Il premier sloveno Golob e alcuni membri del suo partito dopo il voto di ieri Il premier sloveno Golob e alcuni membri del suo partito dopo il voto di ieri  (BORUT ZIVULOVIC)

Slovenia, vittoria di misura per il partito del premier europeista

Dopo le elezioni parlamentari di ieri viene respinta la prospettiva di nuovo governo “sovranista” nel cuore dell'Unione europea

Valerio Palombaro - Città del Vaticano

L’Unione europea tira un sospiro di sollievo dopo l’affermazione del candidato liberale, il premier uscente Robert Golob, alle elezioni parlamentari di ieri in Slovenia. L’affermazione alle urne del partito Svoboda del premier di centro sinistra, che negli ultimi quattro anni ha governato in coalizione con i Socialdemocratici e il partito La Sinistra, è avvenuta di stretta misura: ma il 28,6 per cento dei consensi basta ad allontanare lo scenario di un ritorno al governo del Partito democratico sloveno (Sds) di Janez Janša. 

Escluso un governo guidato da Janša

Quest’ultimo, dopo essere stato premier per tre volte in passato, si è progressivamente spostato su posizioni marcatamente contrarie a molte politiche dell’Ue avvicinandosi al premier magiaro Viktor Orbán. Un suo ritorno al governo avrebbe saldato un nuovo asse “sovranista” all’interno dell’Ue, affiancando la Slovenia all’Ungheria e alla Slovacchia che già stanno influenzando molte decisioni a Bruxelles riguardo le politiche energetiche e nei confronti dell’Ucraina. Con l’Sds fermatosi al 27,9 per cento dei voti, Janša ha escluso ogni tentativo di formare un governo insieme ad altri partiti sottolineando che a Lubiana serve stabilità e che questa non può essere garantita da una coalizione. Le alleanze con gli altri partiti saranno invece ricercate da Golob, che ha espresso fiducia nel fatto che il suo partito formerà il prossimo governo pur riconoscendo che lo attendono «negoziati difficili». L’ago della bilancia saranno i partiti minori: la coalizione di centro-destra tra Nuova Slovenia-Democratici-cristiani (Nsi), Partito popolare sloveno (Sls)e Fokus, terza con il 9,3 per cento; i Socialdemocratici e i Democratici appaiati al 6,7 per cento; la coalizione La Sinistra e Vesna, che entra in Parlamento avendo ottenuto il 5,5 per cento dei voti come pure il Movimento civico. 

Alleanza difficili

Tra i primi leader internazionali a commentare i risultati c’è stato il presidente francese, Emmanuel Macron, che in un post su X ha parlato di un risultato «che testimonia la fiducia degli  sloveni in un percorso europeo, democratico e progressista». La battuta d’arresto di Janša, su cui sembra aver inciso l’accusa emersa nelle ultime settimane di campagna elettorale di aver usato una società privata israeliana di intelligence per screditare l’attuale primo ministro, non può far trascurare che il partito di Golob ha registrato un netto calo rispetto alle ultime elezioni: i 29 seggi ottenuti nel nuovo Parlamento di Lubiana sono molti meno rispetto ai 41 guadagnati nel 2022. Fondamentali saranno i negoziati con le forze politiche che, esclusi i 28 deputati dell’Sds, andranno ad occupare i 33 seggi rimanenti. I democratici dell’ex delfino di Janša, Anže Logar, hanno già escluso una collaborazione con una coalizione di centro sinistra, ma Golob può tentare altre carte per formare un’alleanza in grado di governare per i prossimi quattro anni. 

Verso le elezioni in Ungheria

Dalle urne in Slovenia, per il momento, viene dunque respinta la prospettiva di un ampliamento del blocco “sovranista” nel cuore dell’Europa, mentre gli occhi sono ora puntati sulle elezioni anticipate del 19 aprile in Bulgaria e, sopratutto, sulla sfida decisiva di domenica 12 aprile in Ungheria, dove si profila un testa a testa serrato tra il premier uscente Orbán e lo sfidante europeista Peter Magyar.

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23 marzo 2026, 12:28