Tregua Usa-Iran a rischio per gli attacchi di Israele in Libano
Roberta Barbi – Città del Vaticano
La concentrazione era ormai tutta sull’avvio dei negoziati tra Stati Uniti e Iran sabato 11 aprile a Islamabad, quando la tregua raggiunta ieri ha iniziato a vacillare. Secondo il Pakistan, Paese mediatore, l’accordo di cessate il fuoco comprendeva anche il Libano, ma per il presidente americano Donald Trump e soprattutto per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu non era così.
Maxi operazione in Libano
Israele, proprio nel primo giorno di tregua, ha sferrato ieri quello che ha definito “la più grossa ondata di raid su Hezbollah” concentrando il fuoco su Beirut e sul sud del Paese, causando in tutto 254 morti e 1.165 feriti. In risposta alla violazione del cessate il fuoco, Hezbollah ha annunciato un lancio di razzi contro il nord di Israele.
La reazione dell’Iran
L’attacco ha scatenato la protesta dei Pasdaran iraniani, alleati della milizia sciita libanese, che ora sta valutando se disertare o meno i colloqui di pace e se riprendere i raid contro Israele, mentre ha chiuso al traffico delle navi lo Stretto di Hormuz, unica condizione di Trump per l’entrata in vigore della tregua.
La comunità internazionale
Contro questa nuova escalation sono intervenuti molti leader europei, oltre al segretario generale dell’Onu Guterres che lancia un appello alle parti affinché si fermino e definisce le operazioni in Libano “un grave rischio per il cessate il fuoco e per gli sforzi volti a raggiungere una pace duratura e globale nella regione”. Le Nazioni Unite hanno fornito un altro bilancio drammatico, secondo il quale a marzo il numero degli sfollati è salito a 1.1 milioni di persone, pari a circa un quinto della popolazione totale. Il fenomeno coinvolgerebbe circa il 15.5% del territorio del Paese dei Cedri.
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