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L'isola di Qeshm situata nello Stretto di Hormuz (Reuters) L'isola di Qeshm situata nello Stretto di Hormuz (Reuters) 

Tensione Stati Uniti-Ue sullo Stretto di Hormuz. Si dimette il capo dell'antiterrorismo Usa

No di Bruxelles alla richiesta degli Usa di partecipare alle operazioni nello Stretto di Hormuz. "L'Europa non fa parte di questa guerra", ha detto Kallas. Ancora pesanti raid israeliani e statunitensi su Iran e Libano; Teheran risponde colpendo basi Usa in Bahrein, Qatar ed Emirati. Una scheggia di un missile iraniano intercettato cade nei pressi della Basilica del Santo Sepolcro

Roberto Paglialonga - Città del Vaticano

Cresce la tensione tra l'aministrazione Usa e i membri europei dela Nato dopo il rifiuto di diversi Paesi - Germanie e Francia in testa - di lasciarsi coinvolgere nelle operazioni militari per sbloccare il transito attraverso lo Stetto di Hormuz. "Non sono sorpreso dalla loro reazione, - ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sul proprio social network - perché ho sempre considerato la Nato, nella quale spendiamo centinaia di miliardi di dollari all'anno, una strada a senso unico: noi li proteggiamo, ma loro non fanno nulla per noi, soprattutto in caso di bisogno". Nel suo post poi ha criticato anche Giappone, Australia e Corea del Sud per non aver accolto la sua richiesta di sostegno militare. 

Le dimisisoni del direttore dell'anti-terrorismo Usa

Un'ulteriore difficoltà per la casa Bianca arriva dalle dimisisoni di Joe Kent, capo del Centro per l'antiterrorismo americano. Kent ha motivato il proprio gesto in aperta polemica con la teoria che l'Iran rappresenrasse una minaccia diretta per gli Usa. "E' chiaro - ha affermato su X - che questa guerra è stata iniziata per la pressione di Israele e della sua potente lobby americana". Commentanto la decisione di Kent, il presidente Trump ha espresso pubblicamente la propria soddisfazione.

Merz: questa guerra non è una questione della Nato

Nella serata di ieri sono state nette le parole di diversi leader del Vecchio continente. Dopo il premier britannico, Keir Starmer, che ha sottolineato "non entreremo in una guerra ad ampio raggio", sono arrivate le dichiarazioni di Friedrich Merz, che ha allargato lo sguardo all’Alleanza atlantica. "È sempre stato chiaro che questa guerra non è una questione della Nato", ha detto il cancelliere tedesco, osservando che "non c’è mai stata una decisione comune su se iniziare o meno questa guerra". Pertanto, con riferimento alla Germania, ha ribadito nel corso di una conferenza stampa con il premier olandese, Rob Jetten, che Berlino "non parteciperà, lo abbiamo detto dal primo giorno e questa resta la posizione del governo", né "parteciperemo con mezzi militari per garantire la libertà di navigazione nello Stretto".

Tajani: puntare sul dialogo, l'Italia non cambia posizione

Anche il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, in una intervista al «Corriere della Sera», ha detto di voler puntare sul dialogo per risolvere lo stallo a Hormuz, sottolineando che l’Italia non intende cambiare posizione nonostante le sollecitazioni internazionali.

Ue: obiettivi politici non chiari, missione Aspides non cambia

Una posizione unitaria dei Paesi Ue è stata espressa anche dall’Alto rappresentante per la Politica estera, Kaja Kallas, la quale, arrivando ieri al Consiglio Affari esteri, ha dichiarato che "gli obiettivi di questa azione militare devono essere definiti da coloro che hanno iniziato questa guerra. L’Europa non fa parte di questa guerra. Non abbiamo iniziato questa guerra, la guerra e gli obiettivi politici non sono chiari". Aggiungendo poi come Hormuz si collochi "fuori dal raggio di azione della Nato". Meglio, dunque, lavorare "a una soluzione diplomatica, anche se il problema è che ci sono diversi attori coinvolti". Per questo, ha ribadito stamane, "attualmente non c’è interesse per cambiare il mandato della missione Aspides", ovvero, l’operazione diplomatico-militare di sicurezza marittima promossa da Bruxelles, in risposta agli attacchi houthi contro le navi nel Mar Rosso.

Israele: ucciso il segretario del Consiglio supremo Larijani

Sul campo, intanto, la guerra prosegue sui due fronti, iraniano e libanese. L’Idf ha fatto sapere di aver ucciso in un raid su Teheran il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale dell’Iran, Ali Larijani anche se non vi è ancora alcuna conferma da parte di Teheran. Dopo la diffusione di questa notizia, è stato pubblicato su Telegram di Larijani un messaggio social in occasione del funerale degli 84 marinai della IRIS Dena: "Il martirio è un sacrificio per la nazione". In un bombardamento notturno sarebbero morti anche il capo delle forze Basij, Golam Reza Soleimani, e il suo vice. Attacchi sono stati condotti su vasta scala, oltre che sulla capitale, anche sulle città di Tibriz e Shiraz.

L'Iran attacca basi Usa in Bahrein, Qatar ed Emirati

Da parte sua l’Iran ha attaccato basi Usa in Bahrein, Qatar ed Emirati Arabi Uniti (una persona è morta per i detriti di un ordigno), ma missili sono stati lanciati anche verso Israele. Alcuni sarebbero caduti a pochi metri dall’ufficio di Benjamin Netanyahu a Gerusalemme. A Baghdad colpiti l’ambasciata Usa e un hotel dove alloggiava personale anche italiano.

Scheggia di missile caduta nei pressi del Santo Sepolcro a Gerusalemme

Una scheggia proveniente da una raffica di missili intercettata è caduta nei pressi della Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme. Il Patriarcato greco-ortodosso di Gerusalemme ha riferito che la scheggia è caduta sul tetto del Patriarcato stesso. Sul suo account X l'ambasciata israeliana presso la Santa Sede ha accusato l'Iran di lanciare "missili contro i luoghi sacri di Gerusalemme, mettendo in pericolo ebrei, musulmani e cristiani".

Ancora raid israeliani sul Libano

Pesanti raid israeliani si registrano pure sul Libano. Tra i quartieri colpiti c’è quello di Dahiyeh, nel sud di Beirut — per il quale era stato emesso un ordine di evacuazione — che ospita gran parte degli sfollati, giunti ormai a un milione. Israele estende le proprie operazioni con la mobilitazione nel sud del Paese di tre divisioni. Ma in una nota congiunta i leader di Canada, Francia, Italia, Germania e Regno Unito hanno chiesto di evitare "l’offensiva di terra", sollecitando una "immediata de-escalation".

Conferme circa la ricerca di un accordo tra Tel Aviv e Beirut

Intanto l’ex ministro degli Affari strategici di Israele e stretto collaboratore del premier Benjamin Netanyahu, Ron Dermer, ha confermato per la prima volta di essere stato incaricato di guidare negoziati con il governo libanese. Dermer ha affermato di aver iniziato a "fare progressi con il Libano" verso un accordo politico: "È possibile parlare di un potenziale accordo di pace, ma affinché un accordo possa essere attuato, Hezbollah dovrà essere disarmato. Non sacrificheremo la nostra sicurezza".

(aggiornamento 18:30)

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17 marzo 2026, 13:52