Greenaccord, i cambiamenti climatici generano eco-ansia tra i giovani
Luca Collodi - Treviso
Il Forum internazionale di Greenaccord, in corso a Treviso fino al 21 marzo sul tema “Costruire il futuro insieme – Un’umanità nuova con sete di futuro”, è caratterizzato dal tema della bellezza, declinato nei vari aspetti della vita quotidiana: della natura, dell’arte, dell’economia e del benessere. “Papa Francesco - spiega Alfonso Cauteruccio, presidente di Greenaccord - nella Laudato si' dedica una parte dell'enciclica proprio alla bellezza, perché la bellezza non è solo un fatto estetico”. Il degrado ambientale, prosegue, "induce all'aggressività come provato anche da ricerche scientifiche. Dove invece c'è bellezza nasce e si sviluppa altra bellezza. Coltivare la bellezza significa favorire relazioni positive e poi la bellezza arriva dritta al cuore che non è solo la parte sentimentale, ma anche il luogo dove si decidono le cose e dove si fa discernimento”.
I giovani e l'eco-ansia
I giovani italiani, spiega ancora Cauteruccio, vivono una sorta di 'eco-ansia', generata dalle conseguenze dei cambiamenti climatici, che li induce a mutare gli stili di vita e a vivere preoccupazione per il fuguro. "Tristezza, ansia, angoscia, sintomi depressivi - aggiunge - sono queste le reazioni emotive, cognitive e a volte anche fisiche che i giovani provano in risposta alla crisi climatica e al cambiamento climatico, in relazione alle previsioni pessimistiche sul futuro". L'eco-ansia, come spiega la psicologa Ferìde Sheshi, è stata analizzata dallo studio dell’Istituto Toniolo che ha coinvolto circa quattromila ragazzi e giovani adulti dai 18 ai 35 anni, e che ha registrato "reazioni che possono portare a cambiamenti di stile di vita meno consumistici e meno impattanti sull’ambiente, ma anche a una scarsa fiducia nella pianificazione del futuro. Ad essere decisiva è anche la narrazione sulla crisi climatica, spesso più concentrate sul catastrofismo che sulle azioni concrete che si possono attuare per attenuare il fenomeno".
La foresta modello economico
“Il modello della foresta vetusta, cioè resistente, come contesto economico - spiega Lamberto Diezzi, presidente di Prometeo in Venezia, Centro di Innovazione e Ricerca - ci viene dal Magistero della Laudato si' che fa del suo concetto centrale l’ecologia integrale. L’ambiente non è isolato e va inteso con altre dimensioni che interessano l’uomo come la cultura, politica ed economia. È un ecosistema della cura e della responsabilità. Le foreste vetuste sono l’esempio di questo”. Gli studi più recenti, quindi, confermano "che la chiave sta nella cooperazione, nei rapporti solidali che si realizzano nelle foreste vetuste, dove tronchi e rami collaborano e le radici trasferiscono nutrienti allo stesso tronco”. Ciò, precisa Dezzi, potrebbe essere un modello "per una competizione economica e sociale integrata con relazioni interdipendenti, proprio come la vita nella foresta vetusta. È un suggerimento, una provocazione per pensare nuovi modelli di sviluppo economico. La questione ambientale non è isolata come la questione economica e l’agire economico ha ripercussioni sulla salute, cultura e ambiente in un percorso virtuoso per il bene comune”.
Il confort naturale del legno
A spiegare la bioedilizia è Giovanna Fongaro, amministrazione di FBE: "Riprende i materiali del passato, i materiali della terra a km zero: sassi, legno, mattoni. Il legno crea qualità di vita ed è l’unico materiale in edilizia che produce ossigeno, sia nella crescita che nella lavorazione: non è energivero e non si butta mai via niente”. La domanda di edifici in legno è tra l'altro in aumento e soprattutto tra i giovani, ad essere prodotti sono case, condomini, scuole, opere pubbliche e municipi, oltre a palestre e auditorium. "Il legno è un materiale di alta qualità per essere abitato e riusciamo a montare una casa di tre piani in due settimane con tre uomini al lavoro, perché ha una fabbricabilità elevatissima”.
Il cibo sostenibile e il clima
“Lavoro in un territorio bello ma fragile come la laguna di Venezia: un territorio antropico. L’uomo infatti ha modificato Venezia fin dal 1500". Lo spiega Chiara Pavan, chef stellata di Venezia, che indica come sul cibo "gli eventi climatici influiscono a partire dalla biodiversità. Pensiamo alla presenza dei pesci nella laguna: oggi seppioline e anguille sono scomparse. C’è poi stata la siccità del 2022 che ha cambiato la possibilità di produrre le verdure, cambiamenti dovuti alla percentuale di sale nel terreno”. Tutto questo porta alla mancanza di materie prime che impatta sull'economia agricola locale e che manda in difficoltà pescatori e aziende. "La mia scelta come chef - prosegue Pavan - è quella di raccontare attraverso i vari menu i cambiamenti climatici con prodotti locali che in quel momento ci sono, rispetto ad altri che non ci sono più. È’ una scelta informativa attraverso il cibo: chiediamoci della provenienza di ciò che mettiamo nei piatti. Servono scelte consapevoli utilizzando prodotti stagionali a km zero, favorendo i mercati dei contadini locali”
Viticultura
Il prosecco è lo spumante che rappresenta il territoro del Veneto e Trentino, nella versione bianco e rosè, produzione che sul territorio ha un forte impatto sociale e comunitario. L'anno scorso sono state prodotte oltre un milione di bottiglie. A indicarlo è Leonardo Campigotto, tecnico area sostenibilità Consorzio Doc Prosecco, che sottolinea come "l'aspetto della sostenibilità è rappresentato dalla cura del vigneto e della cantina e si esprime nella sostenibilità sociale ed economica. L'importanza della sostenibilità economica è fondamentale per rafforzare la gestione sociale e della comunità". "Ad oggi - conclude Campigotto - siamo 12mila produttori, con aziende condotte a livello familiare. La denominazione doc nasce nel 2009 e le attività di ricerca per la sostenibilità partono da allora. Ad oggi lavoriamo per un sistema di gestione virtuosa che comunichi l'impegno delle aziende e del consorzio in tema di ambiente, valorizzando ricerca e innovazione. Valutando procolli che consentono di ridurre l'impatto idrico e l'uso del suolo, con l'utilizzo di prodotti a basso impatto chimico per il vigneto, riducendo il numero dei trattamenti".
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