Kurdistan iracheno, la piccola rivoluzione che aiuta i profughi a sopravvivere
Federico Piana - Città del Vaticano
C’è una piccola rivoluzione in atto nei due campi profughi di Berseve 2 e Chamisku che si trovano a Zakho, città del Kurdistan iracheno poco distante dal confine con la Turchia. Piccola ma potente: perché gli abitanti di quelle terre desolate e dimenticate dal mondo potranno sperare in un alloggio più stabile e sicuro in grado di poter salvare la loro vita e quella dei loro familiari. E non è poco per quelle migliaia di yazidi — minoranza etnico religiosa curda, principalmente stanziata nel nord dell’Iraq, costretta alla fuga dopo la persecuzione degli estremisti islamici che ebbe il suo apice nel 2014 — che ancora vivono all’addiaccio in tende di fortuna costruite in plastica e che molto spesso si incendiano provocando morti e feriti.
Sabbia cruda e filo spinato
La salvezza è un’idea semplice quanto geniale: si chiama Superadobe, una tecnica di costruzione con sacchi di terra cruda e filo spinato ideata agli inizi degli anni ‘80 dall’architetto iraniano Nader Khalili e diffusasi in breve tempo in tutto il mondo. Anche perché, come racconta ai media vaticani Davide Frasca, rappresentante per l'Italia del California Institute of Earth Architecture, l’istituto di ricerca fondato proprio da Khalili per sperimentare e promuovere il Superadobe, gli elementi che compongono questa tecnica si possono trovare anche in zone estremamente povere e disagiate, ad esempio le aree di conflitto: la terra cruda, i sacchi di granaglie che gli eserciti si portano dietro ed il filo spinato delle trincee si trasformano in materia resistente per tirare su muri e tetti. «Come diceva l’ingegner Khalili sono materiali di guerra per scopi di pace».
Frutti sostanziosi
Davide Frasca è orgoglioso di spiegare come in quei due campi, dove alcuni anni fa si è recato in qualità di esperto del Superadobe per conto di due organizzazioni umanitarie internazionali, la His Foundation e la Habibi International, si stiano già vedendo i primi frutti. «Nel campo di Berseve 2 abbiamo costruito un centro comunitario mentre in quello di Chamisku alcune strutture transitorie per ospitare le famiglie».
Vantaggi sorprendenti
I vantaggi del Superadobe sono sorprendenti: «Innanzitutto costa poco ed è a portata di chi non può permettersi di acquistare acciaio e cemento armato. E poi è ignifugo, resistente ai terremoti, agli uragani e alle alluvioni». La facilità di assemblaggio del materiale permette a chiunque di diventare autonomo senza dover ricorrere a terze persone o ad imprese. È, assicura Frasca, un modo per diventare autosufficienti anche in contesti di estrema difficoltà: «La terra cruda, inumidita, viene inserita in dei sacchi e successivamente battuta con degli attrezzi manuali che noi chiamiamo tamper. A questo punto, con un sacco sopra l’altro si forma una parete che viene rinforzata con l’inserimento del filo spinato».
Sperimentata dalla Nasa
La tecnica è stata addirittura promossa dalla Nasa che, nel 1984, avrebbe voluto utilizzarla per la realizzazione di villaggi sulla Luna. «L’idea — ricorda Frasca — era quella di usare la sabbia lunare per tirare su degli edifici a cupola ma questo non accadde». Da allora, il Superadobe è diventato sinonimo di resilienza. Come nei due campi del Kurdistan iracheno «dove gli stessi profughi si sono convinti dell’efficacia e della potenzialità della nostra tecnica».
Corsi di formazione
Un grande successo che ha spinto Frasca ed il suo team ad organizzare dei corsi di formazione con i quali insegnare tutti i segreti di Superadobe e poter permettere a chiunque di poter sostituire autonomamente la propria tenda con una casetta più resistente. «Dal 2022 ad oggi abbiamo realizzato quasi una decina di strutture per famiglie. Due di queste sono state costruite in autonomia dai ragazzi che io ho personalmente formato. Non solo: chi ha partecipato ai corsi, quest’anno mi ha fatto sapere che ne costruirà delle altre».
Grande soddisfazione
Davide Frasca, quando per la prima volta ha esportato lì il Superadobe, pensava che i profughi volessero qualcosa che li proteggesse dal caldo e dal freddo, essendo il Kurdistan iracheno una zona del mondo soggetta a temperature estreme. «Invece, mi hanno fatto sapere che il loro stress più grande sono gli incendi che nelle tende di plastica non sono rari quando in inverno si utilizzano delle piccole stufe di cherosene per scaldarsi. E, visto che le tende sono attaccate l’una all’altra, se una sola di esse viene avvolta dalle fiamme può accadere una tragedia». Ora che quei profughi hanno conosciuto Superadobe e la sua resistenza agli incendi la loro vita è cambiata, per sempre «Un papà mi ha detto: adesso sono tranquillo, posso lasciare sole mia moglie e mia figlia senza avere il timore che possa accadere qualcosa di brutto». Il Superadobe è una e semplice idea che ha generato una vera rivoluzione.
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