Anche se il divieto fosse revocato, la nostra partecipazione ai negoziati deve essere subordinata alla condizione che non vengano sollevate questioni che violino la nostra indipendenza e dignità– ha sottolineato Teheran -, prime fra tutte le nostre capacità difensive e missilistiche, nonchè le nostre capacità e conoscenze nucleari". Intanto, arriva la conferma, dopo molta incertezza, anche della sospensione del viaggio del vicepresidente Usa, JD Vance, in Pakistan. Secondo fonti americane, Trump starebbe valutando di cancellarlo definitivamente.
Islamabad ringrazia
Il Pakistan, Paese cruciale in questa mediazione mediazione, plaude alla decisione statunitense di estendere temporalmente la tregua come proposto dallo stesso Islamabad, “al fine di consentire agli sforzi diplomatici di proseguire il loro corso” ha dichiarato il premier pakistano, Shehbaz Sharif, che ha aggiunto di voler continuare il suo impegno per una soluzione negoziata e di sperare che si concluda un “accordo di pace” globale per porre fine in modo permanente al conflitto".
Gli scontri in Libano
La pace che resta lontana in Libano: le forze israeliane hanno colpito postazioni Hezbollah nel sud del Paese in risposta, a loro dire, al lancio di razzi contro i loro soldati nella zona. Un altro attacco di droni effettuato all'alba di oggi dall’esercito israeliano alla periferia di Jabbour, nella Beqaa occidentale, nell'est del Paese, ha ucciso una persona e ne ha ferite due, mentre migliaia di sfollati interni restano senza beni di prima necessità e alloggi sicuri.
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