Afghanistan-Pakistan, uccisi oltre 400 talebani e 100 civili
Guglielmo Gallone - Città del Vaticano
Le Forze armate pakistane avrebbero ucciso pià di 400 talebani afghani nell’Operazione Ghazb lil Haq (Ira per la giustizia) contro l’Afghanistan, iniziata il 27 febbraio. Lo ha reso noto il ministro dell’Informazione pakistano, Attaullah Tarar. Il bilancio umanitario resta intanto gravissimo. Almeno 42 civili afghani sono stati uccisi e 104 feriti negli scontri registrati tra il 26 febbraio e il 2 marzo. Secondo l’Onu, le vittime – tra cui donne e bambini – sono state provocate da “fuoco indiretto” e attacchi aerei che hanno colpito aree residenziali nelle province afghane di Paktia, Paktika, Nangarhar, Kunar e Khost.
La situazione sul terreno
Sul terreno la situazione resta tesa e fluida. I combattimenti lungo la frontiera continuano mentre Kabul sostiene di aver conquistato una base pakistana nella regione meridionale di Kandahar, non lontano dal confine. Gli scontri si inseriscono in un’escalation iniziata dopo bombardamenti pakistani che, secondo Islamabad, miravano a colpire gruppi armati attivi oltre frontiera. Le autorità talebane respingono però queste accuse e parlano di attacchi indiscriminati. In diverse province orientali si registrano esplosioni e combattimenti, mentre il fronte resta aperto in oltre trenta distretti.
La questione regionale
La violenza ha già provocato massicci spostamenti di popolazione. Il Programma alimentare mondiale (Pam) riferisce che circa 20.000 famiglie sono state costrette a lasciare le proprie case nelle regioni orientali e sudorientali del Paese. La lunga frontiera tra Afghanistan e Pakistan – circa 2.400 chilometri – attraversa quasi un terzo delle province afghane e rende gli scontri particolarmente difficili da contenere. Dopo l'attacco di Usa e Israele all'Iran, il conflitto preoccupa anche per il contesto regionale. Afghanistan e Pakistan confinano entrambi con l’Iran e le due escalation avvengono proprio mentre lungo il versante occidentale del Paese si registrano già tensioni e movimenti di rimpatriati. Il rischio è che l’Asia sud-occidentale diventi un nuovo epicentro di instabilità, con crisi che si sovrappongono e alimentano nuovi flussi di sfollati e migranti.
Il dramma civile
A rendere la situazione ancora più grave è il quadro umanitario dell’Afghanistan, già tra i più fragili al mondo. Secondo il Pam, una persona su tre – circa 17,4 milioni afghani – ha urgente bisogno di assistenza alimentare, mentre 3,7 milioni di bambini sotto i cinque anni soffrono di malnutrizione acuta. Gli scontri hanno costretto le agenzie umanitarie a sospendere temporaneamente alcune attività di emergenza, lasciando circa 160.000 persone senza distribuzioni alimentari. L’Unicef, intanto, ha lanciato l’allarme per le vittime tra i minori e ha inviato nuovi aiuti nutrizionali per curare i bambini malnutriti. Anche la fondazione Pangea denuncia che i bombardamenti stanno colpendo aree già devastate dal terremoto dello scorso anno, dove migliaia di famiglie vivevano ancora in tende e campi temporanei. “Stanno bombardando chi ha già perso tutto”, avverte l’organizzazione. In questo scenario segnato da violenze e crisi umanitaria si inserisce anche il deterioramento della situazione dei diritti umani nel Paese. Esperti delle Nazioni Unite hanno denunciato il crescente ricorso da parte dei talebani a punizioni corporali pubbliche, giudicate contrarie al diritto internazionale e alla dignità umana.
L'appello di Papa Leone XIV
All'Angelus della scorsa domenica Papa Leone XIV era intervenuto sulla situazione in corso con un appello alla pace: “In questi giorni arrivano, inoltre, notizie preoccupanti di scontri tra Pakistan e Afghanistan. Elevo la mia supplica per un ritorno urgente al dialogo. Preghiamo insieme, affinché prevalga la concordia in tutti i conflitti nel mondo. Solo la pace, dono di Dio, può sanare le ferite tra i popoli”.
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