Una colonna di fumo si alza dal territorio libanese Una colonna di fumo si alza dal territorio libanese  (SHIR TOREM)

Medio Oriente in fiamme, si riapre il fronte del Libano

L’incendio regionale scatenato in tutta la regione dall’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran e dalla risposta di Teheran rischia di segnare anche la fine del cessate-il-fuoco nel Paese dei cedri, in vigore dal novembre 2024 tra lo stesso Israele e i miliziani filo-iraniani Hezbollah. Beirut parla Beirut parla di almeno 31 morti e 149 feriti nei raid israeliani. Ripresi i bombardamenti su Teheran. Secondo la Mezzaluna Rossa da sabato ci sono state 555 vittime

Giada Aquilino – Città del Vaticano

L’incendio regionale scatenato in tutto il Medio Oriente dall’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran e dalla risposta di Teheran, rischia di segnare anche la fine del cessate-il-fuoco in Libano, in vigore dal novembre 2024 tra lo stesso Israele e i miliziani filo-iraniani Hezbollah.

Secondo il presidente statunitense Donald Trump la guerra all’Iran potrebbe durare anche «quattro-cinque settimane»: in una breve intervista a «The New York Times», ha sostenuto di avere «tre ottime scelte» di candidati a cui affidare la guida del Paese, dopo l’uccisione dell’ayatollah Ali Khamenei, 86 anni, al potere dal 1989, nell’attacco israelo-statunitense di sabato, che ha provocato anche la morte del ministro della Difesa iraniano, Aziz Nasirzadeh, e del comandante delle Guardie della rivoluzione, Mohammed Pakpour. Colpiti contemporaneamente gli alti vertici della Repubblica islamica e centinaia di obiettivi dell’apparato missilistico di Teheran, mentre il capo del Consiglio supremo di sicurezza iraniano, Ali Larijani, preannunciava la linea dura contro Usa e Israele e assicurava: «Non negozieremo con gli Stati Uniti». Una risposta, di fatto, alle dichiarazioni di Trump, secondo cui a Teheran «vogliono parlare e io — ha detto il presidente Usa — ho accettato».

La morte di Khamenei

La morte della guida suprema iraniana è stata confermata dalla tv di Stato, che ha pure annunciato l’inizio del processo di transizione per la successione, oltre a un periodo di lutto di 40 giorni. Mentre rimangono le incognite sulla sorte dell’ex presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, prima annunciata dai media iraniani e subito dopo smentita dal suo stesso ufficio, come pure da fonti israeliane citate da Channel 12, è proseguita la risposta dei Pasdaran: diverse ondate di raid hanno preso di mira Israele e le basi americane nella regione, finendo anche su aree civili in molti Paesi del Golfo.

La guerra sul terreno

Gli attacchi iraniani in Israele hanno provocato almeno 12 vittime, perlopiù a Tel Aviv e nell’area di Gerusalemme, dove un palazzo è stato colpito direttamente da un missile. Esplosioni hanno scosso pure Riyadh, Abu Dhabi, Doha, Dubai, Manama e il Kuwait: una dichiarazione congiunta, firmata dal dipartimento di Stato americano con Bahrain, Giordania, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, ha ricordato che «colpire civili e Paesi non impegnati in ostilità è sconsiderato e destabilizzante».

Di fatto proseguono le operazioni militari su tutti i fronti. Le forze statunitensi, che ieri hanno affondato una nave da guerra iraniana nel Golfo dell’Oman, e l’aviazione militare israeliana hanno ripreso i bombardamenti su Teheran. In tutto l’Iran la Mezzaluna Rossa ha fatto sapere che 555 persone sono morte dall’inizio delle operazioni belliche.

La scuola femminile a Minab

In particolare, è salito a 165 morti il bilancio dei raid congiunti di Stati Uniti e Israele che hanno colpito la scuola femminile Shajareh Tayyebeh a Minab, nella provincia di Fars, nel sud. Lo ha reso noto il governatore regionale citato dall’agenzia di stampa Fars, secondo cui si sono concluse le operazioni di ricerca e recupero dei corpi. A Minab ha una propria sede il corpo delle Guardie della rivoluzione, che sarebbe stato l’obiettivo dell’attacco finito poi su strutture civili. L’esercito israeliano, da parte sua, ha fatto sapere di non essere a conoscenza di proprie operazioni «nell’area».

L’Unicef, in una nota, si è detto è profondamente preoccupato per quanto sta accadendo, esortando «tutte le parti a dar prova della massima moderazione e a rispettare i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani, compresa la protezione dei civili e dei servizi essenziali di cui i bambini hanno bisogno per sopravvivere». L’escalation militare in Medio Oriente segna «un momento pericoloso per milioni di bambini nella regione», ha osservato il fondo Onu per l’infanzia, facendo seguito all’appello del segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, per una cessazione «immediata» delle ostilità e una de-escalation. «Avere come target civili e obiettivi civili, comprese le scuole, costituisce una violazione del diritto internazionale», ha rimarcato l’Unicef, in un monito dolorosamente già lanciato per la guerra in Ucraina come per quella a Gaza, quando da più parti è stato ribadito che mai l’uccisione dei bambini può essere considerata un “danno collaterale”.

Il fronte del Libano

In questo quadro di rinnovata tensione, estesasi pure all’Iraq, dalle prime ore di stamattina poi il Libano è tornato essere uno dei fronti caldi della regione: il bilancio provvisorio fornito dal ministero della Salute di Beirut parla di almeno 31 morti e 149 feriti a seguito di massicci raid aerei condotti dalle Forze di difesa israeliane (Idf). Le incursioni hanno preso di mira il sud del Paese e il distretto di Dahiyeh, sobborgo meridionale della capitale, dove le immagini mostrano macerie che ricoprono intere strade e condomini sventrati dalle esplosioni.
L’esercito israeliano ha riferito di aver colpito «decine di centri di comando e basi di lancio di razzi appartenenti» a Hezbollah, colpendo «comandanti di alto rango» e «funzionari» della milizia. Non imminente, al momento, «un’operazione via terra» nel Paese dei cedri, ha aggiunto il portavoce delle Idf, Nadav Shoshani, in un briefing con i giornalisti a Tel Aviv. Durante la scorsa notte, sei razzi e due droni sono stati lanciati da Hezbollah contro il nord di Israele.

Allarme a Cipro 

Rimane inoltre l’allerta anche a Cipro, dopo che le autorità di Nicosia hanno confermato che la base della Royal Air Force britannica ad Akrotiri era stata colpita da un drone, riportando «danni limitati». Non è stata chiarita al momento l’origine dell’attacco, attribuito da analisti e media internazionali all’Iran. Nelle scorse ore il primo ministro britannico Keir Starmer aveva dichiarato che il Regno Unito aveva accettato la richiesta degli Stati Uniti di utilizzare basi britanniche per colpire siti missilistici iraniani. Londra, assieme a Parigi e Berlino, si era inoltre detta pronta a difendere i propri interessi e quelli dei propri alleati nel Golfo, se necessario, adottando «azioni difensive» contro l’Iran.
L’Unione europea ha deciso di rinviare il Consiglio Affari generali informale, che avrebbe dovuto svolgersi oggi a Cipro, presidente di turno in questo primo semestre 2026. Da Bruxelles, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha ricordato come la stabilità di tutta la regione rimanga «di fondamentale importanza»: l’«unica soluzione duratura» è quella diplomatica, ha ribadito.

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02 marzo 2026, 14:00