Missili pakistani cadono a Kandahar, Afghanistan Missili pakistani cadono a Kandahar, Afghanistan  (ANSA)

Pakistan. Nuovi raid su Kabul, almeno 6 morti e 15 feriti

Non si ferma la guerra al confine tra i due Paesi che, a fianco alla crisi in Iran, rendono l’Asia Sud-Occidentale una delle aree più instabili al mondo. L’Afghanistan alle prese con la crisi migratoria, il Pakistan con quella energetica

Guglielmo Gallone – Città del Vaticano

Questa notte l’esercito pakistano ha condotto raid aerei contro obiettivi in territorio afghano, colpendo la capitale Kabul e alcune province orientali e meridionali. Secondo le autorità talebane, almeno sei persone sono rimaste uccise, tra cui donne e bambini, e una quindicina ferite quando alcune abitazioni civili sono state colpite nella parte orientale della capitale.

L’operazione di Islamabad

Fonti della sicurezza pakistana hanno confermato l’operazione, sostenendo di aver preso di mira quattro infrastrutture legate a gruppi militanti, in particolare al Tehrik-i-Taliban Pakistan (TTP), il movimento dei talebani pakistani responsabile di numerosi attentati nel Paese. Tra gli obiettivi indicati da Islamabad figurano installazioni del cosiddetto Corpo 313 nella capitale e strutture logistiche nelle province di Paktia e Nangarhar. Un raid avrebbe inoltre colpito un deposito di carburante nei pressi dell’aeroporto di Kandahar, città nel sud dell’Afghanistan dove risiede il leader supremo talebano, Hibatullah Akhundzada. Secondo Kabul, si trattava di un deposito della compagnia privata Kam Air, utilizzato anche per voli civili e missioni delle Nazioni Unite. Islamabad sostiene invece che si trattasse di un’infrastruttura utilizzata da gruppi militanti. Il portavoce del governo talebano, Zabihullah Mujahid, ha condannato l’operazione definendola una “aggressione flagrante” e ha avvertito che “questa ingiustizia non resterà senza risposta”.

Lo scontro tra afghani e pakistani

L’offensiva rientra nella più ampia operazione militare pakistana “Ghazab Lil Haq”, lanciata il mese scorso contro presunti rifugi di militanti oltre il confine, dopo un aumento degli attacchi del TTP in Pakistan. Islamabad accusa da tempo il governo talebano di offrire rifugio e supporto logistico ai combattenti del movimento, un’accusa che Kabul respinge con decisione. Secondo dati delle Nazioni Unite, dall’escalation iniziata a fine febbraio almeno 56 civili afghani sono stati uccisi e oltre 115.000 persone sono state costrette a lasciare le proprie case nelle province di confine.

Il fronte interno pakistano

Nessuna delle due potenze in guerra è esente dalle conseguenze della guerra in Iran. E se l’Afghanistan è alle prese con il ritorno di oltre 110.000 civili tornati in patria dal solo Iran, il Pakistan è alle prese con una forte pressione energetica. Il governo di Islamabad ha annunciato una serie di misure straordinarie per ridurre il consumo di carburante in un Paese fortemente dipendente dalle importazioni di petrolio e gas che transitano attraverso il Golfo. Tra queste, la riduzione dei limiti di velocità sulle autostrade, con il tetto per le automobili abbassato da 120 a 100 chilometri orari e quello per i mezzi pesanti da 110 a 90. Il provvedimento fa parte di un pacchetto più ampio di austerità energetica varato dal primo ministro, Shehbaz Sharif. Il piano prevede la chiusura delle scuole per due settimane, una settimana lavorativa di quattro giorni per il settore pubblico e l’immobilizzazione del 60 per cento della flotta governativa. La misura arriva dopo il più forte aumento del prezzo del carburante mai registrato nel Paese: il costo del diesel e della benzina è salito di circa il 20 per cento.

La fragilità dell’Asia sud-occidentale

Tanto il Pakistan quanto l’Afghanistan si trovano così a gestire due crisi simultanee: da un lato l’escalation militare lungo il confine, dall’altro uno shock energetico e uno migratorio che, in entrambi i casi, colpiscono una società e un’economia già fragili. Sullo sfondo, resta la vulnerabilità di un’are di mondo, l’Asia sud-occidentale, che più di ogni altra cosa sconta l’assenza di fasce di potere consolidate e di una vera architettura regionale capace di stabilizzare lo spazio politico. È proprio in questo contesto che episodi come l’escalation tra Pakistan e Afghanistan o le tensioni energetiche legate al Golfo Persico finiscono per amplificarsi, contribuendo a rendere un’area già fragile sempre più esposta a instabilità e competizione strategica.

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13 marzo 2026, 13:32