L’Iran colpisce Tel Aviv in risposta all'uccisione di Larijani e Soleimani
Marco Guerra e Roberta Barbi - Città del Vaticano
Il nuovo duro colpo al regime iraniano effettuato da Israele ha portato all’eliminazione di due esponenti di spicco della Repubblica islamica. Le autorità iraniane nella tarda serata di ieri hanno confermato la morte di Ali Larijani, il capo del Consiglio supremo della sicurezza, insieme al figlio e al suo vice, e di Gholamreza Soleimani, comandante dell'unità Basij, le forze della sicurezza interna, responsabile delle durissime repressioni delle proteste di piazza dei mesi scorsi.
Nuova ondata di missili dall’Iran
La risposta iraniana non si è fatta attendere. Il pesante bombardamento di questa notte nel centro di Israele, in particolare su Tel Aviv, dove si registrano due morti, è stato effettuato in vendetta ha spiegato la televisione di Stato iraniana. E minacce di vendetta arrivano anche dal capo dell’esercito iraniano e dai pasdaran. I missili di Teheran hanno colpito anche l’ambasciata americana a Baghdad, un drone è caduto nei pressi della base utilizzata dalle forze australiane negli Emirati Arabi e poi ancora attacchi sono stati intercettati dalle difese aeree in Qatar, Arabia Saudita e Kuwait. Sul fronte interno iraniano si segnalano nuovi atti di repressine, con la magistratura che ha annunciato l'esecuzione della condanna a morte di un uomo accusato di spionaggio per conto del Mossad, l'agenzia di intelligence israeliana.
Trump–Nato, si allarga la spaccatura
Intanto il rifiuto della Nato di aiutare gli Stati Uniti a mettere in sicurezza lo stretto di Hormuz aumenta l’irritazione di Trump nei confronti degli alleati. Il presidente degli Usa si dice deluso eafferma che si ricorderà di questa decisione dell’Allenza Atlantica che definisce un “errore stupido”. Ad agitare l’amministrazione americana si aggiungono le dimissioni Joe Kent da direttore del Centro nazionale antiterrorismo. “Non posso in buona coscienza sostenere la guerra in Iran. L'Iran non rappresentava una minaccia imminente per il nostro Paese”, afferma Kent in una nota pubblicata sul suo account su X.
Il fronte del Libano
Un nuovo attacco che ha colpito un intero quartiere di Beirut si è verificato nelle prima ore di questa mattina, dopo una notte di pesanti bombardamenti israeliani sul Libano. Nella capitale si contano almeno 6 morti e 24 feriti, ma circa 11 vittime si registrano anche in diversi villaggi nel sud del Paese, dove secondo Israele si concentrano i centri di comando dei miliziani sciiti di Hezbollah. Non solo Beirut, ma è il 14% del territorio libanese a essere sotto attacco degli israeliani, che insistono con raid anche sulla valle del Bekaa e hanno diramato un nuovo avviso d’evacuazione per la città di Tiro, mentre un attacco nel centro del Paese ha distrutto un intero palazzo. Così la linea del fronte si sposta dal fiume Litani allo Zahrani, ad appena 40 km dal confine con Israele. Ma a preoccupare ora è soprattutto l’aspetto umanitario: secondo l’Unicef nel Paese ci sono circa un milione di sfollati tra cui 350mila bambini, senza contare le già 900 vittime dall’inizio dell’escalation: un bilancio che purtroppo è inesorabilmente destinato a salire
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