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Il presidente cinese Xi Jinping a Pechino durante un vertice con il principe ereditario di Abu Dhabi Il presidente cinese Xi Jinping a Pechino durante un vertice con il principe ereditario di Abu Dhabi  (ANSA)

Cina: un piano in quattro punti per risolvere la crisi tra Usa e Iran

Il presidente cinese Xi propone un piano in 4 punti per cercare di risolvere la crisi tra Usa e Iran. Sostegno all'iniziativa dal presidente del governo spagnolo Sanchez, in visita a Pechino. Intanto il Pakistan pronto a ospitare un secondo round di colloqui prima della fine della tregua: incontro tra i team negoziali forse già entro la fine della settimana. Rimane il nodo del nucleare iraniano e del blocco ai programmi di arricchimento dell'uranio

Roberto Paglialonga - Città del Vaticano

Diplomazie in pressing per cercare di arrivare a un accordo tra Stati Uniti, Israele e Iran. Il Pakistan ha proposto di ospitare un secondo round di colloqui a Islamabad nei prossimi giorni, prima della fine del cessate-il-fuoco il 21 aprile, secondo quanto riferito all’Associated Press da due funzionari pakistani che hanno chiesto di mantenere l’anonimato. Incontro che — ha confermato un funzionario dell’ambasciata iraniana in Pakistan, ripreso dalla Reuters — potrebbe tenersi tra i team negoziali di Washington e Teheran già entro questa settimana o all’inizio della prossima, anche perché prima dello stallo del fine settimana scorso, a Islamabad si era arrivati a completare circa l’80% dell’accordo tra le parti.

Riyad: riaprire lo Stretto di Hormuz

Da Riyad, poi — nel timore che l’Iran, per ritorsione, possa chiedere allo Yemen di chiudere anche il passaggio di Bab el-Mandeb — hanno intimato a Washington di tornare ai negoziati e revocare il blocco nello Stretto di Hormuz (entrato in vigore ieri pomeriggio in aggiunta a quello già messo in atto dagli iraniani).

La proposta cinese

Intanto, il presidente cinese, Xi Jinping, incontrando a Pechino il principe ereditario di Abu Dhabi, Khaled bin Mohamed bin Zayed Al Nahyan, riporta l’agenzia di stampa Xinhua, ha presentato un piano in 4 punti per la pace e la stabilità in Medio Oriente. Questo prevederebbe il sostegno ad alcuni principi di base: la coesistenza pacifica degli Stati del Golfo; la sovranità nazionale; lo stato di diritto internazionale; e il coordinamento tra sviluppo e sicurezza. Un sostegno all’iniziativa cinese è arrivato dal presidente del governo spagnolo, Pedro Sánchez, al termine di una visita a Pechino (dove oggi è arrivato anche il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov), nella quale ha sottolineato che "la Cina può svolgere un ruolo importante".

Venerdì a Parigi conferenza dei Paesi non belligeranti

L’Eliseo ha annunciato che il presidente francese, Emmanuel Macron, e il premier britannico, Keir Starmer, presiederanno venerdì a Parigi una conferenza che riunirà i Paesi non belligeranti disposti a partecipare a una missione nello Stretto per proteggere la navigazione "quando le condizioni di sicurezza lo consentiranno".

Il nodo dell'arricchimento dell'uranio iraniano

Quanto al tema del nucleare, l’Iran ha inviato una risposta formale agli Usa lunedì, proponendo una sospensione di massimo 5 anni dei propri programmi di arricchimento dell’uranio. L’offerta, riportata da «The New York Times», sulla base di fonti diplomatiche di Teheran e Washington, rappresenta però uno scostamento significativo rispetto ai 20 anni di blocco richiesti dalla delegazione americana durante i recenti colloqui di Islamabad, tanto che l’amministrazione statunitense l’avrebbe già respinta, giudicandola insufficiente. Tuttavia, i canali di comunicazione restano aperti, confermano da Axios.

Le ripercussioni sull'economia globale

Nel frattempo, l’onda d’urto del conflitto in Medio Oriente sta scuotendo le fondamenta dell’economia globale con effetti profondamente diseguali. È quanto emerge da una nota congiunta rilasciata oggi a Washington dai vertici dell’Agenzia internazionale dell’Energia (Iea), del Fondo monetario internazionale (Fmi) e della Banca mondiale. Il peso maggiore — scrivono — ricade sulle spalle dei paesi importatori di energia, con una criticità estrema per le nazioni a basso reddito. E l’aumento dei prezzi di materie prime fondamentali come petrolio, gas e fertilizzanti rischia di innescare nuove spirali inflattive e crisi alimentari. Anche la Fao ha ammonito che "la crisi di Hormuz può innescare una catastrofe alimentare". Mentre la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha denunciato come il costo dell’energia sia aumentato del 22% dall’inizio guerra, chiudendo però alla possibilità di una sospensione del Patto di stabilità europeo.
 

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14 aprile 2026, 13:27