Al via in Pakistan i colloqui tra Usa e Iran. Trump chiede la rinuncia alle armi nucleari
Marco Guerra – Città del Vaticano
Entrambe le delegazioni sono arrivate a Islamabad per i colloqui di pace che prenderanno il via oggi; quella iraniana, composta da 71 persone, è guidata dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e dal ministro degli esteri Abbas Araghchi. Il team Usa, è animato dal vicepresidente JD Vance, l’inviato speciale della Casa Bianca, Steve Witkoff, e il genero di Trump, Jared Kushner.
Posizioni lontane tra le parti
Alla vigilia la squadra negoziale di Teheran ha chiesto che lo stop degli attacchi al Libano, dove continuano i bombardamenti israeliani, e lo sblocco degli asset iraniani prima dell’inizio dei negoziati. Ha parlato anche Vance dicendo di aspettarsi un esito positivo. Trump dal canto suo ha sottolienato che la questione chiave per un buon accordo con l'Iran sia "niente armi nucleari". Ma le posizioni restano lontane: Washington ha elaborato un piano in quindici punti che include la rinuncia iraniana alle armi nucleari e la riapertura dello Stretto di Hormuz. L'Iran ha fatto circolare una propria proposta in dieci punti che prevede, tra l'altro, il riconoscimento formale del controllo sullo Stretto, riparazioni di guerra e la revoca totale delle sanzioni.
Ancora raid in Libano
Israele e Libano concordano di incontrarsi la prossima settimana a Washington, ma l’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti avverte: nessuna tregua con Hezbollah. L'organizzazione sciita filo-iraniana da parte sua ha esortato il governo libanese a disertare i negoziati diretti con Israele dopo la morte di 13 membri delle forze di sicurezza libanesi a Nabatiyeh avvenuta ieri. Intanto sul terreno non si fermano i raid di Israele. Le forze di difesa israeliane (Idf) hanno fatto sapere di avere colpito diversi lanciatori utilizzati dal gruppo sciita libanese filo-iraniano di Hezbollah per sparare missili contro il Nord di Israele.
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