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Civili in strada a Kabul Civili in strada a Kabul 

Strage di civili nella guerra tra Pakistan e Afghanistan

Prosegue senza tregua un altro conflitto, quello tra Kabul e Islamabad. Bilancio drammatico di un raid su un ospedale nella capitale afghana: oltre 400 i morti. Il governo pakistano respinge ogni responsabilità

Davide Dionisi - Città del Vaticano

Sale ulteriormente la tensione tra Afghanistan e Pakistan dopo i bombardamenti che lunedì sera hanno colpito Kabul provocando, secondo il portavoce del ministro della Salute, Sharafat Zaman, circa 400 morti e oltre 200 feriti. Il ministero dell’Interno afghano ha fornito numeri persino più alti: 408 vittime e 265 feriti. Il portavoce talebano, Zabihullah Mujahid, ha denunciato su X che il Pakistan ha «nuovamente violato lo spazio aereo afghano», prendendo di mira pazienti in cura (l’accusa è di aver raso al suolo un centro di riabilitazione per tossicodipendenti). Le autorità hanno chiesto alle famiglie di autorizzare la sepoltura in fosse comuni, in memoria del fatto che i loro cari sono morti durante il Ramadan.

Il prezzo più alto lo pagano i civili

Di contro, il ministero dell’Informazione pakistano ha rivendicato attacchi di precisione contro «installazioni militari e infrastrutture di supporto al terrorismo». Non si tratta di un episodio isolato perché da mesi i due paesi si fronteggiano. Secondo Islamabad i talebani ospitano e proteggono i combattenti del Tehrik-e-Taliban Pakistan (Ttp), il movimento insurrezionale che ha rivendicato decine di attentati mortali sul territorio pakistano. Lo stesso presidente pakistano, Asif Ali Zardari, ha accusato la controparte di aver lanciato droni contro obiettivi civili, dichiarando che con questa mossa hanno «oltrepassato una linea rossa». L’esercito di Islamabad afferma di aver intercettato alcuni di questi droni, ma i rottami caduti avrebbero comunque ferito civili a Quetta, Kohat e Rawalpindi. Kabul continua a negare ogni coinvolgimento. Le tensioni sono sfociate in aperto conflitto il 12 ottobre dello scorso anno. Nell’occasione decine di combattenti sono morti negli scontri notturni lungo il confine. Si è trattato del più grave episodio di violenza tra i due paesi dalla presa del potere dei talebani a Kabul.

Impasse diplomatica

La settimana successiva, una prima tregua grazie alla mediazione di Qatar e Turchia. Una tregua che, però, ha retto appena dieci giorni e il 25 novembre gli attacchi aerei pakistani hanno colpito tre province orientali afghane, uccidendo nove bambini e una donna. Il 27 febbraio il conflitto ha raggiunto una nuova soglia di intensità. L’esercito pakistano ha colpito 22 obiettivi militari afghani nell’arco di 24 ore. Nell’occasione hanno perso la vita almeno 12 soldati pakistani. Uccisi 274 tra funzionari e militanti talebani. Il 13 marzo il Pakistan ha preso di mira il deposito di carburante della compagnia aerea privata Kam Air nei pressi dell’aeroporto di Kandahar. Attacchi hanno colpito anche zone residenziali di Kabul. Fino all’ultimo episodio avvenuto nella notte scorsa.  Di fronte all’escalation è intervenuto il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, che ha invitato entrambi i paesi alla «calma e alla moderazione», chiedendo l’avvio immediato di un dialogo diretto e un rapido cessate il fuoco. La Cina ha anche incaricato un proprio emissario di svolgere una mediazione, riservandosi di «continuare ad avvalersi dei propri canali» per contribuire alla de-escalation. Pechino ha lanciato anche un appello volto a garantire la sicurezza dei propri cittadini, progetti e istituzioni presenti nella regione.

Scarseggiano i beni di prima necessità

L’allarme era arrivato già nei giorni scorsi dall’Onu. A New York, davanti al Consiglio di Sicurezza, la responsabile della missione in Afghanistan (Unama) Georgette Gagnon, aveva detto che l’instabilità regionale stava mettendo a rischio un paese già gravemente fragile. La chiusura dei valichi di frontiera con il Pakistan, principale partner commerciale di Kabul, aveva paralizzato gli scambi e interrotto le forniture essenziali. I prezzi dei beni di prima necessità sono in aumento. E ora anche la rotta alternativa attraverso l’Iran, aperta proprio per aggirare il blocco pakistano, è minacciata dall’offensiva militare israeliana e statunitense contro Teheran. 

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17 marzo 2026, 13:21