Israele apre ai negoziati con il Libano, ma proseguono i raid contro Hezbollah
Roberta Barbi – Città del Vaticano
Sembra esserci la pressione della Casa Bianca dietro l’apertura del premier israeliano Netanyahu ad avviare negoziati con il Libano, che secondo indiscrezioni potrebbero iniziare la prossima settimana nel Dipartimento di Stato Washington, con la partecipazione degli ambasciatori israeliano e libanese negli Stati Uniti. Una riduzione dei bombardamenti di Israele sul Libano, infatti, sarebbe una condizione preliminare per i negoziati tra Usa e Iran che si apriranno domani a Islamabad, mentre il proseguimento del conflitto potrebbe rafforzare la posizione negoziale di Teheran o addirittura farla abbandonare i colloqui.
La gestione dello Stretto di Hormuz
L’apertura del round di trattative domani in Pakistan è messa a rischio anche dalla gestione che Teheran starebbe facendo dello Stretto di Hormuz, denunciata dal presidente americano Trump: “Non era questo l’accordo”, ha tuonato in relazione alla decisione iraniana di far transitare al massimo 15 navi al giorno. La riapertura senza restrizioni dello Stretto era la condizione principale posta dagli Stati Uniti per l’apertura dei negoziati.
Il fronte del Libano
Intanto Israele prosegue le operazioni in Libano contro Hezbollah, avendo dichiarato di non avere alcuna intenzione di interromperle, anche se, secondo indiscrezioni, gli attacchi nei prossimi giorni potrebbero essere limitati. Nonostante ciò, e nonostante la condanna di buona parte della comunità internazionale, dall’Europa a Mosca, da Ankara al Pakistan, i raid israeliani insistono sul sud del Libano, in particolare sulle città di Sidone e Nabatieh, Sarafand e Haneen. In senso contrario, dall’alba di oggi, l’allerta antiaerea si è attivata in tutto Israele, compresa l’area commerciale di Tel Aviv e la città costiera di Ashdod, a causa di missili lanciati da Hezbollah che hanno raggiunto anche la Galilea.
La situazione a Beirut
Le Nazioni Unite avevano appena dichiarato di accogliere con favore “qualsiasi negoziazione diretta tra Israele e Libano”, che l’esercito israeliano ha emesso un nuovo ordine di evacuazione per i sobborghi meridionali di Beirut dove si troverebbe proprio un ufficio dell’Onu. In questa zona, inoltre, la situazione è particolarmente critica, perché qui, soprattutto nell’area di Jhnah, sono ospitati molti sfollati provenienti da altri quartieri della città e soprattutto si trovano due ospedali che stanno lavorando in condizioni molto difficili dopo l’intenso bombardamento di mercoledì scorso che ha causato oltre mille feriti. L’Organizzazione mondiale della sanità ha espresso forte preoccupazione per quanto sta accadendo e ha denunciato la condizione di almeno 450 pazienti che non avrebbero accesso ad alternative dal punto di vista sanitario.
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