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Il fumo di un'esplosione dopo i raid di oggi su Teheran Il fumo di un'esplosione dopo i raid di oggi su Teheran

Trump invoca la “resa incondizionata” dell’Iran, mentre si intensificano i bombardamenti

L’escalation militare tra Israele, Stati Uniti e Iran si allarga a tutto il Medio Oriente. Teheran denuncia attacchi su larga scala, mentre Washington alza i toni con Donald Trump che esclude qualsiasi accordo senza la resa dell’Iran. Nel frattempo si moltiplicano bombardamenti, attacchi a infrastrutture strategiche e missioni militari tra Libano, Golfo Persico ed Emirati Arabi Uniti

Stefano Leszczynski - Città del Vaticano

Nel settimo giorno degli “attacchi su larga scala” che hanno devastato Teheran il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha lanciato un messaggio durissimo tramite la sua piattaforma social Truth Social. “Non ci sarà alcun accordo con l’Iran se non la resa incondizionata”, ha scritto il leader americano, lasciando intravedere uno scenario di confronto prolungato. Secondo quanto dichiarato dallo stesso Trump in un’intervista alla rivista Time, gli obiettivi della sua amministrazione potrebbero essere raggiunti entro quattro o cinque settimane. Solo dopo, ha aggiunto, gli Stati Uniti potrebbero valutare la selezione di un nuovo “leader grande e accettabile”.

Lo Stretto di Hormuz paralizzato

Il conflitto sta avendo ripercussioni anche su uno dei passaggi energetici più cruciali del pianeta: lo Stretto di Hormuz. Da qui transita circa un quinto del petrolio mondiale, e l’area continua a risentire del clima di guerra. L’Iran ha preso di mira una petroliera statunitense, che è stata incendiata durante l’attacco. Teheran sostiene ora di avere il “controllo totale” del passaggio strategico. L’episodio aumenta i timori per la sicurezza delle rotte energetiche globali e per possibili ripercussioni sui mercati internazionali del petrolio.

Bombardamenti su Beirut 

Le ostilità non si limitano al fronte iraniano. Nella notte, le forze israeliane hanno lanciato un massiccio bombardamento su Beirut, capitale del Libano. Secondo l’esercito israeliano, l’attacco avrebbe distrutto il quartier generale di Hezbollah. L’organizzazione sciita ha reagito lanciando razzi e droni contro obiettivi israeliani. Intanto la situazione umanitaria si aggrava. La portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, Ravina Shamdasani, ha denunciato che le evacuazioni di massa nella periferia di Beirut e nella valle della Beqa stanno creando gravi difficoltà alla popolazione. “Gli attacchi contro edifici residenziali stanno portando ulteriore miseria e sofferenza a una popolazione civile già esausta”, ha dichiarato.

La campagna militare israeliana

Sul fronte libanese, Israele afferma di aver colpito circa 500 obiettivi di Hezbollah, tra cui 170 lanciatori di razzi e strutture legate al fuoco a lunga gittata. Sulla durata del conflitto, l’Idf non ha fornito una scadenza precisa: “Durerà finché durerà. Non sono anni e non finirà domani mattina. Nel piano organizzato abbiamo settimane, e anche di più”. Dallo scoppio della guerra con l’Iran, l’aeronautica israeliana ha intensificato drasticamente le operazioni militari. Secondo i dati diffusi dalle forze di difesa israeliane sono state effettuate 2.600 missioni di combattimento e sono state circa 6.500 bombe.

La risposta iraniana

 Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Pasdaran) hanno rivendicato un attacco contro una base militare statunitense negli Emirati Arabi Uniti.Secondo quanto riferito dalla televisione di Stato iraniana, è stata colpita la base aerea di Al-Dhafra Air Base, ritenuta da Teheran il punto di partenza dell’attacco alla scuola femminile di Minab, avvenuto sabato scorso. Il raid contro l’istituto scolastico avrebbe causato la morte di 165 studentesse. “I terroristi americani nella regione sono stati colpiti con droni e missili di precisione”, hanno dichiarato i Guardiani della Rivoluzione, attribuendo alla base la responsabilità dell’attacco alla scuola Shajare Tayebe.

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06 marzo 2026, 18:26