L'aula del Consiglio Europeo L'aula del Consiglio Europeo  (ANSA)

Stretto di Hormuz, alleanza dei leader europei per la sicurezza marittima

La guerra in Iran con le ricadute energetiche sulle quali pesa il capitolo dello strategico passaggio mercantile, hanno tenuto banco al Consiglio Europeo: concordata una colazione che mira a rendere senza rischi la navigazione nel dopo conflitto. Sul tavolo anche il maxi prestito all’Ucraina, compromesso per ora dai veti di Ungheria e Slovacchia

Paola Simonetti - Città del Vaticano

I due conflitti che toccano in modo significativo l’Europa sono stati al centro ieri, giovedì 19 marzo, del Consiglio Europeo a Bruxelles: la guerra in Iran e quella in Ucraina, con i due capitoli che rispettivamente si rivelano cruciali, la via d’uscita per il blocco di Hormuz e il sostegno economico a Kyiv.

L’alleanza per la navigazione sicura

La chiusura dello strategico Stretto del Golfo che sta facendo impennare il prezzo del petrolio e getta un’ombra pesante sull’inflazione stando alle valutazioni della Bce, ha visto la creazione da parte dei leader europei di una coalizione, sotto l’ombrello dell’Onu, per garantire il passaggio sicuro del varco marittimo, con la precisazione che la decisione non rappresenta un avallo alle richieste del presidente Usa, Donald Trump, ma un piano da attuare dopo la fine del conflitto, dunque escludendo qualsiasi forzatura nel contesto delle ostilità ancora in corso. Ad inaugurarla Regno Unito, Francia, Germania, Paesi Bassi, Italia, che ha già fatto sapere che non ci sarà alcun intervento militare. Prevista la partecipazione anche del Giappone, dettosi pronto ad accogliere "con favore l'impegno delle nazioni nella pianificazione preparatoria". Ma Teheran di contro è tornata a minacciare: "Chi aiuta gli Stati Uniti a riaprire Hormuz sarà complice dell'aggressione". La Francia ha insistito sulla necessità immediata di abbassare la tensione: "Dobbiamo ovviamente difendere una de-escalation, un ritorno alla stabilità in Medio Oriente", ha dichiarato il presidente francese, Emmanuel Macron, che ha caldeggiato lo stop ai “combattimenti almeno per alcuni giorni, per dare una possibilità ai negoziati".

Gli aiuti all’Ucraina

Il capitolo legato al conflitto che si consuma nel cuore dell’Europa ha visto invece per ora lo stop temporaneo al prestito da 90 miliardi a Kyiv per il biennio 2026-2027, approvato da 25 Paesi membri senza l’adesione di Ungheria e Slovacchia, con il premier ungherese, Viktor Orban che rifiuta l’aiuto per il blocco del petrolio operato, a suo dire dal presidente ucraino, Volodymyr Zelensky. Tutto, dunque, è rimandato a dopo le elezioni ungheresi del 12 aprile, nelle quali in molti sperano che Orban perderà. Un atteggiamento quello del premier ungherese, duramente condannato dal cancelliere tedesco, Friedrich Merz, che lo accusa di slealtà avendo Orban avallato il prestito nel vertice del dicembre scorso. Dal canto suo, il presidente del Consiglio Europeo, Antonio Costa, in conferenza stampa ha ribadito che "nessuno può ricattare le istituzioni dell'Unione europea, e – ha sottolineato-dobbiamo dare seguito a questo impegno. Un accordo è un accordo e tutti i leader devono onorare la propria parola”. Intanto, il leader di Kyiv, Volodymr Zelensky, si sarebbe impegnato a riparare nelle prossime settimane l'oleodotto Druzhba, distrutto dalla Russia.

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20 marzo 2026, 08:45