Salute, in Europa ancora molte disparità
Federico Piana - Città del Vaticano
È stata una lectio magistralis dal titolo "La compassione del Samaritano: amare portando il dolore dell'altro" proposta dal biblista don Stefano Vuaran ad aprire, ieri pomeriggio, presso la Pontificia università lateranense, il convegno pubblico "Oggi chi è il mio prossimo?" organizzato dal Consiglio delle Conferenze episcopali d'Europa (Ccee), dalla Conferenza episcopale italiana e dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per presentare il Secondo Rapporto Europeo sullo stato dell'equità in salute. A prendere parte all'intervento, Hans Henri Kluge, direttore generale Oms Europa, Chris Brown, responsabile dell'ufficio europeo per gli investimenti sulla salute dell'Oms, Orazio Schillaci, ministro della salute del governo italiano, Alberto Siracusano, presidente del Consiglio superiore di sanità e monsignor Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario generale delal Cei.
Abbattere le iniquità
Presentando alcuni dati, Chris Brown, responsabile dell’ufficio europeo per gli investimenti sulla salute dell’Oms, ha fatto sapere che, nei 53 Paesi europei monitorati dalla sua organizzazione, attualmente l’aspettativa di vita salutare è in media di 67, 3 anni per le donne e 64 per gli uomini. Ma possono esserci anche forti disparità tra nazioni ricche e quelle povere e tra i cittadini di uno stesso Paese che versano in condizioni economiche differenti. Ridurre le sperequazioni e le iniquità, ha spiegato Brown, “potrebbe permettere all’Unione europea di abbassare il costo per la salute che oggi si aggira intorno ai 200 miliardi di euro”. Nei più recenti lavori dell’Oms, i ricercatori hanno individuato alcuni fattori che influenzano in modo negativo la salute in Europa: “La diseguaglianza nell’accesso alla sanità; gli alloggi di scarsa qualità; l’insicurezza finanziaria; la mancanza di fiducia anche nelle autorità; uno scarso accesso all’istruzione e la solitudine”. “In Europa, i pagamenti per l'assistenza sanitaria a carico dei cittadini sono accessibili a milioni di persone ma attualmente spingono molte famiglie dei 50 Stati membri nella povertà” ha spiegato nel suo intervento Hans Henri Kluge, direttore generale Oms Europa. Che ha voluto ricordare come l’Organizzazione mondiale della sanità “sia impegnata ad aiutare le nazioni a rafforzare i sistemi di protezione sociale e ad evitare alla gente di dover scegliere se spendere i soldi per curarsi o per mangiare”.
Amore e carità
Nel fare riferimento alla parabola del buon samaritano, con la quale si è voluto caratterizzare tutto l’evento, monsignor Gintaras Linas Grušas, arcivescovo di Vilnius e presidente del Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa, in video collegamento, ha messo in evidenza che quella vicenda d’amore e carità rappresenta “un appello all'umanità affinché possa sentire il dolore altrui e dunque agire concretamente prendendosi cura dell'altro". Predicare il Vangelo e curare i malati, ha aggiunto, sono "compiti di tutta la comunità cristiana. È l'eredità che Gesù ha affidato ai suoi discepoli e la continuazione dell'opera sanante e salvifica di Cristo. Annunciare Gesù è la risposta più urgente e vera alle molte sfide del presente, il modo migliore per servire l'Europa e il mondo”.
Chiesa in prima linea
L’impegno della Chiesa italiana per la promozione della salute e per la difesa dei più poveri è emerso con forza anche dalla relazione di monsignor Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario generale della Cei. “In Italia – ha detto - si contano oltre 1270 strutture sanitarie e sociosanitarie cattoliche e di ispirazione cristiana,come pure università cattoliche e istituti di ricerca e cura a carattere scientifico. Sono i luoghi in cui la Chiesa, attraverso l’opera di oltre 150 mila operatori, vuole realizzare questa cura globale della persona, compiendo anche un’ampia azione di prevenzione”. Se da una parte, ha continuato il presule, le organizzazioni nazionali o internazionali “si occupano di potenziare i percorsi di ricerca scientifica e tecnica quali strumenti al servizio della medicina e della cura, così la Chiesa ricorda che al centro della medicina c’è la persona. Mentre le organizzazioni di volontariato sanitario sono la concreta realizzazione di quel Vangelo cui ci riferiamo: sono i luoghi dove medici, infermieri, volontari, religiosi e le religiose operano testimoniando un Vangelo di prossimità e cura".
L'appello del cardinale Zuppi
Nella sessione mattutina del convegno, che ieri si è svolta a porte chiuse con tutti i relatori, il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, ha spiegato che, in un contesto mondiale segnato da guerre e tensioni geopolitiche, le “nazioni sono chiamate a sostenere gli organismi internazionali come l’Oms, per il loro ruolo specifico di lotta alle discriminazioni e costruttori di pace”. Non può mancare, ha aggiunto il porporato, "il finanziamento necessario allo svolgimento di un servizio globale a tutela della salute come quello svolto da oltre 8.000 professionisti sanitari che ogni giorno coordinano la risposta globale alle emergenze sanitarie, promuovono il benessere, prevengono le malattie ed ampliano l'accesso all'assistenza sanitaria, con l’obiettivo di garantire a tutti pari opportunità di una vita sana e sicura. Il brano biblico di riferimento è quello del Buon Samaritano, ossia una dimostrazione concreta dell’amore verso il prossimo”.
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