Nigeria, la guerra affama 6 milioni di bambini
Lorenzo Frillici – Città del Vaticano
Quindici anni di guerra nel nord-est della Nigeria hanno avuto conseguenze devastanti sull’infanzia. Alla base dei conflitti ci sono le atrocità compiute dal terrorismo fondamentalista di Boko Haram: saccheggi, massacri, stupri e rapimenti di massa rendono, da anni, il Paese uno dei più pericolosi al mondo. Secondo le stime dell’ICRC (International Committee of the Red cross), nelle regioni settentrionali l’emergenza umanitaria peggiora costantemente, a causa delle continue violenze sui civili e la mancanza di fondi per arginare l’insicurezza alimentare. “Trattiamo in media più di 1.000 bambini sotto i cinque anni all’anno”, ha spiegato Bob Wonder Panama, esperto di nutrizione dell’ICRC a Biu.
L’impatto della guerra sui bambini
Le testimonianze raccolte dall’ICRC nelle zone di conflitto tracciano un quadro sconfortante. “Pensavo che l’avrei perso”, ha raccontato Zainab, madre di Umar, un bambino di neanche 2 anni giunto in condizioni critiche al centro di stabilizzazione nutrizionale dell’ICRC a Damaturu, nello Stato di Yobe, dove è stato salvato. Il gonfiore del viso e dei piedi del bambino “era un segno di edema nutrizionale, una grave forma di malnutrizione acuta causata da una prolungata mancanza di nutrienti essenziali nel corpo” ha spiegato Samira Hassan, infermiera nel centro di Damaturu. Senza nutrimento terapeutico e cure immediate, raramente i bambini sopravvivono. Nel 2025, più di 300.000 persone, tra cui oltre 16.000 bambini sotto i cinque anni e più di 19.000 donne incinte e in allattamento, hanno ricevuto cure per malnutrizione acuta grave nei centri dell’ICRC.
Il legame tra sfollamento e malnutrizione
La storia di Umar è la stessa di milioni di bambini sfollati. Nella città di Biu, a sud dello Stato di Borno, un’altra madre, Fatima, si è trovata a dover provvedere a ben 13 bambini, senza avere quasi nulla per nutrirli. “Quando siamo stati sfollati, abbiamo perso la nostra fonte di sostentamento”, ha spiegato. “Per mangiare dipendevamo dai vicini e da lavori saltuari”. E senza accesso a terreni coltivabili o un reddito stabile, il legame tra sfollamento e malnutrizione si salda, soprattutto nelle zone di guerra, dove gli sfollati sono milioni, esposti agli attacchi incessanti delle forze paramilitari islamiste. Particolarmente grave è poi la situazione per le bambine, spesso oggetto di violenza sessuale da parte dei miliziani.
La risposta globale dell’ICRC
Nel 2025 l’intervento dell’ICRC non si è limitato all’assistenza clinica, ma ha riguardato anche il sostegno ai mezzi di sussistenza per la popolazione: iniziative alimentari per i bambini in oltre 100 comunità, miglioramento dell’accesso all’acqua potabile, supporto all’igiene per ben 26.000 persone e assistenza stagionale per i momenti dell’anno difficili per la produzione di cibo. L’assistenza dell’ICRC ha coinvolto oltre 17.000 famiglie vulnerabili, e ha compreso, nella stagione delle piogge, pacchi con semi di varia natura, per una dieta bilanciata, e denaro per fronteggiare la stagione di magra. Le comunità pastorali hanno ricevuto sostegno per la salute degli animali, con vaccinazioni e operatori sanitari dedicati. Una strategia composita, che ha contribuito a salvare molti bambini. “Abbiamo raccolto abbastanza mais, riso e verdure per nutrire i bambini tre volte al giorno” ha raccontato Fatima, confermando l’importanza dell’azione dell’ICRC. Quest’ultima necessita però, affermano gli operatori, di maggior sostegno finanziario: i tagli ai finanziamenti internazionali per il settore umanitario potrebbero ulteriormente ridurre la capacità della Croce rossa di far fronte a una crisi in continuo aggravamento come quella nigeriana.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui