Sudan, oltre 30 morti in attacchi con droni su due mercati del Kordofan
Giada Aquilino – Città del Vaticano
È ancora la regione del Kordofan, nel Sudan centrale, ad essere teatro dei combattimenti tra esercito di Khartoum e paramilitari delle Forze di supporto rapido (Rsf), in guerra da quasi tre anni. Attacchi con droni hanno colpito ieri due città controllate dai paramilitari nel Kordofan occidentale, uccidendo 33 persone e ferendone una sessantina. Ad essere presi di mira i mercati di Abu Zabad e Wad Banda. Lo hanno riferito stamani fonti mediche locali.
Dall’inizio degli scontri, il 15 aprile 2023, entrambe le parti in conflitto sono state accusate dalla comunità internazionale di crimini di guerra, in particolare di aver preso di mira civili e bombardato zone residenziali. Denunciati, anche con prove raccolte da missioni delle Nazioni Unite, atti di genocidio, uccisioni di massa, stupri sistematici e uso della fame come arma di guerra.
L’Onu: civili intrappolati
Soltanto giovedì scorso altre 50 vittime erano state segnalate per colpi di artiglieria e attacchi con droni nella parte meridionale del Kordofan, diventato l’epicentro delle operazioni belliche dopo che nell’ottobre 2025 i paramilitari avevano conquistato El Fasher, capitale del Nord Darfur, dopo un assedio di 18 mesi. Aerei senza pilota avevano inoltre colpito in settimana anche una centrale elettrica di El-Obeid, nel Kordofan settentrionale, causando una prolungata interruzione di corrente.
In missione ai primi di marzo a Dilling, nel Sud Kordofan, Louise Brown, coordinatrice umanitaria dell’Onu in Sudan, aveva riferito di «combattimenti importanti» nella zona, con i «civili intrappolati» dalle violenze. «Questa guerra è una follia», aveva detto in un video diffuso dalle Nazioni Unite.
Decine di migliaia di morti
La guerra in Sudan ha causato decine di migliaia di morti - secondo alcune fonti almeno 150.000, in un bilancio difficile da verificare per la profonda insicurezza sul terreno - e oltre 14 milioni di sfollati e profughi, alimentando quella che le Nazioni Unite ha definito la peggiore crisi umanitaria al mondo, aggravata da carestia ed epidemie.
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