Nuova ondata di bombardamenti su Teheran e Beirut
Giada Aquilino - Città del Vaticano
L’Iran è al collasso, ha «perso tutto», compresa la propria «marina». Con queste parole il presidente statunitense, Donald Trump, ha risposto a una domanda di Nbc News sull’eventuale invio di truppe di terra nella Repubblica islamica: si tratterebbe di una «perdita di tempo», ha dichiarato commentando le affermazioni del ministro degli Affari esteri iraniano, Abbas Araghchi, secondo cui una tale operazione sarebbe un «disastro» per gli Usa. Mentre l’Assemblea degli esperti iraniana non ha annunciato formalmente la nomina indicata nei giorni scorsi del figlio Mojtaba, Trump ha definito tale scelta come «inaccettabile». «Vogliamo qualcuno che porti armonia e pace in Iran», «devo essere coinvolto nella nomina, come con Delcy Rodriguez in Venezuela», ha aggiunto, evocando quanto successo nel Paese latinoamericano dopo l’arresto di Nicolás Maduro.
Colpita nuovamente Teheran
In queste ore non si sono fermati i raid sull’Iran: ad essere presa di mira è stata soprattutto la capitale, Teheran, su cui l’esercito israeliano (Idf) ha annunciato di aver avviato una nuova ondata di attacchi «su larga scala». Macerie e desolazione nel centro della città: uno dei colpi più duri è stato inferto a Jomhuri Avenue, arteria vitale per le attività economiche e snodo fondamentale della mobilità urbana. Colpite pure stazioni e abitazioni — secondo la Mezzaluna rossa iraniana sarebbero stati danneggiati più di 3.600 siti civili, tra cui almeno 3.000 case — oltre al complesso della guida suprema, al palazzo presidenziale e alla sede del Consiglio di sicurezza nazionale. In base a quanto pubblicato sulle reti sociali dal portavoce del ministero degli Affari esteri iraniano, Esmail Baghaei, un raid israelo-statunitense avrebbe colpito oggi anche una scuola elementare di Teheran, la Shahid Hamedani. Nessun riferimento al momento a eventuali vittime. Dopo sette giorni di bombardamenti, riferiscono fonti di Teheran, il bilancio dei morti è salito a 1.230. Secondo l’agenzia Fars, almeno altre 20 persone sono state uccise e 30 sono rimaste ferite in un ulteriore attacco in un sobborgo di Shiraz, nell’Iran meridionale.
Il portavoce delle Guardie della Rivoluzione Islamica, Ali Mohammad Naeini, ha affermato che le offensive lanciate finora dalla Repubblica islamica hanno utilizzato «una frazione» delle capacità militari iraniane, assicurando che il Paese «è pronto a una lunga guerra». Intanto il presidente Masoud Pezeshkian ha rivelato sui propri social che «alcuni Paesi hanno iniziato sforzi di mediazione».
La risposta di Teheran
Da parte sua, Israele ha riferito questa mattina di aver intercettato attacchi con droni provenienti dall’Iran, dopo una pausa nei lanci di 11 ore: esplosioni sono state avvertite in particolare a Tel Aviv.
Tensione altissima anche nel Golfo. Arabia Saudita, Qatar e Kuwait hanno intercettato diversi missili nel loro spazio aereo. Attacchi iraniani hanno colpito due hotel e un edificio residenziale a Manama, in Bahrein, senza provocare vittime. In città, secondo i media iraniani, sarebbe stata anche presa di mira l’area della sede diplomatica israeliana. A seguito degli attacchi missilistici della Repubblica islamica, il Dipartimento di Stato americano ha invece annunciato di aver sospeso le attività dell’ambasciata Usa in Kuwait.
Il fronte Libano
Sempre più critica resta al contempo la situazione sul fronte libanese. Quasi mezzo milione di persone è stato sfollato nel Libano meridionale, a Beirut e in altre località. Lo scrive «The Jerusalem Post», riferendo degli avvisi di evacuazione diffusi dalle Idf e della prosecuzione degli attacchi israeliani su aree controllate da Hezbollah, nella parte sud della capitale, come pure nelle città meridionali di Srifa, Aita Al-Shaab, Touline, Sawana, Majdal Selem. I media libanesi riportano inoltre di attacchi aerei israeliani nella valle orientale della Beqaa. Secondo il Centro operativo di emergenza del Paese dei cedri, il numero delle vittime della campagna di bombardamenti è salito a 123, mentre i feriti sono quasi 700.
A Bruxelles intanto, dopo il missile balistico lanciato mercoledì verso la Türkiye e neutralizzato dalle forze Nato nel Mediterraneo orientale, si è riunito ieri il Consiglio del Nord Atlantico, principale organo decisionale politico dell’Alleanza: condannato l’attacco ed espressa piena solidarietà ad Ankara. Assicurata inoltre vigilanza e massima attenzione nell’area.
Da parte sua l’Onu, attraverso l’Alto commissario per i diritti umani, Volker Türk, ha invitato quanti sono coinvolti nella guerra in Medio Oriente a «dare una possibilità alla pace», sollecitando gli altri Stati a «chiedere chiaramente il ritiro delle parti in conflitto».
Chiusi i luoghi santi di Gerusalemme
A ricordare proprio i continui appelli per la pace di Papa Leone XIV è stato stamani padre Ibrahim Faltas, responsabile delle scuole della Custodia di Terra Santa. «Bisogna avere il coraggio e la forza di cessare il fuoco e di tornare ad essere umani per rispettare la vita», ha detto all’agenzia Ansa, proprio quando si è appreso che per motivi di sicurezza i luoghi santi di Gerusalemme rimarranno chiusi questo fine settimana. Lo ha annunciato un portavoce della polizia israeliana, specificando che «l’ingresso non sarà consentito ad alcun fedele o visitatore, indipendentemente dalla confessione religiosa». Nel provvedimento rientra anche la Basilica del Santo Sepolcro.
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