Guerra in Medio Oriente, in fiamme una petroliera Usa nel Golfo
Giada Aquilino - Città del Vaticano
È una guerra che si consuma anche in mare quella che sta dilaniando il Medio Oriente. Nel sesto giorno di conflitto regionale, i Pasdaran iraniani hanno annunciato infatti stamani che un loro missile ha colpito una petroliera statunitense «nel nord del Golfo», facendola andare a fuoco. Le dichiarazioni dei Guardiani della rivoluzione sono state diffuse dalla televisione di Stato iraniana, ribadendo inoltre come le forze della Repubblica islamica abbiano il «pieno controllo» sullo Stretto di Hormuz, che collega il quadrante con l’Oceano Indiano.
Poco prima, l’Agenzia per le operazioni commerciali marittime del Regno Unito (Ukmto) aveva riferito di una petroliera presa di mira da un attacco al largo della costa del Kuwait, con la conseguente fuoriuscita di greggio in mare. Immediato l’allarme per l’equipaggio a bordo, che sarebbe poi stato tratto in salvo, e per l’impatto ambientale derivante.
Ieri invece è stato il capo del Pentagono, Pete Hegseth, a confermare l’affondamento di una nave da guerra iraniana - Iris Dena - al largo dello Sri Lanka, colpita da un siluro lanciato da un sottomarino degli Stati Uniti. Almeno 87 i corpi delle vittime recuperati, mentre i 32 marinai rimasti feriti sono stati ricoverati negli ospedali dello Sri Lanka. Fonti dell’esercito e della polizia di Colombo riferiscono che sono ancora in corso le ricerche degli oltre 60 dispersi.
Gli attacchi sull'Iran e i lanci di Teheran
L’Iran intanto rimane l’epicentro degli attacchi israelo-statunitensi, scattati sabato scorso. L’esercito israeliano ha dichiarato di aver colpito un complesso militare a Teheran che ospita i centri di comando delle Guardie Rivoluzionarie, della Forza d'élite Quds e dei paramilitari Basij, e di aver lanciato un’ondata di raid sui siti di stoccaggio di missili balistici e da crociera a Isfahan e Shiraz. Esplosioni, riportate dalla stampa iraniana, sono segnalate pure a Karaj.
Sul fronte opposto sono proseguiti durante la notte i lanci di missili dalla Repubblica islamica verso il centro di Israele, che hanno provocato diversi danni materiali.
Droni sul territorio azero
Attacchi con droni iraniani sono stati segnalati oggi pure sull’aeroporto internazionale di Nakhchivan e su una vicina scuola, nell’omonima exclave dell’Azerbaigian. Lo riferisce l’agenzia governativa azera Apa, aggiungendo che velivoli senza pilota sono caduti inoltre «in altri luoghi» del Paese. Almeno due i civili feriti.
Il ruolo dei curdi
Mentre a Washington i repubblicani al Senato respingevano una risoluzione che avrebbe obbligato Trump a richiedere l’autorizzazione del Congresso per qualsiasi futura azione militare contro l’Iran, la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha confermato i colloqui del presidente Usa con i rappresentanti curdi «riguardo alla nostra base nel nord dell’Iraq», smentendo però che Trump abbia accettato di armare i gruppi sul terreno.
In base a quanto rilanciato dall’emittente Fox News e dal sito di notizie Axios, migliaia di combattenti curdi avrebbero già lanciato un’operazione nel nord-ovest dell’Iran. Notizie, queste, smentite sia dal gruppo dell'opposizione curda iraniana dell'Organizzazione dei lavoratori del Kurdistan, sia dal Partito Democratico del Kurdistan iraniano.
Missili di Teheran nel frattempo hanno colpito in mattinata posizioni delle unità paramilitari curde nel Kurdistan iracheno.
Il fronte del Libano
Sul fronte del Libano, l’aviazione israeliana continua ad attaccare postazioni di Hezbollah nel sud. Secondo l’Idf, dall’inizio delle operazioni belliche sono stati colpiti oltre 320 obiettivi delle milizie filo-iraniane. In parallelo, prosegue quella che il portavoce dell’Idf, Effie Defrin, in una conferenza stampa ha definito «l’evacuazione degli abitanti del Libano meridionale per la loro difesa»: finora, ha detto, 320.000 libanesi hanno lasciato l’area.
A lanciare l’allarme per un’emergenza dilagante sul terreno libanese è in queste ore Save the children, che riporta come bambini e famiglie stiano dormendo nelle auto, per strada e in scuole danneggiate nel tentativo di mettersi in salvo dai bombardamenti, mentre sono già sette i piccoli segnalati tra le vittime della guerra in corso. Tra gli sfollati nel Paese dei cedri, riferisce l’organizzazione, ci sono inoltre circa 16.000 minori.
Save the children richiama poi l’attenzione sui 100 milioni di bambini che vivono nei Paesi direttamente coinvolti dall’escalation di violenza nell’intera regione mediorientale, i quali — evidenzia — stanno affrontando livelli crescenti di paura, stress e rischi legati a danni fisici e psicologici, oltre allo sfollamento.
Proprio nel quadro dei Paesi del Golfo bersagliati da ripetute ondate di droni e attacchi missilistici iraniani, nuove esplosioni sono state intanto udite nelle ultime ore nella capitale del Qatar, Doha, e in quella del Bahrein, Manama.
Il missile verso la Türkiye
Ankara invece torna sul missile balistico lanciato ieri verso la Türkiye e neutralizzato dalle forze Nato nel Mediterraneo orientale. Il Paese «rimane impegnato a mantenere la stabilità regionale, riservandosi il diritto di rispondere ad azioni ostili», ha dichiarato il ministero della Difesa turco, come riportato dalla tv di Stato Trt. Ma da Teheran è stato smentito di aver lanciato missili verso «un Paese vicino e amico».
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