Medio Oriente, la denuncia dell'Unicef: oltre mille bambini colpiti dalla guerra
Federico Piana - Città del Vaticano
Il tragico conflitto che sta infiammando il Medio Oriente ha un volto emblematico, sporco di sangue: quello dei bambini che perdono la vita e rimangono feriti sotto i bombardamenti. Il numero di quelli che vengono definiti con un arrogante cinismo “danni collaterali” è in orribile aumento: da quando Stati Uniti ed Israele hanno attaccato l’Iran, accendendo la miccia di una guerra regionale che sembra non avere controllo, i minori uccisi o feriti dai missili e dai droni sono stati 1.100.
Diritto violato
Il conteggio straziante diffuso oggi dall’Unicef, il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia, rivela che solo in Iran i bambini morti sono stati 200, 91 in Libano, 4 in Israele e 1 in Kuwait. Cifre destinate inesorabilmente ad aumentare. «Le infrastrutture civili, tra cui ospedali, scuole e sistemi idrici e igienico-sanitari, da cui dipende la sopravvivenza dei bambini, sono state attaccate, danneggiate o distrutte dalle parti in conflitto» spiega l’Unicef. Che non esita ad avvertire la comunità internazionale che «le gravi violazioni contro i bambini nei conflitti armati possono costituire violazioni del diritto internazionale, compreso il diritto internazionale umanitario e il diritto internazionale dei diritti umani. I bambini della regione — tutti e 200 milioni — contano sul fatto che il mondo agisca rapidamente per la pace».
Libano nel caos
Per rendersi conto che la situazione umanitaria è letteralmente fuori controllo basta guardare al Libano. L’invasione ed i bombardamenti israeliani stanno portando il Paese dei cedri al collasso, non solo diffondono morte. Almeno mezzo milione di persone, ha denunciato nei giorni scorsi l’organizzazione umanitaria Oxfam, sono state costrette ad abbandonare le proprie case e solo 117.000 di queste hanno potuto trovare riparo nei rifugi. «Ci sono conseguenze devastanti sulle fasce più vulnerabili di una popolazione che ancora non si era ripresa dall’ondata di violenze degli anni scorsi» ha detto Paolo Pezzati, portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia.
A Gaza si muore di stenti
Ma anche a Gaza si continua a morire di stenti. Oxfam fa sapere che «i prezzi dei beni di prima necessità sono arrivati alle stelle, aggravando una situazione umanitaria catastrofica, con la popolazione già privata di tutto: in alcune aree di Gaza City, al momento, si sopravvive con appena 2 litri d’acqua al giorno a testa mentre nei mercati locali il cibo e le forniture essenziali sono pressoché introvabili».
Grande preoccupazione
La preoccupazione più grande rimane quella di un’ulteriore escalation di violenza in tutto il Medio Oriente, come conferma proprio Pezzati: «I primi a farne le spese saranno 60 milioni di persone che già oggi dipendono dagli aiuti umanitari per sopravvivere. Questa nuova escalation sta già mettendo sotto pressione il sistema di risposta che potrebbe arenarsi a causa dell’aumento dei prezzi del carburante, delle difficoltà di reperimento di beni e degli innumerevoli impedimenti fisici e burocratici. Al più presto dovremmo mettere in campo tutto quanto necessario per evitare un vero collasso sanitario e socio-economico».
Appelli alla pace
Oxfam, così come Unicef ed altre Ong ed organizzazioni umanitari internazionali, lancia un accorato appello affinché si ponga fine alla guerra con azioni diplomatiche, si faccia luce sulle responsabilità delle violazioni del diritto internazionale e si tutelino i civili, sopratutto le donne ed i bambini.
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